Stalking: cosa prevede la legge

Oggi nella rubrica “Diritto in pillole” assieme all’avv. Piera Angius parleremo dello stalking, di cos’è, di come viene trattato nella nostra legislazione e nel prossimo articolo di come difendersi e della tutela che la legge in Italia pone davanti a questo odioso reato.

Lo stalking è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2009: è una parola inglese che è entrata a far parte del nostro vocabolario e che indica tutti quei comportamenti messi in atto da una persona volti a molestarne un’altra. Il termine usato però nel nostro codice penale è quello di “atti persecutori”; la norma è stata introdotta proprio per fornire una tutela nelle ipotesi in cui le minacce o le molestie si presentino in maniera seriale e quindi particolarmente lesive della libertà psichica e morale del soggetto.

Si parla quindi di un reato di tipo abituale proprio perché caratterizzato dalla reiterazione dei comportamenti lesivi.
La disciplina degli atti persecutori è contenuta nell’art 612bis del codice penale, introdotta con il D.lgs 11/2009 poi successivamente convertito in legge.

Il nostro legislatore per definire il reato parla di condotte reiterate che cagionino un “perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”
La sanzione prevista va da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 5 anni di reclusione ed è aumentata della metà qualora il fatto sia commesso dal coniuge, anche se separato o divorziato, da una persona che in qualche modo era legata da una relazione affettiva alla persona offesa oppure se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. Oltre a ciò si avrà un aumento della pena “se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità”.

Casi emblematici di stalking possono essere i pedinamenti, l’accostarsi fuori dall’abitazione o dal luogo di lavoro della vittima, l’assillo con decine e decine di telefonate nell’arco di una giornata, con sms, e ovviamente con messaggi tramite le apposite app deputate alle chat online. È considerata inoltre stalking anche la semplice minaccia di tipo verbale e fisico rivolta alla vittima ma anche ai suoi parenti o congiunti che però sia reiterata nel tempo.

Gli esempi che possiamo trovare nell’ambito delle sentenze sono vari: si passa dalle telefonate, al comportamento di chi reiteratamente invii alla persona offesa “sms” e messaggi di posta elettronica o postali sui cosiddetti “social network”, nonché divulghi attraverso questi ultimi filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima (C. pen., Sez VI, 16.7.2010, n. 32404) ingenerando nella vittima un continuativo stato di preoccupazione ed una sensibile modificazione delle normali abitudini di vita.

In un’altra pronuncia, la Cassazione (C. pen., Sez. V, 5.3-10.7.2015, n. 29826) ha stabilito che è reato di stalking la reiterata redazione e ripetuta diffusione di messaggi funzionali a umiliare due coniugi, a violare la loro riservatezza, a rappresentare la vita sessuale della moglie come aperta a soggetti estranei, e purtroppo gli esempi potrebbero continuare. Per poter far si che si configuri il delitto di stalking, oltre al reiterarsi delle condotte di molestia o minaccia è necessario che le stesse diano luogo almeno ad uno dei tre eventi descritti dalla norma e cioè:

“a) un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
b) un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
c) costrizione della vittima ad «alterare le proprie abitudini di vita».

Teniamo ben presente che il “grave stato di ansia e paura” non deve necessariamente dipendere da uno stato patologico ma è da ravvisarsi anche quando il comportamento ha avuto un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, prescindendo quindi da eventuali problemi sul piano psicologico di cui la persona abbia eventualmente sofferto.

Sin qui abbiamo visto quindi cosa sia il reato di stalking e come è inquadrato all’interno del nostro ordinamento. In un prossimo articolo, vedremo quali siano le tutele poste in essere dal legislatore e come la persona offesa può agire sia in sede penale che in sede civile.

Alberto Krebel H.

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