Il Bartender Luca Cinalli: la vittoria di un italiano a Londra

E’ il momento delle grandi partenze: dalle esperienze di gioventù ai cervelli in fuga, dai soggiorni brevi a quelli studio, dal “non so cosa farò” al “parto perché ho un progetto”.
Frase rara l’ultima, ma che fa ben sperare coloro che hanno veramente un progetto e vogliono portarlo a termine con successo. Per esempio ci si butta sul mondo della ristorazione: chef, maitre e tutte le posizioni della brigata sala e cucina; oppure ci si butta nell’affascinante mondo di chi fa bere la gente con il gusto di farlo bene e un po’ meno di ubriacarsi. E’ il momento della figura del bartender e dell’arte del mixology.

Ma che cos’è?
In parole povere, mentre il Flair si tratta di una serie di acrobazie che regalano uno spettacolo al cliente, il Mixology è meno scenografico, più elegante e prevede la misurazione precisa degli ingredienti e la spiegazione del drink. Una vera e propria raffinata esperienza, se usata con charme!
Un mondo affascinante che merita di essere raccontato da chi lo vive da protagonista e per ascoltare un storia, siamo “tecnologicamente” volati fino a Londra per intervistare Luca Cinalli, bartender e mixologist originario di Casalbordino, premiato ai BarAwards 2016.

Trasferitosi nella capitale inglese nel 2006, Luca ha iniziato il suo percorso lavorativo molto giovane, divenendo in poco tempo Sommelier e Food & Beverage Manager. Non ancora soddisfatto del tutto, durante i suoi studi, si è specializzato anche in: barista e latte art, fabbricazione di birra, pesca, forno, vetro soffiato, agricoltura, sculture di ghiaccio, sculture di burro e botanica. Vanno menzionate inoltre, anche le numerose partecipazioni ai concorsi per bartender:Best Tiki Bar 2008, Best New Cocktail bar(2011), World Best Bar (2013,2014,2015,2016,2017) e Best New International Bar (2016):

Uscire dall’Italia e divenire uno dei migliori Bartender: com’è stato il tuo percorso professionale?
Ho lavorato sia in Francia che in Inghilterra e uno dei principali motivi per il quale l’ho fatto, è stato sicuramente il bisogno di imparare la lingua. Ora come ora, credo che i clienti internazionali, siano più propensi alle mie proposte di miscelazioni

Come sfrutti il titolo ricevuto?
Più che sfruttare, si parla di “etichettare” in un certo modo. Una volta ottenuto un titolo, è necessario saper mantenerlo e soddisfare le aspettative. Diventa a tutti gli effetti un “Full Time Job”

Oggi, con cautela, si sta sviluppando il fenomeno dell’abbinamento: food e cocktail, anziché vino. Cosa ne pensi e quali sono gli ingredienti che si prestano meglio?
La figura del bartender è affascinata da ciò che riguarda la cucina. Ciò che esce sicuramente da queste, è molto più elaborato rispetto a quello che può fare normalmente un bar, ma nell’arco di pochi anni -come già sta accadendo- quest’ultimo arriverà allo stesso livello, se non addirittura a superare gli chefs. Il vino nelle miscelazioni è sicuramente molto presente; ci sono anche bar che sono in grado di produrre del vino fatto in casa

Perché sei andato via dall’Italia?
Principalmente per la lingua

Qual è il prossimo step?
Aprire un’attività tutta mia
Un cocktail veloce alla portata di tutti e uno alla portata dei professionisti (se si può dire!?)
Primo cocktail (per tutti):
Whisky
Aloe vera wine
Watermelon Juice
Osmanthus Syrup
Lemon Juice

Il cocktail per professionisti:

Peated Whisky
Distillato di Betulla
Coffee Leaves Chinato
Ristretto Stout
Latte aromatizzato al polpo.

Radio Tuscia ringrazia Luca per averci dedicato il suo tempo e qualche suggerimento e se, il dilettante e il professionista, volessero seguire i suoi consigli, mandateci un messaggio con i vostri cocktail: li invieremo a Luca!!!

 

Isabella Bellitto

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