Chocolat a teatro: Il nostro difetto è quello di essere liberi

Il nome del titolo che attribuiamo a questo articolo, è una delle frasi commoventi – ma non l’unica – dello spettacolo “Chocolat”, tenutosi ieri al Teatro dell’Unione di Viterbo. Una storia tratta dall’omonimo romanzo di Joanne Harris e del film diretto da Lasse Hallström – interpretato da Juliette Binoche e Johnny Depp; un commovente, ma allo stesso tempo divertente, racconto di una storia di paese, dei suoi pregiudizi e di una sconosciuta, che con pazienza e sentimento, arriva per sconvolgere le vite degli abitanti.

Presentato dalla Compagnia Teatrale Costellazione, diretto e interpretato da Roberta Costantini, con l’aiuto regia di Marco Marino e interpretato da: Amelia Cimmino, Angelo de Clemente, Barbara Pagliari, Claudia Casale, Concetta Zaira Cagliano, Fabrizio Pace, Francesca Ferrara, Lorena Mordà e Pasquale Vezza.
Pochissime le differenze con il film, l’unica cosa omessa è la storia d’amore tra la protagonista e il bel Roux (Johnny Depp) – particolare irrilevante, dal momento che gli attori hanno saputo coinvolgere pienamente il pubblico e saputo raccontare la storia senza lasciare lo spettatore con il dubbio dell’interpretazione. Un inizio travolgente con l’offerta di cioccolatini ai presenti, per poi proseguire sul palcoscenico con aforismi e curiosità sul cioccolato, per sfumare gradualmente nell’inizio della storia.

Vianne Rochet, la protagonista del racconto, arriva in un piccolo villaggio della Francia portata da un misterioso vento nel periodo di Carnevale; trasforma una panetteria in una cioccolateria, evento poco gradito al conte, che accusa la donna di farlo in un periodo religioso che vieta tali piaceri: la Quaresima. Detestata dall’uomo, ma nello stesso tempo amata dagli abitanti più particolari del villaggio – o per meglio dire, coloro che vengono considerati “matti” dalla società: la vecchia madre del conte, l’orfana che si affeziona soltanto agli animali, una moglie percossa dal marito ubriaco e una che non viene più guardata dal compagno; poi ci sono le “pettegole” del paese, che parlano dei problemi degli altri ma non dei loro e infine il parroco, gentile con l’animo rock, che rispetta il conte ma che fondamentalmente, non appoggia.

Dialoghi ironici, ma nello stesso tempo parole che riescono a strappare lacrime; come la commovente scena della zingara scampata all’incendio appiccato dal marito ubriaco o della mamma del conte, considerata pazza da un figlio troppo rigido. Interpreti eccezionali che hanno emozionato e che per poco tempo, fatto sentire il pubblico parte di quel villaggio che ha molto da imparare e poco da giudicare.

 

Isabella Bellitto

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