“Anomala Vitis”: rock verde smeraldo

Il nome scientifico di “Anomala Vitis” viene dalla botanica, ma nel viterbese riguarda anche la musica: si tratta dello scarafaggio dai toni smeraldo che attacca le foglie della vite e che è diventato il nome di una band rock appassionata di Beatles, fondata dieci anni fa ai piedi di Civita di Bagnoregio: «Abbiamo scelto questo nome per rendere omaggio ai Fab Four, che nei giornali degli anni ’60 venivano appellati come “gli scarafaggi” – spiega Cristiano Dominici (voce e chitarra) – oltre al fatto che ci piaceva l’assonanza con “vita anomala“, come si potrebbe definire quella dei musicisti».
Tra questi, lo fu certamente quella dei “Beatles”, che ebbero diversi problemi con la giustizia durante i primi tempi, anche se forse non tutti sanno come arrivò il loro nome. La definizione di “scarafaggi” non era puramente ironica (come ad esempio, per gli “impressionisti”) e non c’entrava con il preservativo incendiato che li portò in carcere, ma venne scelta da John Lennon e dal bassista scozzese Stuart Sutcliffe – che faceva anche pittore e lasciò il posto a Paul McCartney per essere stato ammesso all’Accademia – quando nell’estate del 1960 decisero di ispirarsi ai “grilli” di Buddy Holly, i Crickets, gruppo americano “saltellante” di Rock and Roll.

Torniamo adesso dai nostri scarafaggi laziali autoctoni. Spostando le lancette di cinquant’anni, gli Anomala Vitis nascono nel 2007, su idea del cantante e del chitarrista solista Matteo Olimpieri, per trovare un diversivo alla monotonia della vita di paese e ricambiare la passione per i loro idoli. Nell’estate dello stesso anno si aggiungono altri due componenti, entrando nel gruppo, in pianta stabile, Moreno Centoscudi (batteria) e Raffaele Sandrini (basso). Inizialmente il quartetto si forma con i classici dell’hard rock, suonando pezzi anni 70/80 (Led Zeppelin, Kiss, Guns’n Roses, Beatles) e sperimenta con i primi pezzi inediti, seguendo sempre lo stesso filone musicale. Dopodiché, con il tempo, gli Anomala cominciano ad affinare le loro “doti compositive”, mischiando Rock, pop ed elettronica ed affrontando, nei testi, tematiche più intime e personali, come conferma Cristiano-detto-“Jimmy”: «Nell’estate del 2011 abbiamo pubblicato un Ep composto da 4 canzoni intitolato “Dipende dalle condizioni” registrato ai Forears Studios di Firenze, e il 7 gennaio 2017 è uscito il nostro primo Album ufficiale composto da 10 tracce e registrato alla Gf Audioarea di Bagnoregio (Vt) e intitolato semplicemente “Anomala Vitis”. Per ora stiamo preparando una serie di serate per promuovere il disco che cominceranno a primavera, a breve saranno disponibili sulla nostra pagina Facebook (https://it-it.facebook.com/AnomalaVitis)».
Ma occorre fare un’altra considerazione. Se di solito una demo ha tre brani, anche i pezzi registrati dai Beatles nel 1962 furono quattro, per l’etichetta “Parlophone”, che pur occupandosi di jazz e musica classica, volle dare loro una possibilità, dopo l’enorme svista della “Decca Records” che non ne intuì il potenziale (per questo, in seguito tentò di recuperare con gli sconosciuti Rolling Stones, per quanto non fosse convinta del talento neanche di quest’ultimi…).
Sul rapporto che hanno invece gli Anomala con il territorio in cui vivono e si esibiscono, rilevano che «il sottobosco musicale nella Tuscia è sempre stato prolifico e tra le varie band presenti sul territorio c’è molta collaborazione. Siamo spesso anche ospiti di “Radio Verde” ed altre emittenti che ci sostengono e fanno girare i nostri pezzi.
Nonostante questo, rispetto al passato, ci sono molte meno realtà e punti di aggregazione in cui le nuove band e quelle un po’ più “attempate” come la nostra, hanno la possibilità di far ascoltare la propria musica, e questo pensiamo che sia un vero peccato.
In ogni caso stiamo notando con grande soddisfazione che le nuove leve non mancano…il Rock nella Tuscia è vivo e vegeto!».

La vicenda della Decca insegna: meglio non sottovalutare gli scarafaggi.

https://www.youtube.com/watch?v=9HTdNqQ9eds
Lavinia Marnetto

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