Carnevale, dalle origini ad oggi

La parola carnevale deriva probabilmente da carnem levare che nel Medioevo rappresentava la prescrizione della Chiesa di astenersi dal consumare carne a partire dall’inizio della Quaresima cioè dalla fine del carnevale fino al giovedì santo di Pasqua.

Il mese di febbraio anticamente era il mese deputato ai riti di purificazione in onore del dio Februus e della dea romana Febris, alla commemorazione dei morti nel momento dell’anno in cui si passava dall’inverno alla primavera e dei riti di fecondazione simili ai riti dei Lupercali in onore del dio Fauno e di Marte dio della guerra. Nell’antica Roma quindi si festeggiava la fertilità e i festeggiamenti forse più simili al nostro carnevale erano rappresentati dai Saturnali, festeggiamenti in onore di Saturno dio dell’età dell’oro nella quale vi era abbondanza e uguaglianza fra gli uomini che erano così rievocate e ricordate con banchetti, conviti e con la concessione di larga licenza agli schiavi.

Nel Medioevo questa festa continua a perpetuarsi e a garantire allegria e spensieratezza anche grazie ad una momentanea sospensione delle regole e della morale all’insegna del fatto che è lecito vivere follemente una volta l’anno.

Anche durante il Rinascimento il carnevale conosce un periodo di grande rigoglio con persone di diversi ceti sociali che partecipano a sfarzose feste, banchetti e spettacoli tra i quali i trionfi cioè le mascherate sui carri accompagnate da canti e musiche carnascialesche particolarmente in voga nella Firenze di Lorenzo de’ Medici.

Oggi, questo periodo di festeggiamenti e mascherate che culmina solitamente con il funerale di un fantoccio che rappresenta il re del carnevale si celebra in tutta la nostra penisola con modalità ed eventi diversi a seconda delle città e delle tradizioni locali.
Ho avuto modo di vedere il carnevale di Venezia e sono rimasto impressionato, oltre che dalla quantità pazzesca di gente che la città ospita in quei giorni, anche dai meravigliosi costumi e maschere che si facevano ammirare soprattutto in piazza San Marco. Nella mia città natale invece, quando ero bambino era un periodo magico perché tutto era concesso. Ricordo un episodio tutto da ridere: in pieno centro pezzi d’uomini vestiti in succinti abiti femminili che con movenze inequivocabili fermavano gli autobus del servizio pubblico arrampicandosi sui mezzi cercando di circuire i guidatori che, chi più pazientemente chi meno, cercavano di stare al gioco sperando, lo immagino, che il turno finisse presto. Ma come si dice: semel in anno licet insanire. Siate pazzi… a carnevale si può.

Alberto Krebel H.

 

foto: Alberto Krebel H. e Piera Angius

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