Donna Summer La Regina Triste Della Disco Music

La giovane ragazza cattolica che per entrare nella storia della dance music diventa la “First Lady Of Love”

Era il 1974, negli Stati uniti come nel resto del mondo stava esplodendo la disco music. Gli eccessi e le stravaganze del popolo della notte ispirano un articolo pubblicato sul New York Magazine in cui il giornalista Nick Cohn parla dei “riti tribali del nuovo sabato notte”.
Sarà quell’articolo a suggerire qualche anno più tardi nel 1977 a Norman Wexler l’idea per la sceneggiatura della Febbre Del Sabato Sera che, con John Travolta nei panni di Tony Manero, traduce in immagini il fenomeno musicale della dance. Perché si produca la canzone che più di tutti ha fatto la storia della disco music bisogna aspettare il 1975, entrare in uno studio di registrazione di Monaco dove, secondo quanto narra la leggenda, una giovane e bellissima Donna Summer, al buio, stesa sul pavimento, geme cantando Love To Love You Baby, 16 minuti e 48 di orgasmi della Summer per riscrivere la storia della musica dance.
La Donna Adrien Gaines, vero nome di Donna Summer, nasce in una famiglia di modestissime origini a Boston il 31 dicembre 1948. Donna ha un’incredibile passione per il canto e frequenta il coro della parrocchia del suo quartiere di Mission Hill. All’età di 10 anni, durante un assolo alla messa della domenica, La Donna tira fuori una voce potente, matura, quasi non si riesce a credere che sia la voce di una bambina. Da quel momento tutti gli sforzi della ragazzina saranno rivolti a diventare una cantante. Nel 1967 Donna fa il provino per il musical Hair, non ottiene la parte sperata ma le viene proposto di seguire una produzione alternativa dello show in Germania.
Donna si trasferisce a Monaco. Un giorno, per caso arriva l’incontro tanto atteso: Donna conosce Giorgio Moroder e Pete Bellotte e con loro incide il suo primo disco Lady Of The Night. Ma il successo vero è dietro l’angolo, la Summer propone a Moroder un motivetto semplice che le gira in testa, poche parole: “love, love to love you baby”.
Certo Donna Summer non avrebbe mai potuto immaginare in cosa il collega avrebbe trasformato il suo semplice motivetto e all’inizio da brava ragazza cattolica ha cercato di rifiutarsi ma non c’ è stato nulla da fare, Giorgio Moroder voleva che lei mettesse nella canzone i suoi gemiti d’amore.
Il pezzo all’inizio si chiamava Love To Love You e durava tre minuti. Moroder lo propone al direttore della Casablanca Records, tale Neil Bogart , personaggio con gusti fuori dal comune e piuttosto stravaganti. Bogart se ne innamora a tal punto che vuole che il pezzo duri di più, fosse per lui non dovrebbe finire mai. Giorgio Moroder allora allunga il brano crea un sound accattivante che invita a lasciarsi andare e convince Donna che quella è la mossa giusta per la sua carriera.
La canzone finisce alla posizione numero 2 della classifica di Billboard e la BBC conta che in 16 minuti la Summer ha simulato 23 orgasmi.
Più tardi in un’intervista Donna Summer confesserà di non aver fatto fantasie sessuali mentre registrava. Nonostante le resistenze di Donna, la casa discografica preme perché si proceda sulla strada intrapresa e la cantante continui ad essere sexy e provocante. Esce il nuovo lavoro A Love Trilogy. L’album contribuisce a cementare la sexy icona Donna Summer alla quale viene conferito il titolo di “First Lady Of Love”.
Donna è sopraffatta dal successo, intrappolata in un’immagine in cui non si rispecchia, in totale stato confusionale ma nonostante questo continua a continua a produrre successi: nel 1976 esce Four Seasons Of Love e nel 1977 I Remember Yesterday.
Donna Summer insieme a Giorgio Moroder scrivono il futuro della dance firmando I Feel Love. Il singolo oltre a essere uno dei più grandi successi della Summer è anche una delle sperimentazioni più significative della dance, avrà un enorme influsso sulla futura musica elettronica e sulla techno.
Nel 1977 esce anche Once Upon A Time un concept album che narra la storia di una moderna Cenerentola. la Summer ha occasione di prendere parte ad un film Thanks God It’s Friday della cui colonna sonora firma tre brani, l’incantevole McArthur Park, Heaven Knows e l’incredibile disco hit Last Dance.
Nel 1979 Donna Summer sempre più in conflitto con Bogart e ormai pronta a lasciare la casa discografica pubblica Bad Girls. L’album è l’ultima grande impronta lasciata dalla Summer nella musica. Hot Stuff, singolo le cui vendite superano i 5 milioni di copie, fa vincere a Donna il suo secondo Grammy come miglior performance rock. Sempre nel ’79 Donna Summer pubblica il suo primo Greatest Hits ,On the Radio, che diventa il terzo album consecutivo al numero 1 nella classifica di Billboard. Oltre a On The Radio il pezzo forte è il duetto con Barbra Streisand No More Tears (Enough Is Enough). Entrambe hanno un successo planetario.
Nel ’80 Donna summer lascia la Casablanca Records e firma con la Geffen Records con cui incide The Wanderer e I’m A Rainbow. Ben presto si separa anche da Moroder e Bellotte e inizia a collaborare con Quincy Jones. Con il nuovo produttore pubblica l’album Donna Summer in cui spopola il singolo Love Is In Control (Finger On the Trigger).
Nel 1989 Donna Summer riesce a pubblicare un singolo in testa alle classifiche, This Time I Know It’s For Real. Il suo ultimo singolo The Queen Is Back è del 2008 contenuto nell’album Crayons poi la cantante si spegne nel 2012 all’età di 63 anni a causa di un tumore. Se è impossibile ridurre la carriera della Summer all’etichetta di “Queen Of Disco” è altrettanto impossibile dimenticare la sua voce, il suo viso, le sue hit che fanno sempre venire voglia di ballare.
“Non mi interessa davvero essere ricordata- dice la Summer in una vecchia intervista- spero che si ricordi la mia filosofia non la persona” e poi aggiunge “Credo che ci sia un ordine da rispettare. Prima di tutto, prima di aiutare gli altri, devi veramente aiutare te stesso. Poi dovresti aiutare la tua famiglia o chi ti è vicino. E poi dovresti fare veramente qualcosa per il mondo. Una volta assecondato il tuo ego, viene il momento di restituire qualcosa. E’ questa la filosofia che si trova alla base di quello che sto facendo”.

Anna Patti

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