Collezioni d’autore: le carte da gioco di Paola Masino


Messa com’è lì al piano terra di Palazzo Braschi, un po’ defilata e ad accesso gratuito, dietro esibizione del biglietto di ingresso per la mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi, la piccola esposizione di carte da gioco di Paola Masino parrebbe nient’altro che un’appendice, accessoria e trascurabile. Mentre al piano superiore grande è il via vai di fronte alle gigantesche tele seicentesche, in queste due sale c’è un’atmosfera ben più raccolta e sulle pareti si snocciola un lungo rosario, 352 pezzi in totale, di carte da gioco. È la mostra “I pittori del ‘900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino” in mostra al Museo di Roma fino al 30 aprile, a cura di Marinella Mascia Galateria e Patrizia Masini e realizzata grazie alla donazione del fondo Paola Masino da parte di Alvise Memmo.
Paola Masino, intellettuale e scrittrice controcorrente, compagna inseparabile di Massimo Bontempelli amava giocare a carte e potremmo immaginarla, osservando i mazzi autografati in mostra, mentre gioca a scopone con Fausto Pirandello, pittore figlio di Luigi Pirandello, in un normale interno domestico, con quella confidenza e amicizia che traspare dalle lettere. Pirandello è uno dei tanti pittori chiamati dalla Masino ad elaborare un progetto artistico quantomeno affascinante: una raccolta di carte d’autore, tarocchi, napoletane e francesi, dipinte una ad una dai tanti amici pittori, ciascuna secondo lo stile e la fantasia del singolo autore. Da Balla a Pablo Echaurren, passando per Burri, Cocteau, Guttuso, quel che viene fuori è una straordinaria panoramica sull’arte novecentesca tra 1947 e anni Ottanta tutta raccolta in un’unica stanza, un’impresa da vera collezionista, capace di coinvolgere tutti, vicini e lontani, nel singolare gioco di creare un mazzo personale e sicuramente unico nel suo genere. Un gioco che ne genera a catena altri, se possiamo vedere tra i vari documenti, le creazioni fantasmagoriche di Paolo Cecchi: un mazzo classico, completamente decorato a penna con il Jolly trasformato nel proprio caricaturale alter ego e la dedica “a Paola da Dario” e un divertissement dedicato ai semi francesi e alle possibili (quanto sconclusionate) rime. E da vera collezionista è anche l’elenco, preciso al dettaglio, di carte commissionate e pittori incaricati di realizzarle, quasi un catalogo di mostra o quello di un bambino che segna ciò che ha e ciò che manca all’appello.
Un tesoro artistico in miniatura che si arricchisce delle preziose carte dell’archivio del Novecento dell’Università di Roma Sapienza: lettere manoscritte e dattiloscritte che testimoniano la sollecitudine degli amici nell’accontentare le richieste di Paola, i ritardi, i significati più o meno velati di questi simboli metafisici e voli dell’immaginazione; foto d’epoca che ritraggono l’autrice assieme al compagno e agli intellettuali che condividevano il suo orizzonte culturale; quaderni di appunti in cui si ravvisa la genesi e il travaglio correttorio di opere quali “Album di vestiti”, testo rimasto inedito fino al 2015 che racconta attraverso il succedersi degli abiti indossati la vita dell’autrice stessa; libri in edizione originale, tutta una serie di documenti che permettono di allargare lo sguardo oltre la curiosità episodica per approfondire la figura e l’opera di Paola Masino.
A corollario e completamento giunge una vera e propria “galleria di ritratti”, dipinti e fotografie degli anni ’30, tranne quello realizzato da Alexander Calder, che immortalano il volto della donna che fu in grado di dare vita ad una così grande varietà di manifestazioni artistiche con le proprie idee e il proprio operato.

Sara Fabrizi

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