I social network, i tifosi e i sordi

Tutti ormai usano i social network, ma è evidente che la maggior parte di chi li usa non li sa usare e non si rende conto di come essi non siano un’altra vita, un ambiente avulso e separato dalla cosiddetta “real life” cioè la vita reale e concreta ma che ne sono parte integrante.

Manuel Castells, celebre sociologo spagnolo che ben conosce la rete, nella sua trilogia “L’età dell’informazione” parla di virtualità reale: la realtà cioè, secondo lo studioso, è sempre stata virtuale in qualche modo, perché percepita attraverso i media. Non è possibile infatti assegnare ai rapporti digitali funzione e scopi solamente virtuali perché il mondo dentro e fuori di ciascuno di noi è tradotto e visto attraverso le lenti dei media e la rete non fa altro che amplificare tutto questo.
Uno dei fenomeni infatti che più mi colpiscono frequentando i social, facebook in primis, è lo scollamento di certe persone dalla realtà e di come queste, evidentemente, pensino di vivere una vita virtuale in rete nella quale possono dire e fare impunemente ogni cosa. Recentemente ho spiegato come funziona la diffamazione in rete e di come stiano fioccando le condanne proprio per questo reato.

Altra cosa che mi colpisce è il tifo dilagante; mi spiego: ogni cosa in cui si crede viene difesa a spada tratta in barba all’evidenza dei fatti, della realtà e anche della scienza proprio come si farebbe per la squadra del cuore, guidati solo da emozioni e irrazionalità.

Tra i molteplici argomenti dibattuti in rete quello sui vaccini e sul recente decreto Legge che li rende obbligatori ha scatenato i fan delle rispettive fazioni offrendo uno spaccato di quello che è la società in rete e di come a volte i comportamenti assumano pieghe tali da risultare paradossali e grotteschi. Non essendo ferrato in materia e volendo informarmi sono andato sulla pagina facebook del dott. Roberto Burioni e ho posto una semplice domanda: “Perché oggi si vaccina contro il morbillo (ad. Es.)? Quando ero bambino io il vaccino non l’ho fatto. Ho preso la malattia e via. Perché ora si? La malattia è oggi più pericolosa e aggressiva? Oppure semplicemente allora, parlo degli anni 70, il vaccino non esisteva ancora?”.

Dopo pochi istanti, si è scatenato il delirio: alcune persone hanno risposto dicendomi che il vaccino negli anni 70 ancora non esisteva (in Italia la vaccinazione è disponibile dal 1976) ma altre che, non si sono andate a leggere i commenti precedenti (non sia mai), hanno iniziato anche ad insultare apostrofandomi addirittura come “grillino” come se fosse un’onta indelebile; alla fine, ricevuta l’informazione cercata, sono stato costretto a cancellare il post.

Quello che mi preme sottolineare è ciò che ben ha fatto notare il prof. Guido Saraceni in un suo recente video: il rischio, nemmeno tanto lontano, è che “i social network si risolvano in un dialogo fra sordi, dove tutto quello che la gente fa è urlare in preda alla psicosi del momento” in preda a “richiami emozionali” che impediscono di riflettere; “ragionamento e riflessione costano tempo e fatica ed è per questo che sui social network ciò è sempre più difficile”.

Alberto Krebel H.

qui sotto potete trovare gli screenshot della surreale conversazione di cui parlo nell’articolo
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