Uno, nessuno e centomila….omaggi a Luigi Pirandello

Luigi Pirandello, è cosa ben nota a tanti, è considerato uno dei più grandi drammaturghi italiani del ‘900.

La scuola ce lo fa studiare, anche se male e in maniera noiosa; nei cartelloni teatrali del paese spesso c’è, ancora oggi una sua opera.

Miliardi di omaggi sono stati resi alle sue composizioni e altrettanti ne hanno generate, sia al cinema che a teatro.

Si pensi al suo romanzo più celebre Il fu Mattia Pascal.

Sul palco, uno dei più famosi è stato nel 2004 con Massimo Dapporto nella parte del protagonista, con la regia di Tullio Kesich. Nel 2008 invece Stefano Mecca dirige Io sono pazzia, dove il regista unisce la trama del romanzo alla vita di Luigi pirandello.

Nella stagione del 2014-15 Tato Russo riporta un’altra messa in scena, dove una voce narrante ci conduce nella vita di Mattia Pascal: spettacolo in scena anche nel 2016.

La trama però è stata resa celebre soprattutto dalla settima arte. Tre film sono stati girati. Il primo è un film muto del 1926 con la regia del francese Marcel L’Herbrier, con Michel Simon. Un’altra è del 1936 diretto da Pierre Chenal intitolato proprio come il romanzo. Il regista francese diresse due versioni, una nella sua lingua e una in italiano. In entrmabe i protagonisti Mattia e Adriana erano interpretati rispettivamente da Pierre Branchal e Isa Miranda. Nella versione italiana ad accompagnarli c’erano Irma Gramatica, Enrico Musy, Pina Gallini e una giovanissima Olga Solbelli. Ultima pellicola da citare è di Monicelli del 1985 intitolato Le due vite di Mattia Pascal. Presentato al 38° Festival di Cannes, vedeva Marcello Mastroianni nel ruolo di protagonita, affiancato da Santa Berger, Laura Morante, Flavio Bucci, Carlo Bagno, Bernard Blier e Alessandro Haber.

Anche le sue novelle sono state spesso fonte di ispirazione, prima di spettacoli teatrali e poi per sceneggiature cinematografiche.

Dal 1864, infatti, Pirandello pubblica varie raccolte di novelle, che con il tempo subiscono varie modifiche. In queste sono descritte due diverse realtà. Da una parte il mondo primitivo dei contadini siciliani, affamati e rassegnati, oppressi da un patronato crudele. Dall’altra il mondo della piccola borghesia romana, piena di pregiudizi, privo di razionalità, con i rapporti sociali crudeli.

Un esempio di questa “trasformazione” ce la danno Rosario Chiàrchiaro e la sua “patente”. Questa novella fu pubblicata nel 1911 sul Corriere della sera. Nel 1917 Pirandello la trasforma in un atto unico teatrale, in dialetto siciliano, intitolato appunto ‘A patenti per l’attore Angelo Fusco e vide la prima nel 1918 a Torino. Questa novella però è stata anche riprodtta in un film a episodi nel 1954 dal titolo Questa è la vita. La scena de La patente, diretta da Luigi Zampa, vide nei panni di Chiàrchiaro un Totò in una delle sue migliori vesti comiche-drammatiche.

Sempre in questo film vediamo un’altra novella che ha subito la stessa sorte de La patente, cioè La giara.

La novella diventa atto unico nel ’16 e l’anno dopo vede la prima a Roma. Nel film del 54 vide Turi Pandolfini nel ruolo dell’artigiano e Natale Cirino in quello di Don Lolò. Altra rappresentazione è nel film Kaos dei fratelli Taviani, sempre contentente rifacimenti cinematografici delle novelle pirandelliane, che vide Franco Franchi nel ruolo di Zi Dima e Ciccio Ingrassia in quello dell’avaro padrone. Le altre novelle pirandelliane omaggiate nei film già citati sono stati Marsina stretta, diretto e interpretato da Aldo fabrizi, con Walter Chiari e Lucia Bosè; e Il ventaglino nel primo film; mentre nel secondo ci sono stati Mal di luna, L’altro figlio, Requiem e Il corvo di Mizzaro, che introduce ogni episodio.

La giara fratelli Taviani

Pirandello, come autore, è stato però soprattutto teatrale.

La Compagnia dei giovani, diretta da Giorgio De Lullo, è stata forse una di quelle che ha più omaggiato i testi pirandelliani nel dopoguerra.  Il gioco delle parti, Enrico IV, L’amica delle mogli ne sono solo un esempio. A volte si affiancavano con attori d’eccezione, Un esempio ce lo dà Sei personaggi in cerca d’autore del ’65, con Ferruccio De Ceresa, Nora Ricci e Carlo Giufrè; o Cosi è (se vi pare) del 1974, dove la compagnia si affiancava a Paolo Stoppa e Rina Morelli.

Sempre Stoppa, invece, fu protagonista nel 1984 de Il berretto a sonagli, diretto da Luigi Squarzina. Questo testo ne ha avuti di interpreti. Un rifacimento è del 1970 diretto da Edmo Fenoglio, con Salvo Randone, Stefano Satta Flores e Elsa Merlini. Un altro è tradotto in napoletano del 1936 di Eduardo De Filippo, che scrisse, a 4 mani con l’autore, anche il testo L’abito nuovo.

Altro testo pluri-rappresentanto è Il piacere dell’onestà.

Nel 1971 Alberto Lionello ed Erika Blanc sono i protagonisti di un rifacimento diretto da Lamberto Puggelli. Questo ha poi ridiretto un altro spettacolo, nel 2005, con Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi. Nel 2016 Fabio Grossi ha diretto Leo Gullotta; mentre nel 2017 il Teatro Quirino di Roma vedrà Geppy Glejesis e Vanessa Gravina nell’opera, diretti da Liliana Cavani.

Altro esmepio è Liolà.

Peppino De Filippo ne fece una riproduzione modifcata nel 1935, con lui protagonista, il fratello nella parte del burbero Simone (nell’occasione chiamato Emilio) e Titina nel ruolo di Tuzza. Come per Il berretto a sonagli di Eduardo, l’ambiente e la lingua cambiano: si passa da un ambiente e una lingua sicula, a quello napoletano.

Nel 1996 Maurizio Scaparro dirige un grande Massimo Ranieri nel ruolo del proatgonista, affiancato da Antonio Casagrande, nel ruolo di zio Simone, e una superba Regina Bianchi, in quello di zia Croce. Nel 1963, invece, Alessandro Blasetti rende cinematografica la commedia, con Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli.

Luigi Pirandello è uno dei pochi autori (e lo dico da frequentante del teatro su palco) che non è bello solo da recitare, ma anche da leggere.

Si sente la sua forza in ogni parola che scriveva. Voleva lasciare il segno e c’è riuscito:  parlando umilmente è diventato uno dei più grandi. E’ impossibile, parlando di cultura, non affrontare una volta il tema Pirandello. Motivo in  più è stato un importante evento: il 28 giugno scorso, infatti, è ricorso il 150 anniversario della sua nascita. Parafrasando Giano Bifronte, nella commedia I sette re di Roma di Luigi Magni: “eravamo riusciti a evitare Pirandello per tutta la stagione: è bastato un appilglio e ci siamo finiti dentro con tutte le scarpe“.

Francesco Fario

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