Emanuele Pistucchia: inseguendo il blues dall’Umbria al Texas

Lo scopo di People, è quello di raccontare senza un limite di tema, le storie di vita: una persona che ce l’ha fatta, che ha qualcosa da dire, che sta portando avanti un progetto, ma anche una storia divertente o triste. Tutti portano con sé belle storie e il particolare che li rende ancora più interessanti, è il fatto che siano reali e, molto spesso, sono proprio le persone che abbiamo incontrato nel nostro percorso ad avercela fatta.
Nella realtà di tutti i giorni si conoscono quasi tutti, ma non si sa niente di nessuno – se non per sentito dire – e proprio grazie al passaparola paesano o dal potente strumento di Facebook, che sappiamo molto di più sulla vita di qualcuno: chi lavora dove, chi si è sposato con chi e chi, dopo aver girato nei locali a far conoscere il proprio sound, si è svegliato una mattina (più o meno) e si è trasferito in America.

Per questa intervista le nostre parole sono andate lontane (farlo fisicamente sarebbe stato più difficile), per parlare con Emanuele Pistucchia, di origine umbra, ma attualmente sideman ad Austin. Un balzo in avanti dall’Umbria al Texas e uno indietro per ripercorrere le origini…

Hai iniziato a suonare all’età di 8 anni. Oggi chi siete tu e la musica?
Anche se con percorsi e dinamiche differenti, sono cresciuto con la musica un po’ come molti. Mi ha fatto sempre divertire e distrarre nei momenti difficili e, nonostante il passare degli anni e il mio vivere in un continente diverso, la musica continua ad avere un ruolo importante nella mia vita.

Dall’Umbria al Texas, cosa si prova a fare un salto di questo genere?
Austin, pur non essendo Los Angeles o New York, è sempre una città che conta un milione di abitanti e il mio paese di origine circa 300: in parole povere quando mi sono trasferito, mi sentivo come Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna”!

Il tuo percorso e la tua passione ti hanno condotto nella band di Blake Wharton. Com’è cambiato il tuo stile di vita?
In maniera drastica. Due anni e mezzo fa ho avuto la fortuna di iniziare come sideman insieme a Blake, nel momento in cui si stava dedicando al suo nuovo progetto e qualche mese dopo, ho iniziato una tournée e la registrazione di un album con Creed Fisher, un songwriter country molto noto in Texas. Da lì mi sono ritrovato poi in palchi importanti: California, Florida, Messico, Costa Rica e per le registrazioni, negli studi di Nashville, Dallas e Los Angeles. Si procede molto di corsa e inoltre la concorrenza è moltissima, lo stile di vita cambia radicalmente ma, nonostante i ritmi frenetici, è tutto molto più produttivo. E la cosa mi piace.

Qualche parola sul tuo progetto “Red on Yellow”?
Red on Yellow è la mia nuova band alternative blues, formata l’estate scorsa insieme ad altri musicisti di Austin. E’ un progetto che mi impegna molto ma del quale ne vado molto fiero. Scriviamo molto e la mia idea è quella di riproporre in chiave moderna gli stili e i groove dei bluesmen che più mi hanno influenzato e che, proprio da qui, hanno iniziato a far conoscere loro musica. Di recente, abbiamo registrato qui ad Austin il nostro primo EP nello studio del mio amico Adrian Quesada (ex chitarrista di Prince), che ha tirato fuori il sound che cercavo; ma da lui non poteva essere altrimenti. Attualmente suoniamo nei clubs e stiamo organizzando il tour per il prossimo anno, intanto è disponibile nei digital store il nostro EP “Kill a Fellow”.

Quando si raggiunge un traguardo come il tuo, spesso si rinuncia a qualcosa. E’ stato così anche per te?
Ovviamente. Sono lontano dagli amici di sempre, dai miei genitori e mi dispiace non veder crescere i miei nipoti giorno dopo giorno. Ma i social media, croce e delizia dell’era moderna, rendono tutto più semplice.

Un motivo che potrebbe riportarti a vivere in Italia?
Non so scegliere, quindi te ne dico due: i carciofi fritti e le zucchine ripiene della mamma!

E’ vero, la cucina italiana rimane sempre un valido motivo per tornare e se la tecnologia aiuta a sentire meno la mancanza di qualcuno, da quest’altra parte – oltre i nipoti ad attendere lo “zio d’America”, c’è anche chi ha la curiosità di ascoltare un sound poco conosciuto o, meglio ancora diffuso, in Italia. Magari al suo ritorno potrebbe regalarci una serata? Per il momento ci accontentiamo di Youtube…

 

Isabella Bellitto

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