Mindful Eating: la nuova Strategia dell’ Alimentazione

Intervista a Teresa Montesarchio che ci parlerà di Mindful eating

Teresa Montesarchio è Psicologa, Psicoterapeuta e Direttrice del Centro di Clinica Ricerca e Formazione Alimentazione Strategica.
Nel febbraio 2017 ha reso pubblica la sua ultima ricerca Mindful Eating: una metodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo un vero e proprio programma che insegna come avere un approccio consapevole al cibo e sviluppare uno stile di alimentazione sano senza eccessi.

Salve Dottssa Montesarchio come nasce il suo interesse per il Mindful Eating?

La pratica del Mindful Eating è fortemente legata al mio vissuto, ho sperimentato in prima persona le varie fasi del percorso giovandone nel cambiamento di stile di vita e al contempo incrementando le mie competenze lavorative.
È stato un percorso di crisi e rinascita.

In passato sono stata una ballerina di danza classica moderna e contemporanea. La ferrea educazione d’accademia ha la pretesa di disciplinare in toto lo stile di vita dell’allievo, in primis il suo regime d’alimentazione. In quel sistema, sovente, si sviluppano dei pregiudizi nei confronti di alcune categorie di cibo e un malsano senso di competizione tra gli studenti nella folle corsa verso un ideale immagine di magrezza a cui sembra di non avvicinarsi mai abbastanza. Lasciata l accademia i miei interessi sono cambiati, ho scelto di specializzarmi in Psicologia e di guardare al passato con occhio critico.

Nel tempo ho notato come quell’ esperienza abbia lasciato un residuo nella mia quotidianità: la pratica del “o tutto o nulla” per quei cibi che una volta consideravo dei veri e propri tabù.
Approccio quanto mai sbagliato, denigra sia il piacere del cibo come la salute del proprio corpo.
La Mindful Eating insegna a riconoscere l’identità del cibo, ad ascoltare le esigenze nutritive del proprio corpo e a distinguerle da quelle emozionali della mente.
In America già dal 1999 la M E è stata validata con la creazione del protocollo MB-EAT (Mindful Based Eating Awerness Training) che comprende la pratica di esercizi mirati alla costruzione di una alimentazione consapevole.

Quanto parte svolge la Psicologia in questo programma?

L’approccio psicologico a problematiche di cattiva alimentazione è prioritario rispetto all’ individuazione della soluzione adatta. In proposito, nella prima parte del mio libro, dedico un’intero capitolo all’argomento.

Nel capitolo citato lei parla di Urge Surfing. Ci spieghi di cosa si tratta.

A tutti capita di provare emozioni negative legate alle situazioni più disparate come pure alla sensibilità del soggetto. Ci sono persone che non riescono a tollerarne il portato emotivo e iniziano ad adottare un atteggiamento compensatorio di natura compulsiva nel fallimentare tentativo di lenire l’emozione negativa o surclassarla in secondo piano.

Mente e corpo sono in stretta connessione e il metabolismo subisce dei cambiamenti in funzione dello stato emotivo modificando, momentaneamente, anche l’equilibrio fisiologico. Si pensi agli stati d’ansia responsabili di squilibri fisiologici nella zona addominale, o alla rabbia che coinvolge la parte alta del busto con improvvisi arrossamenti cutanei, tachicardia, polmoni in affaticamento. Tuttavia il corpo non regge a lungo tempo il carico emotivo, che lascia andare via in pochi minuti. La tecnica dell’Urge Surfing insegna a cavalcare queste onde emotive allo scopo di sostituire al disturbo compulsivo un’aporia meditativa, accettando l’emozione negativa e lasciandola passare come farebbe in qualsiasi circostanza.

Nel suo libro trova spazio anche un’ampia panoramica sul mondo dello Yoga. In che modo la Mindful Eating è connessa alla pratica di questa disciplina?

Come sostiene Alan Marlatt il Mindful Eating insegna ad osservare l’emozione e lo Yoga dispone di ottimi strumenti di supporto a tale esercizio. Gli Asana, posizioni studiate per garantire un lineare flusso sanguigno e agevolare lo stato di meditazione, hanno lo scopo di condurre il pensiero sul proprio corpo in maniera mirata, slacciandosi dal giudizio impietoso dell’occhio esterno ancorato ad un ideale immagine di bellezza da replicare a tutti i costi, e porre attenzione unicamente sulle sensazioni che il corpo riesce a farci provare. Nel Mindful Eating la pratica dello yoga ha l’obiettivo di condurre alla conoscenza approfondita del proprio corpo e ristabilire una sana reciprocità con la mente.

“Questa non è la fine” è il titolo dell’ultimo capitolo del suo scritto. Suona come un monito.

In effetti lo è. L’ approccio del Mindful Eating non è univoco e limitato alle contingenze, non è un regime dietetico da seguire pedissequamente. Il concetto di cibo tabù è bandito, non c’è alimento che non si possa consumare. Non rappresenta un punto d’arrivo bensì un viaggio con noi stessi, è uno stile di vita fondato sull’ accettazione di tutte le emozioni, la consapevolezza del proprio corpo e l’interminabile ricerca di equilibrio psicofisico raggiungibile solo tramite continui esercizi di meditazione che riescono a bloccare il vano vagheggiare della mente umana che per natura è portata a rimuginare sul proprio vissuto.
Non ci sarà fine lì dove regnerà consapevolezza.

Si ricorda la prossima attivazione della piattaforma on line www.mindfuleatingitalia.it che permetterà l’ accesso al protocollo ME congiuntamente a un servizio di consulenza medica.

Dott.sa Teresa Montesarchio (alimentazionestrategica.it)

Giovanna Calabrese

Condividi:
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.