Il colore del grano alla scoperta della sagra della mietitura

E’ tempo di sagre estive, ora che siamo ufficialmente nel pieno di questa estate caldissima e assolata non potevano mancare le rassegne settimanali di Buongiorno Tuscia dedicate alle feste paesane a sfondo medievale, enogastronomico e storico più suggestive del Lazio.

Quale evento migliore della tradizionale festa annuale della mietitura a che si tiene ogni anno a Latina e che in questo 2017 cade nella settimana in corso dall’11 al 17 Luglio.

Stand gastronomici, balli in piazza e mostra trattori e trebbiatura del grano con macchinario d’epoca, fanno da sfondo a una manifestazione che affonda le sue radici in una storia antichissima di cui parliamo in questa puntata odierna.

Ripercorrere la storia e le radici della lavorazione della terra e dei suoi prodotti non solo impreziosisce un patrimonio culturale, ma spiega un’evoluzione di natura tecnologica, documentata dall’invenzione di macchinari che hanno cambiato il modo di vivere il settore agricolo.

La mietitura del frumento è un’attività che si è svolta con tempi e modi di versi a seconda dei popoli e delle credenze che accompagnavano questo momento tradizionale dell’anno, quello in cui l’ultimo covone veniva raccolto. Proprio il grano assume significati potenti e nomi differenti nel folklore locale: “Vecchio” per Arabi, Serbi e Russi, “Madonna del grano” per gli inglesi e i tedeschi, “Madre della spiga” o “Vecchia” per gli Slavi, “Regina del grano” per i Bulgari.

Molti i rituali che accompagnano il momento della mietitura, tra cui quella piuttosto singolare di sacrificare in vario modo, più o meno cruento, il contadino che tagliava l’ultimo covone, che veniva picchiato, gettato in acqua o in un letamaio.

Buongiorno Tuscia passa poi dalla teoria alla pratica, col racconto della mietitura in sé, attività antichissima che consiste nella raccolta delle spighe in covoni che poi subivano il procedimento della trebbiatura, ovvero il procedimento con cui si separano i cereali dalla spiga di grano.

Nel tempo questa pratica ha visto molte evoluzioni tecnologiche con l’impiego di strumenti via via sempre più avanzati per facilitare il lavoro. Ma al di là del valore storico del racconto, bisogna ricordare anche che era ed è un giorno di festa, infatti si friggevano pane e uova, si preparava una tavola imbandita con salami e prosciutti, accompagnati da buon vino, si mangiava all’aperto, seduti a terra o lungo le strade con la famiglia.

 

Essendo in tema di grano non si poteva non parlare di pane, e allora al via un viaggio nelle regioni italiane con i pani e le pagnotte tipiche per ogni specialità locale, dal Carasau sardo al pane di Lariano laziale, girando intorno la penisola.

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