Il solo, inimitabile ed intramontabile Totò

NAPULE E’

Un caloroso benvenuto amiche e amici, da parte di Francesco, ad una nuova puntata di CABARET-TRA CINEMA E TEATRO. La rubrica di Radio Tuscia Web Events che affronta tematiche realtive al mondo della scena e del grande schermo.Oggi, come Pino Daniele ci ha anticipato con una delle sue più belle canzoni, parliamo di qualcuno molto legato alla città del sole. Eh sì, amici ascoltatori! Oggi andiamo a Napoli e parlemo di Lui: il solo, inimitabile ed intramontabile Totò. I media parleranno di lui ad aprile, visto che saranno 50 anni dalla sua scomparsa. Noi invece parliamo di lui anche quando non ne parla nessuno, ma non senza motivo: il 15 gennaio, infatti, ricorre l’anniversario della sua nascita. Parliamone però dopo la sigla.

Ed eccoci a CABARET-TRA CINEMA E TEATRO. Io sono Francesco e vi do il benvenuto ad una puntata dedicata al principe della risata Totò. So bene che oggi è San Valentino e alcuni si aspettano una rubrica dedicata all’amore, ma io vado controcorrente e omaggio in anticipo un grande attore italiano, in occasione dell’anniversario della sua nascita. Parlare di Totò per me è difficile: lo respiro da quando ho coscienza di me. Come molti sanno, infatti, non è facile parlare di qualcosa che si conosce bene. E’ impossibile racchiudere in una sola puntata la vita di Antonio Vincenzo Stefano Clemente De Curtis, in arte Totò. Nato da una relazione extra-coniugale tra Anna Clemente e il marchese Giuseppe De Curtis, che lo riconoscerà solo quando il ragazzo sarà ventenne, Antonio si mostra sempre come una figura solitaria, malinconica e curiosa. Vivrà la scena da subito, tanto da accettare anche lavoro come straordinario (cioè attore a chiamata e senza compenso). Da lì farà carriera, tanto da piacere anche al burbero Giuseppe Jovinelli, patron dell’omonimo teatro romano, che lo consacrerà nel mondo del teatro. Dagli anni ’30 arriva la tentazione del cinema, che comincerà nel ’37 con la pellicola FERMO CON LE MANI, ma il vero successo arriverà nel 1940 con SAN GIOVANNI DECOLLATO. Pochi sanno che dal ’38 cominciò ad avere forti problemi agli occhi e, dalla metà degli anni ’50, divenne praticamente cieco. Malattia che lo allontanò dal teatro, ma non dal cinema. Diventato un simbolo del cinema italiano, fu generoso con chi non aveva, ben ricordandosi le sue umili origini, e non scordò mai la sua città. Negli anni ’30, inoltre, con l’aiuto del cugino, scopre una lunga quantità di documenti che legano il suo cognome alla discendenza bizantina. Comincia la sua ossessionante e smaniosa ricerca riguardo le sue nobili origini, che verranno confermate il 18 luglio 1945 con una sentenza del Tribunale di Napoli: il titolo di ‘altezza imperiale’ giustificherà il suo soprannome di ‘principe’, una delle sue più grandi vittorie morali. Se ne andrà il 15 aprile del 1967, colto da un malore. Avrà ben tre funerali: quello a Roma, quello a Napoli e un terzo nel Rione Sanità, voluto dal capoguappo del rione di allora. Ovviamente questa è una biografia molto sintetizzata e ridotta all’osso. Gli aspetti della vita di Totò sono ‘assai’. Tra queste la musica…

