L’importanza delle parole

Ho deciso di scrivere queste righe dopo l’ennesimo caso in cui mi sono imbattuto personalmente. Stiamo perdendo il senso dell’importanza che hanno le parole, non sappiamo più cosa vogliano dire e ce ne vantiamo pure.

paroleCapita al mattino prima dello studio o magari prima della colazione di “sfogliare” twitter e di leggere qualche notizia fresca o commenti a notizie meno fresche. Di recente, essendo allergico e quindi particolarmente sensibile a bufale e fake news, sono stato attratto da un tweet di una persona che, evidentemente credendolo vero, aveva diffuso l’immagine di un volantino di un sedicente movimento islamico che propagandava, tra le altre cose, la poligamia “per tornare ad avere più figli”.

Dopo una lunga ricerca su Google di circa 30 o 40 secondi ho scoperto che il volantino era probabilmente frutto di satira e comunque falso (come specificato QUI). Ho tweetato in risposta al signore, sperando che almeno qualcuno dei suoi 36.000 follower leggesse il link da me postato e ho letto alcune risposte al suo tweet; una di questa mi è saltata agli occhi.

 

 

paroleUn “combattivo” utente in risposta affermava: “La poligamia in Italia è REATO PENALE punibile col CARCERE da UNO a 5 ANNI, nessuno ha chiamato la Polizia dopo aver visto i volantini?” Sarà che sono marito di un avvocato, ma quando ho letto “reato penale” ho avuto la stessa sensazione che uno ha quando sente le unghie sulla lavagna.

Dovevo rispondere. Con molta pazienza e con i limiti dei 140 caratteri imposti dal mezzo, ho spiegato che: intanto il volantino era una bufala e che “reato penale” proprio non si può scrivere. Ma le risposte successive mi hanno lasciato basito: “…la parola “penale” è come un rafforzativo, mette maggiormente in risalto la gravità del fatto ed è espressione usata comunemente” e ancora “Certo in tribunale non si usa ma nel linguaggio comune sì, in quanto alla bufala nn cambia nulla, propagandare un REATO costituisce REATO”.

Fughiamo ogni dubbio per chi eventualmente ne avesse: se al primo anno di Giurisprudenza ti presenti all’esame di diritto penale e pronunci le parole “reato penale”, ti cacciano a calci senza troppi complimenti e come direbbe il prof. Guido Saraceni, ti invitano a cambiare facoltà e a iscriverti a “Scienza degli snack al formaggio”.

Quello che mi ha lasciato di sasso è che la risposta non solo non ha tenuto conto che quanto diffuso era falso e che ne avevo fornito la prova, ma sottolineava come in realtà “io non sapessi” che quella bestialità giuridica fosse un rafforzativo.
Ancora una volta quindi, se mai ce ne fosse il bisogno, viene confermato quello che ormai è evidente a molti: la percezione della realtà oggi conta più della realtà stessa e ormai le parole, molto pericolosamente, stanno perdendo il loro vero significato. Andiamo male miei cari analfabeti funzionali e non, molto molto male (cit.).

Alberto Krebel H.

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