Ferento, un tesoro a pochi passi da Viterbo

A pochi passi da Viterbo, lungo la Strada Teverina in direzione Civita di Bagnoregio sorge il complesso archeologico di Ferento. L’antica città romana si trova a circa 7 km a nord est della città ed era attraversata dalla via Publica Ferentiensis all’altezza delle antiche terme romane del Bacucco lungo la Via Cassia, verso Falerii Novi. Attorno alla via centrale, il Decumanus maximus, è possibile osservare ancora oggi i resti di quello che era un importante centro romano che giunse a contare 10.000 abitanti.

Si possono infatti ammirare il bellissimo teatro costruito durante il periodo Augusteo del quale oltre alla cavea, restaurata, è ancora presente la scena con il palco e il piano più basso della frons scaenae oltre a quasi tutte le arcate esterne in peperino. Attualmente il teatro restaurato e messo in sicurezza, con una capienza di oltre 1000 posti, viene usato per rappresentazioni estive e quest’anno è giunto alla sua cinquantaduesima stagione dopo aver ospitato, negli anni, artisti del calibro di Franco Battiato, Pino Daniele e Giorgio Albertazzi.

Ferento

A pochi passi dal teatro si trovano invece i resti delle terme che anticamente ricevevano le acque da Bagnaia attraverso un lungo sistema di condotte che, grazie al principio dei vasi comunicanti, riuscivano a rifornire la città. Del complesso termale sono stati portati alla luce parecchi resti e si possono ancora distinguere la grande vasca di recupero dell’acqua posta al centro, alcune vasche di decantazione più piccole usate probabilmente per la depurazione e parte dell’ingegnoso sistema a doppio pavimento usato per riscaldare l’acqua e che, a seconda della temperatura fornita, caratterizzava le sale del frigidarium, del tepidarium e del calidarium.

Proseguendo lungo la via del Decumanus maximus si possono ammirare i resti della Domus major, una casa patrizia posta vicino al teatro e composta di ben 21 stanze delle quali purtroppo ben poco è rimasto.

L’intero complesso attualmente è gestito dall’Associazione Archeotuscia che grazie ai suoi volontari riesce a tenerlo aperto e fruibile al pubblico. Secondo quanto spiegano le guide, che ripetiamo sono volontari, persone appassionate che dedicano il loro tempo al nostro patrimonio locale, molto deve essere ancora dissotterrato e molto è stato trafugato negli anni in cui il complesso è stato chiuso e lasciato a se stesso.

Quello che purtroppo si nota facendo il giro all’interno della zona archeologica è lo scoraggiante senso di abbandono che la permea e i pezzi di antiche vestigia lasciati qua e la, come non fossero pietre dalla storia millenaria. Ci sono zone dove le erbacce si contendono il terreno con antichi mosaici, resti di splendidi rivestimenti marmorei si intravedono tra pietre e vegetazione, c’è addirittura una ampia porzione di pavimento in mosaico coperta da teloni, erbacce, piante che non può essere visto, perché la locale Soprintendenza non da il permesso acché sia scoperto, probabilmente per la mancanza delle necessarie strutture di copertura.

Questa desolante situazione purtroppo è comune a molte aree archeologiche del nostro paese; un paese ricchissimo di cultura, storia e testimonianze artistiche che non riesce a rendersi conto (o non vuole?) del tesoro immenso sul quale è seduto con le tristi conseguenze che troppo spesso si palesano quando capita di visitare siti archeologici ma non solo. Un vero peccato.

Alberto Krebel H.

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