La diffamazione aggravata a mezzo stampa

 

In precedenti articolo e puntata, con l’aiuto dell’Avv.Piera Angius abbiamo parlato di diffamazione; oggi tratteremo l’argomento molto attuale della diffamazione aggravata a mezzo stampa.
La diffamazione come abbiamo visto è il reato che si palesa quando chiunque comunicando con più persone offende l’altrui reputazione (art. 595 c.p.) in assenza di quest’ultimo. Al comma 3 del medesimo articolo è contemplata la diffamazione aggravata a mezzo stampa che prevede un aumento di pena proprio perché potenzialmente le persone raggiunte col mezzo della stampa sono maggiori.

Questo reato è previsto come limite alla manifestazione del pensiero tutelato dalla nostra costituzione all’art.21 ma che va parimenti a tutelare altri diritti della persona umana quali il diritto alla reputazione e all’onore fornendo quindi una sorta di bilanciamento fra diritti contrapposti.

Tra i diritti che vengono tutelati nell’ambito della manifestazione del pensiero vi è senz’altro il diritto di cronaca che però ha dei precisi ambiti di manovra, dei paletti che quando vengono superati possono dar luogo al reato di cui ci occupiamo oggi.

Il diritto di cronaca, come il diritto di critica e di satira, in linguaggio giuridico è una scriminante; è cioè quell’ambito nel quale, a certe condizioni, un reato non viene più considerato tale. In altre parole: se qualcuno ti ferisce con un coltello commette un reato, ma se quel qualcuno è un chirurgo che ti apre la pancia per salvarti la vita non commette nessun reato pur avendo messo in atto il medesimo gesto.

Affinché l’esercizio del diritto di cronaca non sfoci nella diffamazione, i paletti di cui sopra, elaborati dalla giurisprudenza tra cui numerose sentenze di Cassazione sono: verità, pertinenza e continenza.

La pertinenza è l’interesse dell’opinione pubblica ai fatti narrati: all’opinione pubblica non deve interessare la vita privata del “cittadino della strada”, ma può essere senz’altro interessata a quella di un personaggio pubblico. La continenza è la correttezza dell’esposizione della notizia in modo da evitare aggressioni gratuite all’altrui reputazione. Il terzo parametro è quello della verità; quanto riportato dall’articolo di giornale cioè deve corrispondere alla realtà dei fatti. Dal 1983, con una sentenza storica, la Cassazione a sezioni unite ha stabilito però che per verità si intende la verità putativa; viene data cioè rilevanza alla buona fede del giornalista il quale crede che quella notizia sia vera, anche se non lo è, ma che dimostra di aver posto alla base dello scritto un serio e diligente lavoro di ricerca.

Questo in buona sintesi quello che si intende per diffamazione aggravata a mezzo stampa previsto dal nostro codice penale all’art.595 comma 3. È chiaro che non possiamo esaustivamente risolvere l’argomento ma speriamo di aver dato qualche elemento utile per meglio comprendere come la legge tratta questa delicata materia rimandando ad un prossimo articolo l’illustrazione, forse anche più attuale, della diffamazione a mezzo internet.

Alberto Krebel H.

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