Tuscia Ink: tatuatori a confronto

A cospetto di ciò che si pensa, i tatuaggi non hanno significato. Non hanno colore, disegno, sono completamente anonimi. I tatuaggi si fanno per passare inosservati in una società abituata ad avere, abituata a vedere. Non fanno male, non ricordano, non colpiscono.
Ma i tatuaggi parlano, uccidono un pensiero e ne danno vita a un altro; ricordano chi siamo e chi vorremmo essere. Una carta d’identità imbrattata per sentirsi diversi, per sentirsi qualcuno. Dietro i tatuaggi c’è un cuore ferito, un ricordo bello, una paura, un timbro, un’origine e una tradizione. Un delitto, un figlio, uno screzio, un essere stati ciò che non si è più e un sentirsi ciò che non si può essere mai.
Mille parole buttate al vento per cercare di spiegare in fondo, ciò che non potrà mai avere una sola risposta, perché i tatuaggi non parlano a chi non vuole ascoltare e, non bisogna mai dar retta a chi con orgoglio e presunzione, chiede perché si sente il bisogno di farsi un tatuaggio. E’ necessario andare oltre e non sentirsi obbligati a spiegare, o meglio a giustificare quel gesto fatto; bisogna lasciar correre come sempre chi punta il dito, chi cerca di mettere in difficoltà con banali domande chi vuole semplicemente tatuarsi per fatti suoi.
A sentirsi ripetere tutti i giorni le stesse domande, sono i tatuati e sono i tatuatori, che la pensano a modo loro, come credono, come vogliono e come sia giusto far pensare agli altri. Ci sono i professionisti che vendono un prodotto e quelli che regalano un’emozione, quali segni lasciano Stefano Cacciaconti, Diego Giamo e Nicola Burratti sta a loro dirlo e a voi capirlo…

Significati diversi che celano una filosofia acquisita e rielaborata per tirare fuori il meglio di sé, un tatuaggio può rappresentare niente come tante cose, che significato hanno e cosa ti ha spinto a dargli voce?

Stefano: Il tatuaggio è un’espressione di se stessi, è un linguaggio diverso per farsi conoscere in modo apparentemente diretto. Quando ho iniziato dieci anni fa, i tatuaggi raccontavano storie soltanto in modo limitato attraverso i tribali e, credevo ci fossero solo quelle possibilità. Poi ho provato a portare la passione per l’arte in generale sul corpo delle persone. Ho iniziato a tatuare grazie alle loro emozioni, ai loro occhi che guardavano con soddisfazione.
Diego: Personalmente il tatuaggio deve rappresentare una cosa bella e il concetto di bello è legato alla solidità e alla tradizione; per solido, mi riferisco a linee e colori che hanno una certa durata nel tempo. Il significato invece va cercato nel cliente, in quanto parte da lui e solo lui può raccontare attraverso la propria vita e storia. A volte invece, sono io che propongo qualcosa che nasce dal mio costante studio del tatuaggio, che va dal disegno alla pittura.
Nicola: Il tatuaggio è un’emozione che porti con te, nasce con l’essere umano ed è un’esigenza sempre esistita che si è evoluta poi con il tempo insieme all’essere umano. I tatuaggi hanno fascino ed è per questo motivo che ho iniziato.

Mode passeggere, tatuaggi da coprire, da cancellare e altri da volere a tutti i costi, negli anni com’è cambiata la concezione del tatuaggio?

Stefano: Il tatuaggio fino a qualche anno fa era per pochi ed essere tatuati non sempre si associava a un qualcosa di positivo. Oggi i programmi televisivi, i social o il semplice mito del calciatore, hanno trasformato i tatuaggi in una sorta di moda, ma chi vuole tatuarsi per fortuna, è spinto solo da quello che ha dentro.
Diego: E’ cambiata molto perché è cambiata la società. Negli anni 90’ il tatuaggio era piccolo e nascosto, oggi mostrare il proprio corpo tatuato non è più un problema. In Italia i primi tatuaggi provenivano dalle carceri, quindi la nostra società ci ha messo di più ad abituarsi a differenza degli Stati Uniti o dell’ Inghilterra.
Nicola: Fortunatamente è cambiata in meglio. Quando ho iniziato non c’era niente su cui poter imparare, internet è arrivato dopo, quindi personalmente appartengo alla categoria “vecchia generazione” che ha imparato quasi per strada. Era difficile anche reperire i materiali e anche le richieste erano molto diverse; oggi è decisamente tutto più semplice anche se, bisogna essere bravi a raccontare le emozioni del cliente attraverso stili diversi ma, in modo professionale.