MARCELLO IL BELLO

Eccoci tornati a CABARET-TRA CINEMA E TEATRO, oggi parliamo di Totò poiché domani ricorrerà l’anniversario della sua nascita. Dopo aver, diciamo, accennato alla sua infinita vita in poche righe (quindi non abbiamo detto nulla), voglio parlarvi di alcuni capitoli di Totò. Il primo è il primo amore: il teatro o, comunque, la rivista. La prima apparizione in una compagnia regolare risale al 1928, cioè a 30 anni, nello spettacolo MADAMA FOLLIA. C fu il lungo periodo dell’avanspettacolo degli anni ’30. Arrivarono poi gli anni’40… Totò conobbe in questo periodo il più grande successo con la rivista, un genere meno popolare, esclusivamente satirico, con un pubblico più colto ed esigente. Qui Totò ebbe grandi compagni di palco e grande compagne. Due nomi sono importanti soprattutto. Una non ha bisogno di presentazioni: Anna Magnani, che recitò con l’attore a teatro per 5 importanti anni (dal ’40 al ’45), interrotti perché l’attrice girò, insieme al compagno Rossellini, il celebre ROMA CITTA’ APERTA. Altra compagna sarà Isa Barsizza, che lo avrà come maestro e poi lo affiancherà anche nelle pellicole. Dal teatro di rivista nasceranno gli sketch più celebri dell’attore. Il salone di bellezza, la camera di passaggio ma soprattutto il celebre vagone letto. Per comprendere la forza di Totò, a riguardo, cito una dichiarazione che lasciò la sua spalla eterna Mario Castellani, che lo affiancava in questo sketch: “Nella rivista di Galdieri in cui era inserito, era accennata soltanto la situazione: due uomini nella cabina e una donna che chiede ospitalità per la notte. La prima volta che lo facemmo, questo sketch durava una decina di minuti; le ultime volte siamo arrivati a tenerlo in piedi quasi un’ora, col pubblico che ci seguiva col fiato sospeso. In seguito al rinnovato interesse per la figura e per l’arte di Totò, spesso mi capita di sentirmi chiedere il testo di questo e di altri sketch diventati ormai leggendari. Ma i testi non ci sono. Non ci sono mai stati”. Un altro suo storico sketch dovuto alla snodabilità dell’attore era quello di Pinocchio burattino che si muove a ritmo di musica. E proprio andando verso quei tempi di rivista, pensando a Pinocchio e Castellani, ci dirigiamo con l’attore De Curtis verso il paese dei balocchi.

Nel paese dei balocchi

Eccoci di nuovo a CABARET- TRA CINEMA E TEATRO,. Oggi parliamo del grande Totò. Un capitolo importante e per il quale molti ricordano Totò fu il cinema. Come già accennato iniziò nel ’37, ma non come primo attore. Già nella seconda commedia ANIMALI PAZZI, interpreterà due personaggi. Cosa non rara per lui. La sua capacità attoriale arriverà a farne fino a sei in un unico film, TOTO’ DIABOLICUS del ’62. Nel corso degli anni incontrerà miliardi di attori, come i fratelli De Filippo, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Nino Taranto, Erminio Macario, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e la spalla storica Mario Castellani solo per citarne pochi; e grandi registi, quali Mattoli, Risi, Monicelli, Comencini, De Sica, Pasolini e Rossellini. Anche artisti internazionali lavoreranno al suo fianco: attori come Fernandel, Louis De Funes, perfino Orson Welles. Ottenne anche dei riconoscimenti non da poco, soprattutto con la collaborazioni con Pasolini. Con lui infatti, per la pellicola UCCELLACCI UCCELLINI, nel ’67 vinse il secondo Nastro d’Argento (il primo risaliva al ’52 per GUARDIE E LADRI di Monicelli) e una manzione al Festival di Cannes del ’66. Nel ’61 dovette rinunciare alla prestigiosa Grolla d’Oro alla carriera, per motivi di salute. Sue sono scene intramontabili: la vendita della fontana di Trevi, la lettera alla malafemmina, la creazione delle banconote, l’insegnamento di come scassinare una cassaforte; così come intramontabili rimangono alcune sue frasi quali “Io pago”, “Signore si nasce!”e il “Vot’Antonio” urlato dalla finestra di casa sua. Torniamo alla musica, anzi alle musiche, e da uno dei suoi film prendiamo una canzone il cui principio è celebre quanto le frasi

