Giornata Nazionale della Salute della Donna: le anteprime degli Specialisti

Intervista alla Psicopedagogista Francesca Spadaccia

Per la rassegna “anteprime degli specialisti” questa volta RadioTusciaEvents ha incontrato la Dottoressa Francesca Spadaccia che interverrà in qualità di Psicopedagogista alla Conferenza per la Giornata Nazionale della Salute della Donna.
G: Salve Dottoressa Spadaccia, quale tema sarà oggetto del suo contributo medico per questo importante appuntamento per la Salute della Donna?
Dott.ssa S: Per quest’anno mi è stato chiesto di approfondire la questione dell’impatto psicologico che la malattia ha sul nucleo familiare. In particolare mi soffermerò ad analizzare il carico emotivo, talvolta sclerotizzante, che la mente di un figlio in età evolutiva deve sostenere.

 

G: lei si riferisce al periodo adolescenziale?

 

Dott.ssa S: precisamente. È luogo comune pensare all’adolescenza come un periodo di ribellione e distaccamento dal nucleo familiare, nelle migliori condizioni questa è la naturale dinamica evolutiva del bambino che diventa ragazzo. Al contrario in situazioni delicate come quelle di un componente familiare malato, nel caso specifico una madre affetta da cancro, il processo di allontanamento è bloccato per una serie di motivi.

G: quali i più frequenti?

 

Dott.ssa S: essenzialmente due. In primis un malsano senso di colpa nei confronti del genitore sofferente, l’adolescente tende a colpevolizzarsi per ciò che sta accadendo e sviluppa un attaccamento morboso alla famiglia fomentato dalla percezione di offesa e tradimento in caso di allontanamento. In più, in maniera del tutto inconscia, un figlio sviluppa di consueto un debito di riconoscenza nei confronti dei genitori, in circostanze così delicate questo viene vissuto come un ricatto emotivo che tiene in scacco la sua marcia verso la libertà, subordinandola come qualcosa da poter prorogare o addirittura capace di danneggiare il delicato equilibrio del gruppo.
G: ci sono stati casi in cui si sono verificate dinamiche opposte?
Dott.ssa S: certamente. Non sono rari gli esempi di risposta aggressiva a queste situazioni: la malattia può essere vissuta come un’ingiustizia che catalizza un forte rancore nell’adolescente il cui comportamento è condizionato al punto da diventare ingestibile con reiterate manifestazioni d’aggressività verso l’esterno. Ovviamente tale casistica non è da considerare quale regola, ma rappresenta lo sviluppo di un nucleo familiare che ospita già al suo interno delle disfunzioni relazionali.

 

 

G: esiste un metodo o una misura preventiva per tali contesti?

 

Dott.ssa S: l’informazione è vivamente consigliata; un figlio, soprattutto in una fase così importante per la formazione della personalità come quella adolescenziale, deve essere messo al corrente dello stato di salute del genitore, deve essere aggiornato sull’evoluzione delle sue condizioni perché, al contrario, un regime omertoso riguardo la questione reca danno al rapporto affettivo. Il fingere normalità mentre all’esterno si palesa una situazione degenerante, tramite il linguaggio paraverbale piuttosto che per peggioramenti delle capacità psico-motorie, getta l’adolescente in uno stato angoscioso perpetuo dettato da confusione e timore di una sciagura imminente. Diventa costante il pensiero di non meritare la fiducia dei propri genitori e di non essere in grado di comprendere. All’opposto rendere partecipe il ragazzo della realtà dei fatti contribuisce all’unione del nucleo familiare, facendolo sentire parte di un’unica squadra. Di qui il rafforzamento del legame affettivo e del senso di responsabilità.

 

G: Grazie alla Dottoressa Francesca Spadaccia , la seguiremo durante la tavola rotonda del 22 Aprile organizzata per la Giornata Nazionale della Salute della Donna.

 

Giovanna Calabrese

 

Dott.ssa Francesca Spadaccia: 328 2482637

spadacciafrancesca@gmail.com

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