In Frack e Papillon rapisco la Magia – Intervista a Stefan Clod

Sabato 4 marzo 2017 alle ore 17:30, il Teatro della Parrocchia di San Leonardo al Murialdo ospiterà l’ evento di chiusura corsi dell’annuale “Scuola di Magia” dell’Associazione Culturale Tuscia Events. Il titolo dello spettacolo I Magnifici 9 preannuncia già qualcosa, nove è un bel numero.

In anteprima abbiamo intervistato uno dei più celebri organizzatori del Club Magico di Viterbo per farci raccontare qualche dettaglio in più e svelarci piccole curiosità.
Il maestro del “divertevole inganno”, come lui ama definire il mondo magico, è Stefano Fapperdue, in arte Stefan Clod.

G: Ciao Stefano, non è la prima volta che ti cimenti nel ruolo di regista di spettacoli, durante la tua carriera ti sei occupato di sceneggiatura teatrale ma anche di spettacoli di varietà. A cosa avete pensato tu e tuoi collaboratori per il closing show di quest’anno? Chi sono “I Magnifici 9”?
S: Salve. Quest’anno abbiamo scelto di mettere sul palco qualcosa di più elaborato, una vera e propria storia, volevamo sperimentare più da vicino la tecnica teatrale. I Nove sono dei bimbi speciali, con delle doti particolari, provenienti da diverse parti del mondo e metteranno in scena la propria incantevole storia a bocca chiusa e cilindro pieno. Ognuno a modo suo interpreterà l’ incontro con Signora Magia e sul palco vedrete magnifiche illusioni ad occhi aperti. Aguzzate la vista!

G: Un progetto composito, saranno davvero speciali questi piccoli maghi. Quanto dura in genere la preparazione di uno spettacolo di questo tipo?
S: Diversi mesi. Il progetto di quest’anno non si è fermato all’insegnamento delle note tecniche magiche: gioco a corda, escapologia, cartografia, mentalismo; gli allievi hanno imparato a calarsi nelle vesti di un personaggio e a dargli vita, reciteranno un ruolo utilizzando le varie tecniche teatrali apprese. Questi risultati hanno alle spalle un lungo e appassionato lavoro, oltre che molte ore di prove ed esercizi tecnici. Paradossalmente fare magia non è un gioco, la magia c’è quando l’esercizio viene eseguito in maniera perfetta, qualsiasi sbavatura spezza l’incanto. È una sfida continua, un po’ come lo è per un atleta.

G: Dunque è questa l’altra faccia della medaglia: l’estremo rigore della tecnica e molta disciplina. Quanto peso ha il ruolo del tempo nella preparazione e nell’attitudine di un Mago? In che mondo camminate?
S: Camminiamo con i piedi ben piantati a terra e la testa tra le nuvole. Creare un’ illusione è un po’ come fare il direttore di una piccola orchestra, tutti gli strumenti devono stare al loro posto ed essere usati bene nel momento giusto, ma la fantasia, la capacità di immaginare altre simmetrie, il desiderio di infrangere le catene della materia sono facoltà che non si insegnano. Bisogna avere una mente visionaria per creare magia. Essere in grado di coinvolgere il pubblico invece è una pratica che va allenata: presenza scenica, movimento nello spazio, ritmo, sono nozioni che provengono dal teatro. Lo standing è fondamentale per chi sale su un palco.

G: Parlando di immagine, per voi maghi esiste un dresscode? Il tuo qual è?
S: Diciamo che negli ultimi anni si è un po’ persa l‘abitudine di indossare il classico smoking e cilindro, si preferiscono camicie sbottonate e giubbotti in pelle. Io resto sul classico, non abbandonerò mai il frack , per me l’appuntamento con la Magia è sempre qualcosa di importante. Il mocassino però lo eviterei, più che altro per la mia dinamicità. Papillon e sneackers rosse, ecco il mio dresscode.
G: Divertente, non puoi passare inosservato. Rimandiamo all’appuntamento di sabato 4 Marzo alle 17:30. Un grosso in bocca al lupo a te e la tua squadra.

Giovanna Calabrese

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