Stefano Cacciaconti

“Mi faccio un tatuaggio” può essere sinonimo di “Voglio sentirmi bene”?

Stefano: Farsi un tatuaggio porta sempre con sé un desiderio: dalla soddisfazione di avere sul proprio corpo un bel disegno, alla possibilità di coprire un brutto ricordo come una cicatrice. Cercare di sistemare un problema fisico – seppur parlando di un inganno innaturale – e riuscire nell’intento, è un motivo che fa stare bene non solo chi decide di migliorarsi, ma anche me che ho potuto rendere felice qualcuno.
Diego: Mi piace pensare che tutti lo fanno per sentirsi bene. Il tatuaggio, oltre che rappresentare un periodo particolare, rimane pur sempre qualcosa di estetico e viene usato come mezzo per modificare il proprio corpo.
Nicola: Credo tutte. Ci sono quelle situazioni forti nella vita che creano una specie di bisogno di tatuarsi e quel tatuaggio, crea una sensazione di benessere.

Rapporto tatuatore/tatuato, hai mai rifiutato un lavoro?

Stefano: Non ho preconcetti politici o di altro genere, nel momento in cui qualcuno viene da me il mio unico fine è quello di fare un buon lavoro. Si parte da un tema se non hanno un’idea precisa, ma non rifiuterei un lavoro e non mi è mai capitato.
Diego: Sinceramente si e no. Ciò che conta è la soddisfazione del cliente e che esca da un negozio felice, quello che posso fare è provare a far capire alle persone, che alcune cose nel tempo possono sembrare non più così belle come pensano in quel momento siano. Ma non ho mai mandato via nessuno! Anche perché per fare questo lavoro, bisogna cercare di fare più cose possibili. Per diventare bravi tatuatori si deve provare a fare tutto, attraverso il disegno e l’esercizio costante, ma non bisogna mai rifiutare nulla.
Nicola: Si mi è capitato. Adesso che non lavoro da solo ma ho dei collaboratori, ho la possibilità di filtrare e dedicarmi a lavori ai quali tengo maggiormente. Ma ci sono anche tatuaggi politici oppure che graficamente non renderebbero e che non faccio. Mi è capitato anche di rifiutare clienti troppo nervosi che non permettono un clima pacifico tra tatuato e tatuatore.


Diego Giamo

 

Quali sono le caratteristiche di un buon tatuatore?

Stefano: Esperienza, passione, impegno, queste sono le caratteristiche principali. E’ un lavoro che richiede tempo, anima e corpo e che necessita di un bisogno costante di migliorare, di conoscere i propri limiti.
Diego: Nei mestieri come questo ma come tutti quelli che implicano creatività, non si può inventare nulla. C’ è un’etica del lavoro che è fondamentale a 360°, quindi la formazione deve essere continua. Non so quali siano le caratteristiche principali di un buon tatuatore ma, i migliori sono quelli che vivono per farlo con sacrifico e forza.
Nicola: Empatia, creatività, versatilità, intelligenza e serenità.

Tanti lavori diversi tra loro ma che hanno la tua firma, qual è il tuo preferito?

Stefano: Non ho un tatuaggio preferito. Che sia il tatuaggio più piccolo o il più elaborato, meritano tutto l’impegno. Posso avere preferenze personali ma, nel momento in cui inizio a tatuare, faccio tutto quello che va fatto.
Diego: Sinceramente no. Generalmente succede che tatuo e le persone rimangono contente, ma io sono ipercritico e magari non lo sono. Trovo sempre qualche difetto e non mi piacciono, ma fortunatamente ai miei clienti piacciono sempre. Credo che il tatuaggio migliore sia sempre quello dopo.
Nicola: Ho degli stili preferiti che cambiano e si evolvono, ma non un tatuaggio specifico. Per noi tatuatori il miglior tatuaggio è la ricerca continua, dopo un lavoro si può essere contenti ma cerchi sempre di migliorare.


Nicola Burratti 

 

Un inchiostro di vita su un frammento di pelle, una voglia di raccontare al corpo ciò che la mente pensa. Un articolo per capire chi sono gli artisti, che danno semplicemente vita a ciò che non abbiamo il coraggio di narrare.

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