La Materia Nova di Akelo


Materia Nova è il titolo della personale di scultura dell’artista Andrea Cagnetti, in arte Akelo, inaugurata lo scorso 28 Febbraio presso lo Spazio Pensilina messo a disposizione dall’Ufficio turistico di Viterbo, curata da ProgettArte3D e in corso fino al 28 Febbraio.
Lo pseudonimo Akelo deriva da Akeloo divinità greca selvaggia ed instabile, mitico padre di molte sorgenti. Il nome anticipa la fluidità della sua arte, mutevole nelle modalità espressive come pure nei materiali utilizzati.
Andrea Cagnetti nasce maestro gioielliere, orafo di elevatissimo livello, designer di oggetti preziosi. Vive a Corchiano, piccolo paese della provincia viterbese costruito sulle rovine dell’antica città etrusca Fescennia che rappresenta quel passato importante divenuto il punto di partenza della sua ricerca artistica.
Fin da giovane si interessa alla letteratura greca e latina, concentrandosi in particolare sullo studio di trattati rinascimentali d’arte scultorea e orafa. Nel contempo si avvicina al sapere alchemico che conferisce al suo lavoro un portato di spessore anche spirituale. Così, tra le sue mani, il processo di lavorazione e forgiatura della materia metallica si assimila al metodo di purificazione dell’alchimista: la trasformazione dell’elemento grezzo in oggetto d’arte diventa metaforicamente l’evoluzione spirituale dell’uomo.
Questa crescita simultanea di abilità pratiche e percorso spirituale si riflette anche nelle scelte artistiche di Akelo: se nel primo periodo artistico padroneggia in maniera eccelsa le antiche tecniche orafe della granulazione e della filigrana passa poi a ribaltare il processo di lavorazione, prendendo come punto di partenza l’oggetto prezioso e da lì effettuare un percorso a ritroso, smantellando la materia nobile, l’unità del manufatto, per dare nuova forma agli scarti che ne restano. È questa l’idea di fondo alla base delle sculture della raccolta Materia Nova: aggregati metallici dalla superficie ossidata si distribuiscono nello spazio prendendo la forma delle suggestive visioni dell’artista. Queste sculture forate sono maglie metalliche che disegnano busti maschili, dorsi inarcati, morbide forme femminili e portano i nomi di The Orator (2006); Venus (2007); Apollo (2007); Dreaming (2008); Falero, l’Argonauta (2008); Monique (2009).
Ancora una volta uno sguardo al passato che sembra quasi un faro puntato su un’idea, un’immutabile realtà, l‘incrollabile certezza di Akelo: la bellezza, la perfezione, l’integrità spirituale risiedono nell’antica epoca dei miti greci e latini, è quello il tempo in cui all’unità e alla chiarezza dei concetti corrisponde la coerenza e l’esattezza delle forme.
Tuttavia il suo genio non si esaurisce in una nostalgica rappresentazione del sogno antico ma è capace di plasmare opere ben più complesse: Movement Of Time, Circuit (2010); The Athanor (2011); Evolving Strange Mechanism (2011); sono le sue opere più tarde attraverso cui il contemporaneo è visto come multiforme, dissociativo, “strange”, in perenne evoluzione. In quest’ultima fase il materiale metallico è semplice mezzo espressivo, è l’estro creativo dell’artista l’ unico vero protagonista.
Oggi la raccolta è proprietà del Museum of Art and Archeology University of Missouri-Columbia.

Giovanna Calabrese

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