Giuseppe Gandini: il successo moderno agli occhi di un attore “old school”

Cosa vuoi fare da grande? “L’attore, ma va bene anche il tronista o fare un reality”.
Essere famosi oggi è un’impresa si direbbe quasi semplice: posti una foto su Instagram o Facebook e i like salgono, fai un video e ti apri una pagina, hai un seno rifatto e sei nei divanetti delle tv; basta stare zitti davanti ma saper parlare bene dietro – ma va bene anche stare zitti e basta. Il mito dell’attore esiste ancora, solo che oggi esiste anche la variante per farlo; qual è? Esattamente quella citata poco fa, quella del prima passo dal reality, poi finisco nel cinepanettone e poi da lì qualcosa sicuramente farò.
Poi ci sono gli attori autentici, che sono consapevoli della direzione del mondo, ma la scavalcano e continuano per la loro strada, a testa alta e con il bagaglio pieno. “L’intervista alla realtà” comincia con l’attore e regista Giuseppe Gandini, che ha cominciato per passione e non per aver tirato a sorte su come diventare famoso; impossibile forse nel mondo di oggi, ma come vanno le cose nello “schermetto” e nello “schermone”, ce le racconta lui…

Come hai cominciato la tua carriera di attore?
Tutto è iniziato a scuola, quando, oltre a filosofia, con una professoressa seguivamo delle lezioni di teatro e a 18 anni, abbiamo messo in piedi uno spettacolo intitolato “Lezioni di stile”, che riscosse successo. L’anno successivo poi, ho conosciuto Marco Felloni – un professore non della mia scuola – con il quale ho cominciato un percorso teatrale a Ferrara: nel 1992 ho deciso di iniziare professionalmente e nel 1993 mi sono trasferito a Roma. Sono praticamente figlio del teatro amatoriale.

Cosa vuol dire oggi intraprendere questo tipo di percorso?
Oggi intraprendere questo lavoro significa sentirlo profondamente dentro, date le molteplici difficoltà che si incontrano. Una volta c’era una distinzione professionale, (c’erano i momenti no), ma non esistevano reality e neanche social che permettevano a tutti di poter diventare attori. Oggi è più semplice e chiunque può improvvisarsi attore da un giorno all’altro, questo purtroppo ha reso ancora più precario il nostro lavoro. Ci sono mesi senza lavorare e poi all’improvviso ti ritrovi troppe cose: rispetto al passato, c’è bisogno di necessità. Perché quando arrivano i primi fallimenti, di butti giù e se non ci sono profonde ragioni, non puoi farcela.

Giuseppe Gandini sul set del film “Eat, Pray, Love” (Mangia, Prega, Ama) di Ryan Murphy con Julia Roberts. 2010

Cosa ne pensi del successo sul web?
Sinceramente non lo conosco. Non so se sia un ottimo mezzo per rendere visibili i vecchi metodi di audiovisivo oppure è un linguaggio particolare dei blogger. Nel caso in cui giri sulla seconda opzione, non saprei rispondere perché non conosco bene i metodi per raggiungere il successo sul web: posso dire soltanto che hanno un rapporto con la velocità, il modo di raccontare e la poca profondità che non fanno per me.

Credi possa essere un fenomeno pericoloso?
Se usato in maniera sbagliata si: se ognuno dice quello che vuole si rischia di trovare cose non interessanti, a tratti verbalmente violente, se invece viene usato bene, ha senza dubbio una grande potenzialità. Si arriva da 100 persone in una sala a miliardi direttamente a casa. Il fenomeno su web è pericoloso se usato non correttamente come tutte le cose.

Teatro, cinema e televisione: qual è il più “pulito”?
Se per termine “pulito” si parla di raccomandazione, c’è poca differenza; se invece parliamo di basi della recitazione, il miglior approccio è sicuramente il teatro. Se uno non ha mai fatto teatro, non può neanche essere definito un attore (oggi ce ne sono molti). Il teatro si può fare, il cinema è più difficile, la televisione se non hai un committente, è ancora più complicato. Anche se nel grande teatro, ci sono le stesse dinamiche di raccomandazione del cinema e televisione.

Rifaresti tutto?
Se tornassi indietro rifarei tutto, probabilmente non sceglierei come città Roma, però rimarrei fedele al mio percorso di attore e regista. Potrei cambiare soltanto qualche scelta presa durante dei lavori, ma non cambierei nulla.

Agglomerati di successi, social potenti, lavori moderni e ci buttiamo dentro un po’ di scelte facili e corruzioni inutili. Il mondo dello spettacolo è questo, come tante cose del resto; forse il miglior modo per sopravvivere è essere leali a se stessi.
Un ringraziamento a Giuseppe Gandini per la sua intervista e per il suo essere fedele all’ autenticità!

Isabella Bellitto

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