Il Made in Italy che in molti dimenticano: intervista alla giovane sarta Evelin

Esistono professioni dimenticate in qualche angolo d’Italia che nessuno, se non i pochi, hanno la voglia o il coraggio di riprenderle e di tramandarle. Che cosa si pensa normalmente oggi, quando si decide di acquistare un abito? Apparentemente niente! Si esce, si fa la famosa “vasca” – ormai sostituita dallo shopping online – e negozio dopo negozio, si smista tra la merce: il più bello, il meno caro, il più adatto alle esigenze. Non ci accorgiamo però di una cosa…Gli abiti che ci passano tra le mani, sono tutti uguali! Un insieme di stoffe che non sappiamo riconoscere, dei colori che definiamo con parole strane per sentirci più alla moda ( sempre se di quest’ultima si può parlare), modelli assolutamente identici. Più il tempo passa e più non ci rendiamo conto che ci assomigliamo sempre di più.

Quanto l’abito fa il monaco?

A volte si pensa il contrario, ma il monaco lo fa, soprattutto oggi. Un tempo lo Chanel lo portava chi poteva permetterselo; anche attualmente è così, con la differenza che il finto chanel o il modello dello stesso, è quasi alla portata di tutti. Il mercato cresce e la qualità diminuisce; un prodotto è sempre più richiesto, ma il Made in Italy sparisce.

Oggi, tra un tè e un caffè, Radio Tuscia Events si è concessa una chiacchierata con Evelin, una ragazza, una giovane sarta di Bolsena, che la stoffa, oltre che lavorarla, la porta dentro di sé…

Evelin, da dove parte il tuo percorso formativo e di conseguenza lavorativo?

Ho frequentato La Sapienza a Roma, una triennale di economia, lettere e filosofia, il che significa solo teoria e zero pratica. Ho appreso nozioni di storia della moda, letteratura, storia dell’arte, giornalismo e molto altro, ma non ho imparato la modellistica. Dopo Roma, sono partita per un’esperienza di un anno a Londra, ma successivamente ho preferito tornare in Italia e cominciare un corso a Roma, in contemporanea a uno di cucito a Viterbo. Quest’ultimo è stato un buon punto di partenza. Ne ho seguito anche uno di ricamo, una bella ma difficile esperienza. Da qui poi sono andata a Bologna per fare esperienza presso un Atelier

La sarta è un lavoro di grande impegno, trovi il tempo di fare anche qualcosa che non sia su commissione?

A casa ho moltissimi tessuti e tra un lavoro e l’altro quando posso, cerco di cucire qualcosa anche per me; anche se fare dei modelli per se stessi, non è un’impresa semplice. Ormai ho raggiunto un livello che mi permette di cucire quello che voglio, manca soltanto il tempo per farlo

Qual è il tuo stile?

Quando sei sempre rinchiusa per seguire i lavori, lo stile ti sembra quasi di averlo perso. Quando abitavo fuori Bolsena mi piaceva molto comparare capi particolari, oggi -anche se può sembrare il contrario – c’è meno scelta. Non esiste più uno stile vero e proprio anche perché vendendo i negozi pressoché le stesse cose, si rischia di essere tutti uguali

 

Il tuo lavoro ti rende molto impegnata, come ti immagini tra qualche anno?

Quello che riesco a fare qui mi tiene molto impegnata, ma visti i tempi che siamo costretti ad affrontare, spesso tanto lavoro non basta comunque. Seppur sperando che le cose cambino, il sogno rimane sempre quello di lavorare in un atelier. Ho studiato per questo e ho l’esperienza per farlo.

Nella vita è fondamentale sognare, sperarci e darsi da fare per farlo. Grazie ad Evelin per averci raccontato la sua esperienza e ci auguriamo di ritrovarla presto immersa in un sogno divenuto realtà!

 

Isabella Bellitto

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