Abbiamo visto Ghost in the shell e…

…sinceramente non ne vale la pena. Il film Ghost in the shell è senz’altro ben fatto con tutti gli effetti speciali che ti aspetti da un filmone americano: c’è la bella ragazza di turno, ci sono i cattivi, i poliziotti buoni e l’intrigo presto scoperto dalla protagonista.

Tutto bene quindi? Non proprio perché sicuramente i fan del maggiore Motoko Kusanagi e del cyberpunk hanno più di qualche buon motivo, almeno a parere di chi scrive, per storcere il naso. Quello che salta agli occhi dopo aver visto il film è che la trama è diversa da quella del manga e poi dell’ anime dal quale è tratta; ci sono intere sequenze copiate pari pari dall’originale ma i fatti e la storia non c’entrano per niente con il capolavoro di Masamune Shirow.

Ghost in the shellNon parliamo del nome della protagonista che per tutto il film viene chiamata Mira, inventando di sana pianta un esperimento volto a creare super soldati completamente cibernetici grazie al trapianto del ghost in corpi meccanici con cervelli donati, si fa per dire, da giovani scappati di casa. La trama si dipana semplicemente nello scoprire i responsabili e il perduto passato della protagonista.

L’anime per chi lo ha visto è del 1995 e ha una trama molto più complessa che parte dal terrorismo internazionale per giungere al progetto 2501 della sezione 6 volto allo sviluppo di una intelligenza artificiale che prende coscienza di se in rete e chiede asilo politico ritenendosi un essere senziente a tutti gli effetti. Il susseguirsi dei fatti portano lo spettatore a chiedersi come fa anche il maggiore Kusanagi: “..e se un cervello cibernetico potesse generare da solo il proprio spirito, creare la propria anima? Se questo accadesse quale sarebbe l’importanza di essere totalmente umani?”.

Ghost in the shellQuindi, in un futuro lontano, quando computer e la rete potrebbero essere ancora di più integrati con l’umanità cosa è che si potrà definire vita? Un interrogativo sicuramente affascinante che il maestro Musamune Shirow attraverso la sua opera poneva già a metà anni 90. Il film purtroppo, molto probabilmente per esigenze di botteghino, si dipana in una trama scontata fermandosi allo scontro buoni cattivi senza proporre allo spettatore interrogativi filosofici di sorta; ma forse oggi la maggior parte del cinema è così.

In conclusione, se volete andare a vederlo per godervi gli effetti speciali e la bellona di turno potete farlo senz’altro, ma se siete veri fan di Ghost in the shell e non volete vedere una Scarlett Johansonn scialba e senza il carattere forte e deciso di Motoko Kusanagi, non ne vale la pena, potete senz’altro aspettare che arrivi in televisione.

Alberto Krebel H.

Condividi:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.