Intervista a Giuseppe Renzo attore, autore, regista

Giuseppe Renzo … attore, autore, regista.
Quando ha inizio la tua carriera?

La mia carriera da professionista è cominciata nel lontano 1996, quando sono uscito bello fresco di diploma dalla bottega teatrale di Vittorio Gassman, ma era cominciata qualche anno prima, grazie ad una scuola di teatro che avevo frequentato nella mia città natale, Catanzaro. Poi sono passato in questo ventennio attraverso tante esperienze, lavori, colleghi, che hanno fatto di me quello che sono ora.

Debutterai con il tuo ultimo spettacolo “Amor ch’a nullo amato ma perdona”, di cosa si tratta?

Il mio ultimo spettacolo, di cui curo anche la regia, è una commedia leggera, scritta da Antonio Romano, che parla della difficoltà dei rapporti di coppia, di mogli, mariti, amanti, sebbene il tutto sia stato trasposto nella Firenze del 1300, e i personaggi che vivranno sulla scena saranno proprio Dante Alighieri, il suo amico Guido Cavalcanti e le loro rispettive mogli, Gemma Donati e Bice degli Uberti… Insomma, uno spettacolo costruito per ridere e per divertirsi! La commedia andrà in scena al Teatro L’Aura dal 1 al 11 marzo 2018 e, oltre a me, vede impegnati lo stesso Antonio Romano, Carlotta Ballarini, Debora Zingarello, e fondamentale aiuto regia Rocco Piciulo.

E’ difficile fare questo mestiere?

In Italia? Direi quasi impossibile. Siamo in un Paese in cui in genere tutto si muove attraverso scambi di favori (spesso sessuali), raccomandazioni e nepotismo. Ecco, il mondo dello spettacolo ne è l’emblema assoluto. Difficile vivere solo di questo mestiere (perché di mestiere si tratta, non è un passatempo) quando non hai “santi in paradiso”. Ci si deve arrabattare facendo mille cose, incastrando anche altri lavori, e la tutela che abbiamo in quando categoria artistica è pari a zero. Diciamo che la situazione è deprimente ma tengo duro…

Che cosa ami di questo lavoro?

Potrei dire gli applausi finali e la soddisfazione di avere fatto bene la mia parte, ma ultimamente sono entrambi così rari che sono spinto verso qualcosa di più artigianale: amo la costruzione di uno spettacolo, le prove. Amo vedere la creatura teatrale che prende forma e sentirmi per quell’istante al centro di quel piccolo miracolo. E adoro da morire quando le parole che magari ho scritto sulla carta prendono vita e diventano personaggi, storie, si animano anche se soltanto per due ore.

Sei felice?

Che domanda? Molto complessa e filosofica. La risposta per me è chiara: ovvio che no! La felicità io la lascio a chi si accontenta, io sono alla sua continua ricerca, ma mi auguro in futuro di non trovarla mai. Perché la ricerca della felicità è per me una chiave importante per tenermi continuamente in movimento, per migliorarmi, per imparare sempre cose nuove. Se malauguratamente la dovessi trovare, forse mi fermerei e sarei spacciato. Nel quotidiano, invece, vivo di piccoli istanti di serenità, di leggere increspature di bellezza, in mezzo al solito grigio giornaliero.

Prossimi progetti? Di lavoro e di vita?

Prossimi progetti, mi chiedi? Uhm… Sopravvivere di questo lavoro dignitosamente! E cercare di fare spettacoli e messinscene sempre più belle e appaganti, che non alimentino soltanto il mio portafoglio ma anche un po’ la mia anima. Questo me lo auguro e lo auguro a tutti i miei colleghi! Per quanto riguarda la mia vita privata, beh, meglio non commentare: diciamo che quando si ama così tanto una cosa come il recitare, lo scrivere, il comporre, resta poco spazio per altri sentimenti. Non sò chi diceva che gli artisti sono pessimi padri o madri, pessimi mariti o mogli, pessimi compagni di vita. Mi sa che quel qualcuno aveva ragione, almeno nel mio caso!

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