Tullio De Mauro ospite al Disucom

Il 23 novembre il Disucom (Dipartimento di Scienze umanistiche della comunicazione e del turismo) ha ospitato presso l’auditorium dell’università di Viterbo la lezione del prof. Tullio De Mauro dal titolo: “Il nuovo vocabolario di base; parole emergenti, parole declinanti”.

Il prof. De Mauro non ha certo bisogno di presentazione; senz’altro uno dei più importanti linguisti italiani, studioso di semantica, lessicologia, filosofia del linguaggio e linguistica educativa ha pubblicato numerosi volumi tra i quali ricordiamo il “Grande Dizionario italiano dell’uso” in 6 volumi del 1999. Attualmente è professore emerito di Linguistica generale presso la Facoltà di Scienze umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza” ed è, tra l’altro, curatore del Dizionario italiano De Mauro sul sito de internazionale.it

Come si può intuire dal titolo, la lezione ha avuto come centro la nuova edizione del vocabolario di base della lingua italiana curato dallo stesso prof. De Mauro. Il vocabolario di base comprende circa 7000 parole e vi sono inserite quelle che ricorrono statisticamente più di frequente nella nostra lingua attraverso l’analisi dei più vari testi scritti. È diviso in: un vocabolario fondamentale di circa 2000 parole che sono quelle in assoluto più frequenti e che coprono il 90% dell’uso; un vocabolario di alto uso, circa 2750 parole che coprono circa il 4-5% delle occorrenze totali e un vocabolario di alta disponibilità di circa 2300 parole, molto usate nella lingua parlata di tutti i giorni ma poco nella lingua scritta.

Rispetto alla precedente edizione del 1980 c’è stato un cambiamento nella società e nella scolarizzazione media che si è alzata: per questo che si è sentita l’esigenza di farne una revisione. Il 73% delle parole del vocabolario fondamentale sono, per così dire sopravvissute, mentre il restante non è scomparso ma è diventato di utilizzo meno frequente scivolando quindi nelle altre due categorie. Gran parte delle nuove parole derivano in realtà dal vecchio vocabolario e sono parole di alto uso e di alta disponibilità che sono passate nel vocabolario fondamentale. Le prime mille parole del nuovo vocabolario fondamentale coprono circa l’80% delle occorrenze rilevate nei testi analizzati, le seconde mille solamente il 6%. Entrano 463 nuove parole che per un quinto vanno a inserirsi nel primo gruppo mentre la maggior parte restante si insedia nel secondo rendendo evidente il fatto che le prime sono parole più stabili mentre le seconde sono più soggette al cambiamento. Interessante notare quali sono, in generale, le parole che sono scese di livello; ad esempio erba, foglia, ramo, nuvola, sabbia, prato, pastore, ruota, tronco, stalla cioè molti vocaboli che sono in rapporto stretto con l’ambiente naturale: questo in buona sostanza significa che parliamo quindi utilizzando meno questi termini.

Interessante ma più propriamente triste, vedere come parole che sono a tutti gli effetti grossolanità, come le definisce lo studioso ma che noi qualifichiamo senz’altro come parolacce, siano di prepotenza entrate nel vocabolario fondamentale e di alto uso.
Questi vocaboli sono molto frequenti soprattutto in certi settori ma curiosamente non nella lingua parlata. Ci controlliamo nella lingua parlata cioè più di quanto facciano esponenti del mondo del giornalismo e dello spettacolo; sono questi infatti i settori più inflazionati dall’uso di questi termini in una esibizione di involgarimento del linguaggio che pare piaccia molto alla nostra società attuale.

Tra le mille cose preziose, il professore ci ha raccontato anche qualcosa che riguarda la Divina commedia di Dante: i suoi 7000 vocaboli sopravvivono ancora oggi per l’82-84% e di questi il 78% sono concentrati nel vocabolario fondamentale. Questo forse non farà la felicità degli studenti ma l’eminente studioso auspica che la lettura di questo capolavoro della letteratura italiana sia mantenuto e se possibile sia studiato nella sua interezza all’interno delle scuole proprio perché contiene molta parte del patrimonio della nostra lingua.

È stata senz’altro una lezione ricca, coinvolgente, piena di spunti ma purtroppo per motivi di spazio non riusciamo a riportare qui le molte altre cose dette, le domande fatte e le esaustive risposte date con puntuale precisione dallo studioso. Non possiamo fare altro che conservare con cura quanto appreso e magari tornare a casa con una rinata voglia di curare questa nostra lingua, troppo bistrattata e violentata sui social network, ma non solo, magari rispolverando dizionario e grammatica che prendono polvere lì in alto su quello scaffale del nostro soggiorno.

Alberto Krebel H.

(foto di Emilio Gherardi)

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