Storia del divorzio, da Napoleone agli anni 70

 

Dopo aver visto e spiegato questo istituto previsto nel nostro ordinamento e i suoi effetti personali e patrimoniali ci sembra interessante accennare alla storia del divorzio cioè alle strade, agli ostacoli e alle proposte che hanno portato alla promulgazione nel 1970 della legge 898 vero caposaldo in materia.

La storia del divorzio comincia agli inizi del 1800 col codice napoleonico che introdusse una norma che consentiva lo scioglimento dei matrimoni civili ma che era poco sfruttata all’epoca essedo di difficile applicazione: i coniugi infatti, per fare un esempio, dovevano avere l’approvazione dei genitori e dei nonni per potersi separare.

Ci volle così circa un secolo prima che in Italia si rimettesse mano a questa norma. Nel 1902 il Governo Zanardelli elaborò una proposta che prevedeva la possibilità di divorzio in caso di adulterio, di lesioni al coniuge ed in caso di condanne gravi ma la legge non venne approvata. Nuovamente quindi il tema cadde nell’oblio inoltre per il sopravvenire della Prima Guerra Mondiale che fece passare in secondo piano anche molte altre battaglie sociali. La cosa non migliorò certamente durante l’epoca fascista e quindi l’Italia si trovò per parecchio tempo senza una legislazione in materia.

storia del divorzio

Il nostro paese dovette aspettare fino al 1970 quando il 1 dicembre la Camera approvò definitivamente la legge 898 con 319 voti favorevoli e 280 contrari.

Il fronte del no al divorzio nel nostro paese era forte anche per la presenza della Chiesa che osteggiava il provvedimento. Tale contrarietà fu così forte che la legge venne sottoposta a referendum e il 12 e 13 maggio del 1974 ben 33 milioni di persone, su 37 milioni di aventi diritto, si recarono alle urne per dire la loro. I no all’abrogazione della legge furono più del 59% mentre i favorevoli furono il 40% circa.

Anche allora le polemiche furono tante soprattutto per la particolare formula usata: essendo nel nostro paese in vigore il referendum abrogativo è necessario votare si perché una legge venga eliminata dal nostro ordinamento giuridico; ci furono molti che sostennero che la confusione generata da questo istituto portò a votare no molte persone che invece credevano di dover dire no al divorzio e che invece sostennero il no all’abrogazione. La norma quindi restò nel novero delle nostre leggi e venne successivamente modificata da ultimo con la Legge 55/2015, la cosiddetta legge sul “divorzio breve”, la quale è intervenuta riducendo i tempi per la domanda di divorzio.

Abbiamo così concluso con un po’ di storia la trattazione dell’istituto del divorzio, della sua applicazione secondo la normativa del nostro paese e dei suoi effetti personali e patrimoniali, sperando di aver fatto luce su una materia importante e complessa che, nel bene e nel male a prescindere dalle convinzioni di ognuno, è parte integrante della nostra società odierna.

Alberto Krebel H.

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