Mario Monicelli, il regista poco solito e poco ignoto

Il cinema italiano possiede diversi pilastri che hanno contribuito a renderlo grande: tra questi c’è Mario Monicelli.

Nato il 16 maggio 1915, cresce in un ambiente dove si respira tanta cultura. Il padre, infatti, è fondatore della rivista Lux et umbra, una delle prime in Italia a parlare di cinema. La sorella della mamma, inoltre, era sposata con Arnoldo Mondadori, creatore della celebre casa editrice. Si laurea a Pisa in Storia e Filosofia con una tesi intitolata “Luigi Russo e le guerre coloniali di fine 800 in Eritrea”.

Dal ’35 inizia la sua avventura cinematografica, che si concluderà nel 2006. La sua carriera si può riassumere con 57 pellicole cinematografiche, di cui 8 in pellicole ad episodi; 7 documentari; 2 film tv e più 90 sceneggiature firmate. Arrivato a 95 anni e ormai segnato da un cancro alla prostata, la sera del 29 novembre del 2010 Monicelli si getta dalla finestra della stanza dell’ospedale dov’era ricoverato: gesto che all’epoca fece suo padre.

Come già accennato, la sua produzione cinematrografica parte nel ’34 e finisce nel 2006. La sua carriera come regista inizia soprattuto con la collaborazione con Steno. I due firmavano insieme ben 8 pellicole insieme, molte delle quali con Totò. A lui l’attore napoletano deve molto. Si pensi che per Guardie e ladri del ’51 ha vinto il suo primo Nastro d’Argento; oppure al fatto che nel ’52, in Totò e le donne, questo ha interpretato il suo primo film con Peppino De Filippo.

Con Totò cerca casa del ’49, tra le gag e le battute, i due registi inseriscono una piccola critica sociale, come il problema degli alloggi che alla fine della guerra non era da poco

Nasce così la ‘commedia all’italiana’.

A questa schiera infatti, della coppia con Steno, si agigungono Vita da cani e Totò e i re di Roma. Qui Monicelli inizia a collaborare con un artista con cui farà un grande sodalizio artistico, cioè Alberto Sordi. Saranno insieme per molti film, tra cui il celebre Un borghese piccolo piccolo e  Il marchese del Grillo e Un eroe dei nostri tempi. Con La grande guerra, sempre con Sordi, dirigerà anche Vittorio Gassman , che diverrà poi protagonista delle celebri pellicole dell’Armata Brancaleone.

Anche Ugo Tognazzi si unirà al gruppo, con Vogliamo i colonnelli, Romanzo popolare e i primi due capitoli di Amici miei; e anche Marcello Mastroianni, in Il medico e lo stregone e Casanova 70. Molti di loro, Sordi e Tognazzi esclusi, li troviamo riuniti in I soliti ignoti.

È il primo che fa uscire alcuni attori dagli schemi.

Gassman infatti prende con Monicelli le prime vesti comiche; così come Monica Vitti che, in La ragazza con la pistola, si presenta per la prima volta in vesti comiche.

Dirigerà tra gli italiani altri attori del calibro di Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Paolo Panelli, Giancarlo Giannini, Mariangela Melato e Ahina Cenci; e stranieri come Liv Ullman, Philipe Noiret, Catherine Deneuve e Bernard Blier. I suoi premi sono stati un’infinità. Si pensi solo che è stato candidato 4 volte per l’Oscar per il film straniero e 2 volte per la miglior sceneggiatura originale.

La sua ironica visione dei momenti che circonda una realtà cruda e a volte tragica ha caratterizzato molte delle sue sceneggiature e scelte registiche. Ci ha descritto uno spicchio di realtà del nostro paese che pochi volevano ricordare. Non ha usato la poetica di Fellini, la fotografia di De Sica o la forza di Rossellini. Monicelli ci ha parlato della gente che non piangeva solo perché era stanca; che lottava ogni giorno per unire pranzo e cena. Una relatà vicina al basso quanto all’alto: unitaria a tutti gli effetti. Una realtà che con l’ironia diceva anche il vero, come quando affermò, parlando della commedia all’italiana, che questa finì “quando i registi hanno smesso di prendere l’autobus”: una freddura che pochi capiscono…

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