Legittima difesa: facciamo il punto

Il tema della legittima difesa, quanto mai attuale,  è stato ampiamente dibattuto nei mesi scorsi, spesso anche a sproposito, su media e social network. Con l’aiuto dell’Avv. Piera Angius del foro di Viterbo vediamo cosa prevede la legge.

La legittima difesa, prevista dall’art. 52 del codice penale, è una scriminante (o causa di giustificazione): cioè una situazione in presenza della quale un fatto previsto dalla legge come reato, proprio grazie a certe condizioni previste dalla norma, non risulta e non viene più punito come tale.

Un’altra scriminante prevista dall’art. 53 del codice penale riguarda l’uso legittimo delle armi la quale prevede che: “non è punibile il pubblico ufficiale che per adempiere al proprio ufficio fa uso delle armi quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’autorità” (…). Altra causa di giustificazione è ad esempio, lo stato di necessità (art. 54 c.p.) e cioè: “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”.

L’aspetto saliente è che per escludere il reato cioè occorre che il comportamento posto in essere sia necessario per salvarsi e che sia proporzionato al pericolo.

Fatto questo breve accenno ad alcune scriminanti affrontiamo la legittima difesa; come abbiamo detto è prevista dall’art 52 del codice penale che testualmente riporta: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. È quindi una sorta di autotutela che lo Stato garantisce al cittadino quando l’intervento dell’autorità non può essere tempestivo: non si tratta però dell’autorizzazione a farsi giustizia privatamente.
La norma infatti prevede tra i requisiti che ci debba essere la necessità di difendersi da un pericolo attuale (cioè concreto ed imminente) che si verifica nel preciso momento nel quale si tiene poi quel comportamento; per capirci, se sorprendo un ladro in casa e questi vedendomi si da alla fuga, non posso corrergli dietro e sparargli: in tal caso si potrebbe rischiare l’imputazione per omicidio volontario.

L’art.52, così come modificato nel 2006, prevede inoltre che in caso di violazione di domicilio sia proporzionale all’offesa l’uso delle armi (legittimamente detenute) per difendere la propria o la altrui incolumità nonché i beni propri o altrui, quando non vi sia desistenza e vi sia pericolo d’aggressione (insomma, una sorta di presunzione di proporzionalità per legge). Rispetto quindi a tutto quello che i media riportano e che i social network spesso amplificano distorcendo la realtà, l’uso di un’arma è già previsto dal nostro ordinamento nei casi di legittima difesa fin dal 2006.

Essendo l’argomento di forte interesse sociale e non essendo possibile esaurirlo in un unico articolo vi rimando al prossimo nel quale parleremo sempre con l’Avv. Angius di eccesso colposo di legittima difesa e di come venga applicata per sommi capi la norma.

Alberto Krebel H.

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