I delitti previsti nella tutela degli animali

 

Argomento di attualità e che purtroppo viene alla ribalta soprattutto nel periodo estivo per il fenomeno dell’abbandono, la tutela degli animali è prevista nel nostro codice penale e vedremo, col prezioso aiuto dell’Avv. Piera Angius del foro di Viterbo cosa prevede il legislatore in tal senso.

In primo luogo, occorre accennare ad una importante normativa europea inerente la tutela degli animali da compagnia: la Convenzione di Strasburgo del 1987 ratificata dal nostro ordinamento con L. 201/2010. Questo documento è estremamente importante perché pone come obiettivo per l’uomo il rispetto di tutte le creature viventi il che permetterebbe così il miglioramento della vita sociale stessa.

È opportuno precisare che per “animali da compagnia” non si intendono solamente cani e gatti ma, secondo la convenzione, è tale: “ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia” (art. 1) andando quindi ad ampliare il concetto di animale domestico. Vengono inoltre enunciati nella convezione altri importanti principi che vanno a normare la vita in armonia con il proprio animale domestico; all’art. 3 si afferma che: “nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia” e che “nessuno deve abbandonare un animale da compagnia”. Sono tutti principi che sembrano forse ovvii e scontati, soprattutto per chi ama gli animali, ma che purtroppo, fatti di cronaca alla mano, sono molto spesso disattesi o peggio violati. Ancora più avanti si parla di mantenimento dell’animale e quindi dell’obbligo di procurargli tutto ciò che gli è necessario per vivere: cibo, acqua, consentirgli l’opportuno esercizio oltre a predisporre tutte le opportune protezioni per evitarne la fuga.

La convenzione europea, come abbiamo detto poc’anzi, è stata ratificata dal nostra paese che ha introdotto anche delle modifiche al codice penale andando ad inasprire le pene di cui agli art. 544 bis e ter che vedremo fra poco ed introducendo inoltre delle sanzioni di carattere amministrativo.

Gli articoli di cui sopra sono stati introdotti con la L. 189/2004 e prima di questa data non esisteva una tutela diretta degli animali: esisteva infatti l’art. 638 del codice penale che prevedeva e prevede l’uccisione e il danneggiamento di animali altrui ma intesa come protezione nei confronti di un delitto contro il patrimonio: il bene protetto è cioè l’animale inteso come proprietà privata di colui che lo possiede e quindi come si può comprendere la differenza è sostanziale. L’art 544 bis dispone che: “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”; si tratta quindi di un delitto che prevede la pena della reclusione. Teniamo presente che per “cagiona la morte” non si intende solamente colui che, per fare un esempio, spara e uccide un animale, ma anche chi la provoca con una propria condotta omissiva.

tutela degli animaliIn tal senso riportiamo, a titolo di esempio, la sentenza della Cassazione n.29543/2011 con la quale una persona è stata condannata per aver accidentalmente investito un gatto, all’interno della sua proprietà, ma senza motivo aveva impedito ai proprietari di accedervi per curare l’animale che era deceduto.

L’altro articolo, il 544 ter è più ricco di sfaccettature e di aspetti da valutare e riguarda il maltrattamento di animali: esso recita: “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.

Le fattispecie sono varie, infatti la norma parla di lesioni all’animale o di fatiche insopportabili alle quali l’animale può essere sottoposto, poi nel concreto le modalità con cui tutto ciò può verificarsi sono le più disparate: ad esempio nel 2007 la Cassazione con sentenza n. 15061 ha individuato nell’abuso del collare elettrico, il cosiddetto collare antiabbaio, il reato di maltrattamento di animali proprio perché non c’è una adeguata giustificazione a questo comportamento cosicché la sofferenza venga inflitta in modo gratuito. La norma quindi va a tutelare il sentimento per gli animali mentre l’art 638 del codice penale, relativo all’uccisione o al danneggiamento degli animali altrui, va a tutelare la sola proprietà e cioè l’animale come patrimonio del proprietario, ecco che allora il punto di vista delle nuove norme viene giustamente stravolto proprio per fornire maggior tutela agli animali stessi come esseri viventi e non solo come proprietà.

tutela degli animaliEsistono altre norme introdotte sempre dalla L. 189/2004 e cioè l’art. 544 quater e 544 quinquies. La prima è relativa agli spettacoli e alle manifestazioni che comportino sevizie per gli animali: la norma infatti dispone che: “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per se od altri ovvero se ne deriva la morte dell’animale.

Qui possiamo notare come la tutela degli animali venga ampliata, nel senso che al di la di quelle che possono essere le ipotesi di maltrattamento ed uccisione di un animale, viene qui compresa l’eventualità che vi sia una vera e propria organizzazione criminale che sfrutta gli animali, cosa, oggi come oggi, tutt’altro che occasionale. Questo ci riporta ad un argomento fortemente sentito nell’opinione pubblica e cioè l’utilizzo degli animali nei circhi, cosa che, diciamolo subito, è consentita dalla legge, sempre però che si svolga all’interno delle norme di cui sopra.

L’art. 544 quinquies riguarda il divieto di combattimento o competizioni non autorizzate fra animali infatti citando direttamente la norma essa attiene a: “chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro”. Sottolineiamo che anche qui la tutela è estesa a tutta una serie di animali e non solo a cani e gatti quali ad esempio i cavalli, oppure galli che vengono talvolta usati per combattimenti clandestini e così via.

Finora abbiamo visto quelli che sono, nell’ambito della tutela degli animali, i delitti previsti dal nostro codice penale per i quali, come diritto vuole, sono previste pene che possono includere la reclusione o una multa. In un prossimo articolo vedremo i cosiddetti reati contravvenzionali che cioè prevedono quale conseguenza l’arresto oppure una semplice ammenda. Stay tuned!

Alberto Krebel H.

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