Enrico IV e un po’ di pazzi

Il 24 febbraio del 1922 andava in scena, per la prima volta al Teatro Manzoni di Milano, ENRICO IV di Luigi Pirandello.

L’opera è una delle più celebri e rientra nella seconda delle tre fasi della sua attività di autore teatrale: fase cha va dal ’18 al ’27, dove s’inseriscono i suoi capolavori più celebri, tra cui Sei personaggi in cerca d’autore, in cui l’autore siculo parla di quello che viene definito “male di sentirsi vivere”.

Altri mille pièces si dedicano al tema della follia. Lo stesso Pirandello ne riparla in molte altre, come Il berretto a sonagli e Così è (se vi pare).  Pensando agli autori stranieri, da citare Un tram che si chiama desiderio, La pazza di Chaillot e Arsenico e vecchi merletti.

Tra i più celebri c’è Le serve di Jean Genet, dove il personaggio di Solange, presa dalla pazzia, arriva nel suo monologo a parlare contemporaneamente a quattro persone, oltre che a se stessa.

William Shakespeare inseirva spesso pazzi nelle opere. Ce n’erano di due tipi. Da una c’erano i “fool”, cioè personaggi fuori dal comune. Oltre all’autore per dire qualcosa più in libertà, servivano solo per divertire, come il servo ubriaco Trinculo ne La tempesta; o aiutano i personaggi a riflettere, dicono verità scomode come nel Re Lear; o diventano essenziali ai fini dello svolgimento della trama, come Puck in Sogno di una notte di mezza estate. Riguardo i pazzi, si pensi alle cosiddette “tragedie maggiori”, cioè Amleto, Otello, Macbeth e Re Lear: sono tutti caratterizzati dalla pazzia.

Nel teatro napoletano di esempi ce ne sono. Da Il medico dei pazzi di Scarpetta; passando per Eduardo De Filippo e le molte idee di pazzia (come Ditegli sempre di sì, Uomo e galantuomo a Zi’ Nicola di Le voci di dentro); fino a giungere a Bello di papà di Vincenzo Salemme.

Il grande schermo ha visto una tale quantià di film dedicati ai pazzi che temo sia impossibile citarli tutti.

Spesso i film italiani si concentrano sull’idea del manicomio. Pensiamo a La meglio gioventù di Giordana, dove vediamo, nel corso degli anni, l’evoluzione del trattamento dei malati. Altra pellicola è Si può fare di Manfredonia, che ci mostra una conseguenza della legge Basaglia.

All’estero abbiamo mille e mille pellicole. Oltre agli adattamenti di commedie già citate; sono da citare La fossa dei serpenti con Olivia de Havilland, Gli esclusi con Judy Garland e Burt Lancaster e Il lato positivo, che ha fatto vincere l’Oscar a Jennifer Lawrence.

Tra i più celebri Io ti salverò di Hitchcock, con Ingrid Bergman e Gregory Peck (le cui sequenze del sogno sono state disegnate da Salvator Dalì), seguono Ragazze interrotte con Wynona Ryder e Angelina Jolie e, forse il più famoso di tutti, Qualcuno volò sul nido del cuculo, dove Jack Nicholson vinse il primo dei suoi 3 Oscar, spiegando quanto tutti abbiano diritto di esprimere le loro necessità.

Pochi ricordano che nell’antica Grecia, i pazzi erano quasi sacri, perché coloro vicini alla vera volontà degli dèi. E come disse Totò nel finale del rifacimento cinematografico de Il medico dei pazzi: “I pazzi sono dovunque, ne è pieno il mondo. Ce ne saranno in sala certamente. E pensandoci bene, in fondo in fondo, lo sono pure io, modestamente”.

Francesco Fario

Condividi:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.