MISS MIA CARA MISS

Bentornati a CABARET-TRA CINEMA E TEATRO. A parlarvi è Francesco e oggi stiamo omaggiando il principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Abbiamo parlato delle sue arti sul palco e sul grande schermo. Totò però è stato anche altro. Oltre che attore e capocomico, Totò è stato anche scrittore di poesie e canzoni. Era uno dei suoi modi per tirar fuori quella sua magia malinconica, per lasciar esprimere il principe e non il comico. I ricordi, l’amore, la passione, il silenzio: tutto espresso tramite le parole e delle semplice melodie. Alcune poesie, alcuni testi ci descrivono un mondo passato, quasi ormai tramontato. Si pensi alla poesia L’Acquaiola o ai tanti versi dedicati all’amata Napoli. La sua composizione più celebre è sicuramente ‘A livella: una composizione di 104 endecasillabi in rime alternate, distribuite in 26 strofe. Le canzoni si sprecano. Spesso nei suoi film le canta. Ne L’ALLEGRO FANTASMA troviamo Margherita e Girotondo, insieme al Trio Primavera. In SIAMO UOMINI O CAPORALI? canta la sua poesia Core analfabeta. In TOTO’ TERZO UOMO la romantica Nun si ‘na femmena e molte altre. Una canzone dolce, romantica e semplice la cantò quasi in coppia con Mina in una puntata del programma Studio Uno, dal titolo Baciami

BACIAMI

Ed eccoci tornati CABARET TRA CINEMA E TEATRO. A parlarvi è Francesco. Oggi stiamo parlando di Totò, visto che il 15 febbraio ricorrerà l’anniversario della sua nascita. un capitolo importante di Totò rigurda il genere femminile. Eh già! Totò, come molti attori comici, aveva un gran seguito con il gentil sesso. Grandi attrici hanno recitato con lui, dalla citata Anna Magnani, fino a grandi nomi italiani come Lea Padovani, Sophia Loren, Silvana Mangano, Valeria Moriconi e sarà affiancato più volte da nomi del cinema e dello spettacolo italiano di quegli anni come Ave Ninchi, Lia Zoppelli, Anna Campori, Marisa Merlini e la citata Bersizza. Rimasero cinque però le grandi donne della vita di Totò. Cronologicamente parlando, la prima fu la madre. La seconda fu la soubrette Liliana Castagnola. Tra lei e Totò si instaurò una romantica storia d’amore, che la gelosia e il tormento rovinarono. Liliana non fu l’ultimo amore di Totò, ma lui per lei sì, poiché si volle spegnere a causa dell’amore perso dell’attore. Terza donna fu Diana Rogliani, che Totò sposò nel 1932 e da cui divorziò nel ’39 in Ungheria. Da loro nacque una bambina, nel ’33, la quarta donna, che l’attore volle chiamare Liliana, non certo per coincidenza. Quinta fu Franca Faldini, ultima compagna di Totò nonché seconda moglie, che gli stette accanto fino alla fine. Ed è ad una donna che è dedicata la sua canzone più famosa, che noi lasciamo cantare da un’altra grande voce napoletana: Roberto Murolo.

MALAFEMMINA Murolo

Eccoci qui con l’ultima parte di CABARET-TRA CINEMA E TEATRO, rubrica di Radio Tuscia Web Events condotta dal vostro Francesco, che ha dedicato una puntata al grande Totò. So bene di non avergli reso abbastanza omaggio. Totò era un attore che andava vissuto: io ho potuto al massimo vederlo e studiarlo, leggendo varie biografie e poesie. Il suo spirito lo ha reso una maschera della commedia dell’arte, un personaggio a sé. Io credo che la sua poetica possa essere riassunta con un suo monologo che interpretò in una pellicola del ’53, dal titolo IL PIU’ COMICO SPETTACOLO DEL MONDO, dove Totò nei panni di un clown recita questi versi. Spero di non offendere nessuno se, salutandovi e dandovi appuntamento alla prossima settimana con un’altra puntata di CABARET, mi permetto di ripetere quelle parole:
Noi ti ringraziamo, nostro buon Protettore, per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e barraconi; tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni; tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa che nella nostra mensa non vengano mai a mancare pane ed applausi. Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo; e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.
Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici; tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore. Guardaci dalle unghie delle nostre donne, che da quelle delle tigri ci guardiamo noi. Dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono: un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo
e un po’ perché hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questa terra, capace di far ridere anche me, come io faccio ridere gli altri

Francesco Fario

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