Swing & Lindy Hop Mania: il Vintage targato 2000

Fiori, colori tenui, vintage, ritmo, voglia di ballare e un salto…indietro nel tempo:

E’il 1920 e il pugile Jack Johnson inaugura a New York – quartiere di Harlem per l’esattezza – il Club Delux, destinato a divenire tre anni dopo, il famoso Cotton Club; qui, Duke Ellington, Cab Calloway, Fletcher Anderson, Coleman Hawking e tanti altri, diedero vita a un genere musicale unico: lo swing.

Che cosa accadde in Italia? Mentre il noto locale era gremito di gente che ballava, ma che nello stesso tempo, doveva far fronte alle rivolte razziali a causa del divieto di accesso alle persone di colore, in Italia il genere musicale arrivò più tardi (come sempre del resto).
Il primo a far ballare gli italiani fu Alberto Rabagliati, seguito dal Trio Lescano formato dalle sorelle Lescan; musicalmente parlando si passava dall’America di “Jubilee Stomp” all’Italia di “Ba…ba…baciami piccina” e “Tulipan”- una versione più tranquilla, uno swing un po’ troppo soft.

Con l’arrivo della guerra le cose cambiarono: spezzò vite, distrusse sogni e speranze e inevitabilmente, portò via tutto quello che faceva sorridere; spense la musica, mandò a casa la gente e le saracinesche dei locali rimasero abbassate. Quando alcuni club decisero di far entrare nuovamente la luce ad illuminare un palco, un bar o una pista da ballo, le note non erano più quelle dello swing bensì quelle del rock: un nuovo capitolo ebbe inizio.

Gli anni magicamente passano, la musica cambia radicalmente e la gente che balla è sempre meno ma, tecnologia e scienza a parte, se non possiamo inventare niente di nuovo, andiamo a pescare ciò che di bello c’era un tempo e ora non c’è più. Negli ultimi anni sembra che lo swing – sì proprio quello rimasto chiuso dentro ai locali durante la guerra – ha deciso di ritornare a far sorridere e ballare la gente, ma dove? Nelle palestre, nelle case, nelle serate a tema, per un aperitivo, all’aperto, al chiuso… Insomma, ovunque ormai! Curiosi di questo nuovo ritorno, abbiamo incontrato Valentina Bagnato – insegnante di Lindy Hop a Viterbo e collaboratrice del maestro Manuel Micheli, presso la scuola “Swing Cats” diTerni- e le abbiamo fatto qualche domandina per capire a cosa dobbiamo questo ritorno:

Swing Cats Viterbo

I: Da quanto tempo balli il Lindy hop?
V: Ho iniziato a ballare questo genere circa cinque anni fa e non l’ho più lasciato. Anzi! Da due anni seguo un mio corso presso una palestra e con soddisfazione seguo circa una ventina di persone. Un buon numero per aver iniziato da poco!

I: Quando è tornato di moda e perché?
V: Negli ultimi anni. Quando ho cominciato io nel 2012, lo swing iniziò a farsi conoscere (o meglio riconoscere) ed era in via di espansione: le scuole in Italia erano ancora poche e per poter partecipare a una serata dedicata a questo ballo, bisognava aspettare. Oggi a Roma e nel resto d’Italia, il panorama dello swing si è decisamente evoluto grazie ad eventi, workshop e le serate dedicate a questo tema. Per rispondere al motivo del ritorno, posso solo che parlare personalmente. Credo che tutto parta dalla voglia di divertirsi e dal lasciarsi andare, anche se solo per poche ore.

I: Nella classifica europea, l’Italia quanto è indietro per questo ritorno ?
V: L’Italia è sempre indietro rispetto agli altri Paesi. Il Lindy Hop viene ballato in Europa ormai da molti anni.

I: Un ritorno autentico agli anni 20’, ma qual è l’ambiente migliore per poterlo ballare?
V: Non esiste un ambiente migliore. Per fare in modo che una serata riesca bene, è necessario il divertimento e il dialogo tra musicisti e ballerini. Si può parlare di spiagge, strade, locali al chiuso o all’aperto, è fondamentale crearlo l’ambiente, non sceglierlo.

I: Primo approccio a questo genere: cosa non indossare ma cosa portare?
V: Il consiglio che do a tutti, per entrambe le domande, è quello di non indossare colori sgargianti o fluo, ma neanche gonne a ruota o a pois – più adatte ad uno stile anni ’40 e ’50. Cosa portare? Socialità, perché si balla in coppia ma non sempre con lo stesso partner, umiltà, perché prima di tutto si balla per divertirsi e spensieratezza, quando questo genere è cominciato, la gente (come oggi) aveva bisogno di ridere e dimenticare, ma soprattutto, vivere serenamente con la comunità.

La sesta domanda rivolta a Valentina è stata: il Lindy Hop è una moda passeggera destinata a svanire? La risposta non poteva essere facile e dal suo punto di vista, lei ha risposto “Spero di no, ma è finita un tempo e potrebbe farlo ancora”. All’estero dura da anni e in Italia da molto meno, ma sappiamo anche che gli italiani tendono a farsi prendere dal momento e gettare tutto senza dargli un significato. L’ultima domanda la facciamo a voi: in Italia facciamo le cose per moda o per scelta?

 

Isabella Bellitto

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