Il tablet e i bambini

Ascolta “Televisione, tablet, computer e cellulari: quando lo schermo tiene in ostaggio un bambino” su Spreaker.

Durante un pranzo al ristorante è capitato a tutti noi di vedere bambini, anche piccolissimi, con un tablet in mano, ipnotizzati dal gioco. E’ comprensibile che, nella vita frenetica dei nostri giorni, i genitori desiderino ritagliarsi uno spazio di tranquillità senza i capricci dei bambini, ma quando questa strategia diventa un abitudine che continua a casa davanti al computer e alla televisione, che cosa accade alla relazione con i nostri figli? E al loro sviluppo cognitivo e affettivo? Se torniamo al ristorante, constatiamo che a quel bambino viene sottratta la possibilità di annoiarsi, di fare capricci, di sperimentare l’ invito a “comportarsi bene” e di capire che non è sempre possibile fare quello che si vuole: in breve, droghiamo nostro figlio ma non lo educhiamo ad affrontare piccole frustrazioni, scomode ma essenziali per imparare ad acquisire competenze sociali. Sotto i tre anni, quando il bambino è in quella che Piaget chiama fase sensomotoria, il bambino deve esplorare l’ ambiente senza essere ammaliato da immagini che, inevitabilmente, ne finiscono per inibire l’ osservazione del mondo circostante. A questa età il bambino deve usare le mani, i piedi, deve poter pasticciare e rompere le scatole per affermare di esistere, per entrare in relazione con il mondo. Un bambino ipnotizzato dallo schermo non entrerà in relazione con il genitore, anche solo per essere rimproverato, e perderà l’ occasione di “farsi sentire” e di capire quando è il momento di sopportare con pazienza un momento noioso. Utilizzare il dito per giocare non è come sporcarsi, farsi male, cadere o sentire la consistenza dei diversi materiali. Tenere gli occhi fissi su uno schermo non è come girare lo sguardo alla ricerca del mondo. A volte i nostri figli sono dei rompiscatole, ricordiamoci però che sta a noi dare la risposta giusta.

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