Ho ucciso Shahrazad. Confessioni di una donna araba arrabbiata

Ho ucciso Shahrazad. Confessioni di una donna araba arrabbiata.
Ho ucciso Shahrazad. Confessioni di una donna araba arrabbiata. Oscar Mondadori, 2011

Parliamo in modo chiaro: non sono araba, né musulmana, né libanese. Non so esattamente cosa significhi indossare un Hijab o il Jibab, né venerare o adorare un dio che non conosco ancora.

Ho letto di una donna però, che tutte queste caratteristiche le ha concentrate in sé. Ha provato a comprenderle e rispettarle. Per poi staccarsene.  In nome di una ricchezza interiore da custodire: la sua identità.

Ho ucciso Shahrazad – Confessioni di una donna araba arrabbiata, edito da Mondadori per l’edizione italiana la prima volta nel 2011, è uno di quei testi che spiazza il lettore. Joumana Haddad è un’intellettuale sopra le righe. Direttrice responsabile di una rivista Jasad, “Corpo” in italiano, racconta senza mezzi termini cosa significhi essere una donna in medio oriente.  Vivere la sessualità ed essere Araba e Musulmana.

Cosa vuol dire sentire tutte le contraddizioni di un Paese che un tempo lontano era la culla di poeti e artisti.

Che significa essere consapevoli di avere un corpo che permette di percepire e amare, ma anche di scegliere. Joumana spiega come è strutturata la società libanese, per certi aspetti molto simile alla nostra. Narra cosa significhi essere una persona che pensa e legge di letteratura erotica, svincolandosi dal pregiudizio che vede le donne stesse, come strumento del piacere per gli uomini e non per loro medesime. Racconta di quanto sia estremamente dura riconoscersi come identità in grado di esprimersi. Determinata. Forte. Ribadisce come sia impegnativo liberarsi da tutte le etichette. E vivere.

È un libro e un’autrice audace. Non perché parla di sesso come esso meriti, non perchè la scrittrice narra d’amore. Joumana Haddad lo fa anche. Come è naturale che sia. Senza vergogna o imbarazzo. Partendo col chiamare le cose con il loro nome. E il suo è un messaggio di forte coraggio. Immaginiamo per un secondo cosa possa voler dire essere una donna che parla di fisicità e sessualità nel mondo musulmano. Si gioca col diavolo. Sei profondamente esposta a tutto: critiche, ingiurie, ti danno della prostituta perché vivi emozioni che poche altre avrebbero l’ardore di provare. Si limitano a sognare. Lei lo dice. E va oltre.

Ho ucciso Shahrazad – Confessioni di una donna araba arrabbiata,  per alcuni potrebbe risultare banale. Se guardiamo meglio è tutto il contrario: un libro che ci insegna a difenderci. A sciogliere quel senso di impotenza che potresti avere in quanto donna, moglie o madre o qualsiasi altro ruolo la società ti dà se vivi in Libano. Se vivi nel mondo. Si può essere anche amanti e amate. Non per il corpo, o almeno, non solo. Si può essere amate e ci si può amare perché più di tutto, c’è una cosa da ribadire con urgenza: la dignità umana, così come la propria sessualità, non sono cose barattabili. E non dovrebbero esserlo mai.

Virginia Duranti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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