Intervista a Igor Maltagliati

Cari amici di Radio TusciaEvents, oggi la vostra Erika Kamese intervisterà per voi Igor Maltagliati.

Igor Maltagliati, sceneggiatore e regista

 

 

1 Igor hai curato la regia dello spettacolo teatrale “Il sogno di Clio”, nonché parte del testo.
Di cosa parla questo spettacolo andato il scena al Salone Margherita?

Allora, voglio per prima cosa specificare che non ho riscritto il testo ma vi ho apportato soltanto alcune variazioni per renderlo più dinamico, infatti non firmo il testo.
La regia invece è stata una vera sfida, dal momento che non mi ero mai cimentato con il musical, sebbene Il sogno di Clio sia più un dramma musicale che un vero e proprio musical. L’idea è tratta da una storia vera ambientata nella prima guerra mondiale : un ciabattino di Alberobello arruolato in guerra ritorna in licenza e trova la moglie col migliore amico; impazzito di gelosia la uccide ma risparmia l’amico. La giustizia dell’epoca lo assolve perché spinto alla follia dalla provocazione della moglie mentre l’amico finisce in carcere per adulterio. Un assurdo della legalità dell’epoca. Nella nostra storia il ciabattino si rode nei sensi di colpa ed è consapevole dell’abominio delle sue azioni… così una musa greca – Clio – si incarna davanti a lui e gli fa rivivere la catena degli eventi che infine l’hanno portato all’uxoricidio. Il senso piu profondo del musical è questo: usare l’amore e la creatività e l’arte per annientare sul nascere gli istinti più brutali dell’essere umano (come la gelosia, la violenza e la rabbia cieca) e trasformare queste energie negative in energie vitali e costruttive, in un atto di creazione, così il ciabattino grazie a Clio accetta la propria punizione e passa il resto dei suoi giorni a scrivere poesie e a cantare il suo amore e la sua colpa verso la moglie uccisa. La frase finale dello spettacolo di Clio è emblematica:”Siate amore!” come a voler invitare l’intera platea a concentrarsi unicamente sul lato positivo e creativo dell’esistenza. È una sfida che ho accettato con gioia perché il messaggio mi convinceva.

 

2 Sei sceneggiatore e regista, prevalentemente nel cinema, il tuo lavoro recente?

 

 

Come autore lavoro sia per il cinema che per il teatro anche se nell’ultimo anno il teatro mi ha sorriso di più. Sono andato in scena con “La vita dopo” al teatro dell’Orologio, quindi al teatro Quirino con l’ennesima messa in scena di “Frida Kahlo il ritratto di una donna” che ha vinto il premio Ennio Flaiano come miglior spettacolo teatrale. Adesso ho questo bel musical da gestire e non vedo l’ora di capire pure io come procederà.
Il cinema: ho più di un progetto in ponte e ho vinto il Los Angeles Film Award con il corto “Maia” per la regia di Alessandro Prete. Spero di vedere uscire in sala il mio film “La banalità del crimine” nella prossima stagione.

 

3 Ami più il cinema o il teatro è perché.

Amo di più il cinema per la sua potenzialità nel riprodurre in modo più chirurgico l’immaginario di un autore. Può incarnare il “sogno” in modo più credibile. Ma questo stesso pregio è ciò che lo rende assai più costoso e quindi difficoltoso. Detto questo, il teatro è il mio primo amore e la mia laurea è proprio figlia di questo amore.

 

4 Cosa pensi del cinema al giorno d’oggi?

Il cinema di oggi… mi pare in crisi di idee e non mi riferisco solo al nostro cinema. Ci sono ovviamente eccezioni e anche meravigliose ma sono sempre più rare. Il cinema indigeno invece lo trovo mediamente asfittico e un tantino soffocante nelle sue storie che si assomigliano tutte; almeno un po’. La cosa bella è invece questo proliferare di cinema indipendente che pur producendo una quantità considerevole di “vorrei ma non posso”, contribuisce tuttavia a donare un po’ di linfa vitale e di idee innovative. Credo stiano avanzando nuove intuizioni e autori che devono essere messi nella condizione di dimostrare il loro valore. In un mondo perfetto sarebbe così… ma siamo ben lontani da questo obiettivo.

 

5 Sei felice?

Sono molto felice e fortunato. Stupenda famiglia che è la mia vera forza, e la possibilità di lavorare con ciò che amo. Si può aspirare a ben poco di più.

 

6 Sogni nel cassetto e prossimi progetti?

Progetti ne ho decine. I sogni invece sono sempre gli stessi: vivere cercando di dare vita ai personaggi che affollano la mia (malsana) mente. Meglio se oltre oceano, cose che sto cercando di fare con una progettualità ben ponderata e razionale ormai dal 2013. Non sono sicuro di potercela fare ma tu mi hai parlato di sogni.. questo è il mio. ????

 

 

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