Stalking: quali le forme di tutela

In un precedente articolo abbiamo visto cosa sia il reato di stalking e di come sia inquadrato all’interno della L.38/2009; oggi, sempre con l’aiuto dell’Avv. Piera Angius, vedremo come difendersi e quali siano le forme di tutela previste dal nostro ordinamento.

Il legislatore ha previsto che il reato sia procedibile su querela della parte offesa e d’ufficio solo in particolari casi indicati dalla norma. La persona cioè che è stata vittima di stalking può presentare una querela con la quale sostanzialmente denuncia il fatto all’autorità e il legislatore per fornire maggiore tutela ha raddoppiato il termine entro il quale può essere presentata portandolo cioè da tre a sei mesi.

Poniamo però che la vittima non intenda avvalersi di una tutela di tipo penale; ha la possibilità di esporre i fatti al Questore formulando in pratica una richiesta di ammonimento nei confronti del responsabile della condotta persecutoria. L’ammonimento non è un provvedimento penale ma amministrativo e perciò ricade nella sfera di competenza del Questore. Quest’ultimo, su richiesta della vittima e dopo aver valutato i fatti sulla base delle informazioni raccolte dagli organi investigativi, ammonisce il molestatore invitandolo a interrompere il suo comportamento molesto (art. 8 L. 38/2009).

Per ottenere tutela prima di accertare la responsabilità penale del presunto stalker il legislatore ha previsto anche delle misure cautelari: la custodia in carcere o gli arresti domiciliari sono tra quelle per così dire generali. Abbiamo poi anche quella introdotta di recente all’art 282ter del codice di procedura penale e cioè il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona, alla persona stessa o ai congiunti o a persone legate ad essa da una relazione affettiva. Assieme a questo provvedimento, il giudice può inoltre predisporre per il presunto stalker il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con le persone poc’anzi nominate.

La tutela quindi si pone su due fronti: da un lato il divieto di avvicinamento ai luoghi e l’obbligo di mantenersene a debita distanza, dall’altro quello di non avvicinarsi alla persona offesa e ai suoi cari.

Secondo una recente sentenza della Cassazione (8333/2015) quando viene applicata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, l’ordinanza “deve necessariamente indicare in maniera specifica e dettagliata i luoghi ai quali è inibito l’accesso, poiché solo in tal modo il provvedimento cautelare assume una conformazione completa che consente il controllo dell’osservanza delle prescrizioni funzionali al tipo di tutela che la legge intende assicurare”.

Quando lo stalking si consuma all’interno delle mura domestiche, accanto alle misure cautelari in sede penale, è prevista simile tutela anche in sede civile: gli “ordini di protezione” disciplinati dagli artt.342 bis e ter del codice civile.
In questi casi il coniuge o il convivente che subisce condotte pregiudizievoli può chiedere al Giudice l’adozione di provvedimenti quali l’ordine di cessazione della condotta, allontanamento dalla casa familiare, la prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima ecc.

Le autorità alle quali rivolgersi sono senz’altro Carabinieri e Polizia presso la quale vi è una sezione specializzata contro le violenze sessuali a danno di donne e minori, il mobbing e lo stalking. Ovviamente è possibile rivolgersi alle locali Procure della Repubblica presso tutti i tribunali e per assistenza psicologica e giuridica è attivo un numero di pubblica utilità, il 1522 (telefono rosa), promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità che offre un servizio di accoglienza telefonica multilingue e attivo 24h/24 per 365 giorni l’anno rivolto alle vittime di ogni forma di violenza.

Come si evince da quanto finora detto, la materia è senz’altro complessa ma il primo passo per essere tutelati è la conoscenza: ergo, speriamo che quanto esposto possa aver chiarito dubbi e magari possa dare una mano a chi si trova in questa spiacevole situazione.

Alberto Krebel H.

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