Gianni Pontillo e Deborah Caroscioli: una vita a teatro

L’attore teatrale Terrence Mann, affermò che: “ Il cinema vi renderà famosi; la televisione vi renderà ricchi; ma il teatro vi farà bene”.
Andare a teatro è diverso da chi lo fa, ma chi da un palcoscenico ha la capacità di coinvolgere, emozionare o strappare sorrisi di chi sta sotto, allora, è un attore vero. Recitare professionalmente è una cosa seria: è un impegno che sfocia più sul sacrifico che sul divertimento; è terapeutico perché libera le emozioni; è una pausa dalla routine che permette di respirare e di lasciare fuori la negatività. Giovedì 22 febbraio al teatro dell’Unione di Viterbo, si è tenuta la commedia “Falstaff e le allegre comari di Windsor” e i pensieri negativi, non hanno avuto la possibilità di entrare. Uno spettacolo diretto e interpretato da Gianni Pontillo, con affianco la compagna Deborah Caroscioli e dal cast composto da: Giorgio Solieri, Cristina Cappabianca, Antonella Bonanni, Pino Makovec, Ginevra Solieri, Maurizio Carbonari e Diana Graziano.

Oltre ad aver visto lo spettacolo, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Gianni Pontillo e Deborah Caroscioli, che ci hanno raccontato in breve la loro vita a teatro …

Gianni e Deborah, come nasce la vostra esperienza teatrale?
Io – Gianni – ho iniziato a lavorare circa trentadue/ trentatre anni fa, ho partecipato a circa 250 spettacoli e ho avuto la fortuna di lavorare con grandissimi nomi del teatro italiano: Ugo Pagliai, Paola Gassman, Mauro Bolognini, Silvio Spaccesi, Valeria Valeri… Sono un attore che ha lavorato molto all’estero e che ha portato – nelle più prestigiose accademie di teatro del Sud America, dell’Europa e parte dell’Africa – le tecniche della commedia dell’arte di Dario Fo’; recito in diverse lingue e da circa di 20 anni, mi occupo della mia compagnia con la quale giro gran parte dell’Italia. Inoltre, dirigo tre teatri come direttore artistico: il teatro “Dafne” di Roma, il “Mascherone” di Valentano e il teatro Comunale di Gradoli, con i quali organizzo una stagione teatrale che prevede circa 12 spettacoli l’anno. Deborah invece, è attrice professionista da circa 10 anni e-oltre a far parte della mia vita – si occupa con me dei tre teatri.

Gianni, per il teatro hai fatto e stai facendo molto; quali sono le difficoltà di oggi in questo settore?
Quando ci si occupa di una parte fondamentalmente ludica come il teatro, sappiamo che in tempi di crisi questo settore viene messo da parte per primo. La situazione non è mai stata semplice, ma in questi ultimi anni si avverte maggiormente. C’è una grossa crisi a livello economico ed è necessario trovare soluzioni alternative a quelle che potrebbero essere gli allestimenti e le scelte culturali. Piacerebbe a tutti fare particolari spettacoli di ricerca o grandi classici, ma a volte si è costretti a rivedere i propri progetti, confrontandosi principalmente con altre necessità. Ultimamente però la partecipazione è aumentata, la gente è stimolata perché magari ha voglia di distrarsi. Si predilige un repertorio comico, e noi allestiamo principalmente commedie. Mi considero una persona fortunata e capace, perché gestire tre teatri e riuscire ad andare in giro con gli spettacoli, significa probabilmente avere le capacità per poter amministrare e fare le scelte giuste. Ma non tutti la pensano così!

Parlaci dello spettacolo “Falstaff e le allegre comari di Windsor”
È uno spettacolo nato più di un anno fa , ha fatto molte repliche e abbiamo vinto diversi premi, tra i quali il più prestigioso: il premio come miglior attore protagonista al festival nazionale di Allerona. Lo spettacolo è divertente, è una delle cosiddette commedie minori di Shakespeare, ambientato a metà tra la commedia dell’arte e la commedia fantasiosa. L’ho adattata molto, cercando di evitare termini prolissi e ho inserito canzoni con musiche celtiche rendendolo più gradevole e veloce. L’ottimo successo è merito anche del cast

 

Lavorare in coppia a volte può essere difficile: com’è il vostro rapporto all’interno del teatro?
Quando si rispettano i ruoli, lavorare insieme non è difficile. Il teatro ha una struttura piramidale, il capo quindi deve essere uno solo e generalmente questo ruolo viene affidato a chi ha più esperienza o a chi ha più fantasia. Il teatro si porta avanti solo se c’è qualcuno che dirige. Ci si confronta, però poi la decisone spetta a una persona soltanto

Progetti a breve termine?
Quello più vicino sarà questa estate, con “47 morto che parla”: una commedia all’italiana tratta da uno dei più bei film di Totò, con il testo originale di Ettore Petrolini. Una storia basata sull’opera “Aulularia” di Plauto o “L’Avaro” di Molière, rivisitata in chiave pseudo moderna (ambientata nel 1910) che trascina lo spettatore in un vortice di risate. Nella Tuscia andrà in scena nei primissimi giorni di agosto, presso il cortile d’amore alla Rocca Farnese a Valentano.

 

Siamo certi che il loro prossimo spettacolo avrà altrettanto successo, del resto, non può essere altrimenti vista la loro professionalità e capacità artistica!

Isabella Bellitto

Condividi:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.