Simone Gamberi: intervista all’uomo dietro al cantautore

Quando Simone ha cominciato lo ha fatto come tutti, con la semplice passione per la musica ma con una grande capacità, quella di sapere mettere insieme le parole nel modo giusto; facile direte vero? Invece no, la parola è il mezzo più importante che abbiamo, solo che molti spesso (molto spesso), lo dimenticano. Le parole: mentono, dicono la verità, ci calmano, ci deludono e ci fanno male, ma senza di loro, tante cose oggi non le avremmo, tanti ragionamenti non li faremmo e se i pensieri si trasformassero in parole, qualcosa forse cambierebbe ulteriormente.

Simone Gamberi è di Grotte S.Stefano, un paesotto di Viterbo e se qualcuno volesse fermarsi a pensare, direbbe: “Quante cose avrà mai da dire?” e invece ce ne sono di cose da dire, perché i paesi nascondono la rabbia di non essere città e per dispetto vogliono sentirsi come tali. Simone tutto questo lo sa e lo scrive, lo butta giù e parola dopo parola, trasforma quella Città Paese in una canzone; la stessa che decide di portare dietro con sé, quasi come se non riuscisse a lasciarla, ma la sua testardaggine è più forte e la porta a spasso per l’Italia, passando da Sanremo per giungere alla vittoria a Concordia Sagittaria (VE) al concorso Sottotoni. Dietro ogni parola (almeno le sue) c’è un pensiero e di conseguenza dietro un cantautore, c’è un uomo…

Chi è Simone Gamberi?
E’ un ragazzo che ha voglia di giocare con le parole, ha voglia di esaltare ciò che lo circonda, che sia bello e brutto, tanto da innamorarsi di quello che vede. Una vita che va oltre gli ostacoli, offrendo emozioni bellissime che vale la pena vivere…

Cosa nasconde il brano “Città Paese”?
Tutto come niente, è un testo diretto che amplifica il concetto di un paese che si crede essere città: regola cittadina ma con animo paesano. Non c’è evento che non si sappia perché nei paesi si conoscono tutti e le voci fanno presto a girare; nella canzone appunto si fa riferimento a una ragazza etichettata come “quella facile”, le chiacchiere da bar (chi non le conosce!?) che andrebbero testate personalmente …

Quanto conta per te vincere?
Faccio pochissimi concorsi ma mirati ad avere più visibilità: oggi c’è di tutto e farsi sentire diventa sempre più difficile. Quando si vince? Quando ti scrivono moltissime persone per avere il cd prima della presentazione del disco o quando si alzano dopo un’esibizione e ti riempiono di applausi. Sono la soddisfazione e la felicità che si trasformano in vittoria…

Qual è il potere della musica?
Personalmente la trovo nei miei musicisti, che sono semplicemente fantastici: il mio arrangiatore Vincenzo Icastico, il reparto fiati diretto da Simone Buzi, Dario Martellini, Roberto Vittori poi Roberta Sperduti alle percussioni, al basso Simone di Leo, alla batteria Elena Fratini e la new entry Alessandro Anselmi e alla voce Noemi Fiorucci. Una squadra che personalmente mi fa trovare il potere della musica, nei loro sacrifici, nel credere in questo progetto. Insieme a loro proviamo a dire ciò che vorrebbe la gente…

Il ricordo più bello di Sottotoni?
Il calore della gente che si trovava lì, due mila persone che ci hanno accompagnato, sostenuto e tempestato di domande e sarei felicissimo di ritornare a trovarli. Senza dubbio, l’emozione è il più bel ricordo!

Forse è vero: le emozioni ci aiutano a ricordare e a fermare il momento, i paesi si travestono da città ma poi la gente continua a spettegolare al bar e la vittoria è fatta di felicità e soddisfazioni. Ma Simone ha ragione soprattutto in una cosa, quando dice che il suo ruolo – e dei suoi musicisti – è quello di raccontare, o cantare, quello che pensiamo ma che non abbiamo il coraggio di dire.

Grazie a Simone per riuscire a farlo e grazie per le sue parole regalate a Radio Tuscia Events!

 

Isabella Bellitto

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