Gli effetti personali e patrimoniali del divorzio

 

Accenneremo qui agli effetti personali e patrimoniali del divorzio dopo aver spiegato in precedenza l’istituto stesso, la normativa che lo regola e la sua applicazione. Oggi sempre con l’aiuto dell’Avv.Piera Angius cercheremo di spiegare che cosa accade dal punto di vista personale e patrimoniale quando due persone divorziano e quali sono le norme di riferimento.

Una volta che sia stata emessa la sentenza di divorzio, dal punto di vista personale le conseguenze principali sono: innanzitutto il venir meno dello status di coniuge, il cessare degli obblighi coniugali reciproci ed entrambi gli ex coniugi recuperano lo stato libero e possono contrarre nuovamente matrimonio. Ricordiamo che se si tratta di un matrimonio concordatario, il divorzio ha effetto solamente per quanto attiene gli aspetti civili e non per quelli religiosi. La moglie non conserva il cognome del marito a meno che il tribunale l’ autorizzi dopo aver accertato l’eventuale sussistenza di un interesse meritevole di tutela suo o dei figli.

Per quanto attiene gli effetti patrimoniali, qualora uno dei coniugi non possa provvedere al proprio mantenimento l’altro coniuge può dover corrispondere un assegno divorzile di cui parleremo fra poco.

Fra gli altri aspetti c’è la pensione di reversibilità per cui la legge prevede che vi abbia diritto il coniuge divorziato al decesso dell’altro, se titolare dell’assegno divorzile e non passato a nuove nozze. Oltre a questo l’ex coniuge, sempre fermo restando sia titolare dell’assegno divorzile e che non sia passato a nuove nozze, ha diritto a percepire il 40% dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro al momento della cessazione del rapporto di lavoro anche se questa è maturata dopo la sentenza, ed è riferibile a quel periodo di tempo nel quale il periodo lavorativo è coinciso con quello matrimoniale.

Da ultimo, sempre per quanto attiene le conseguenze di natura patrimoniale, il coniuge divorziato perde i diritti successori, non ha cioè diritto all’eredità nel caso di decesso dell’altro coniuge, a meno che non sia titolare di un assegno divorzile e, se versa in uno stato di bisogno, potrà ottenere un assegno che va a carico dell’eredità stessa e che può essere equiparato al versamento degli alimenti similmente a quanto accade con la separazione.

effetti personali e patrimoniali del divorzio

Per quanto riguarda l’assegno divorzile vediamo ora cos’è e cosa prevede la legge: l’art. 5 comma 6 della L. 898/1970 spiega che “con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

In base alla legge innanzitutto il presupposto per ottenere l’assegno è quindi quello di non avere mezzi economici o comunque avere delle ragioni oggettive di difficoltà a procurarseli. Facciamo un esempio per aiutare a comprendere meglio: una persona che arrivi al divorzio in tarda età e che durante il matrimonio non ha mai lavorato è comprensibile che non riesca a procurarsi quei mezzi economici indispensabili al suo sostentamento. Ecco che se si verifica questa condizione il Giudice può decidere di destinare al coniuge bisognoso l’assegno divorzile tenuto però conto di quegli ulteriori parametri visti poco fa ed elencati all’art 5.

Fino ad oggi, secondo giurisprudenza costante, il parametro al quale rapportare questo giudizio di adeguatezza dei mezzi economici di chi richiedeva l’assegno, era il tenore di vita tenuto durante il matrimonio che avrebbe dovuto essere mantenuto anche dopo il divorzio.

La Corte di Cassazione con la recentissima sentenza 11504/2017 della 1ª sezione civile ha sovvertito questa impostazione; in pratica il parametro che porta a definire l’inadeguatezza dei redditi non può essere quello del tenore di vita tenuto durante il matrimonio ma quello dell’indipendenza economica del richiedente. In altre parole il Giudice, nel momento in cui va a determinare questo assegno, deve riferirsi solo all’indipendenza o all’autosufficienza economica.

Gli indici dai quali desumere questa autosufficienza, secondo la Suprema Corte sono: il possesso di redditi di qualunque specie, il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari o immobiliari, la possibilità e capacità effettive di lavoro personale e la disponibilità di una casa di abitazione. Sui media subito dopo la pubblicazione, come molti ricorderanno, si è parlato di sentenza rivoluzionaria perché effettivamente essa crea un punto di rottura rispetto al precedente orientamento giurisprudenziale che in modo costante teneva invece conto del tenore di vita tenuto durante il rapporto matrimoniale.

Come vediamo la materia è molto complessa e per ovvie ragioni non abbiamo potuto approfondire troppo onde evitare di creare confusione ma speriamo di aver dato almeno la possibilità di inquadrare il tutto con questi rapidi accenni.
Comunque, per chiudere con un sorriso, ci permettiamo di riportare una celebre frase del comico Groucho Marx il quale ricordava che: “la principale causa del divorzio, è il matrimonio”. Chapeau!

Alberto Krebel H.

Condividi:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.