La tutela degli animali e i reati contravvenzionali

 

Abbiamo visto in precedenza la disciplina della tutela degli animali per quanto attiene la normativa europea contenuta nella Convenzione di Strasburgo del 1987 e la successiva, tardiva, ratifica nel nostro ordinamento con la L. 201/2010 e i reati delittuosi ivi previsti.
Accenniamo ora a delle norme contenute in altra parte del codice penale ed inerenti i cosiddetti reati contravvenzionali, meno gravi rispetto a quelli visti in precedenza e che prevedono in conseguenza del comportamento in loro violazione, l’arresto oppure una semplice ammenda in denaro.

Le norme in questione sono contenute in due articoli del codice penale che sono il 727 e il 727 bis.

Il primo è inerente il reato di abbandono di animali domestici che punisce il colpevole “con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1000 a 10.000 euro”. La stessa norma prevede inoltre uguale pena per chi “detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. L’abbandono di animali, purtroppo, è una piaga che affligge il nostro paese soprattutto d’estate nonostante molte siano le campagne di sensibilizzazione in tal senso. Per abbandono comunque non è inteso solo quello volontario di un animale ma anche ogni trascuratezza o mancanza di attenzione verso l’animale medesimo. Con sentenza n. 18892/2011 infatti, la Cassazione si è riferita in tal senso alla fattispecie dello smarrimento di un cane non denunciato dal proprietario che si era disinteressato dell’animale non preoccupandosi di cercarlo; la Suprema Corte quindi in tal modo ha escluso che questo reato potesse essere commesso solo in forma dolosa.

La seconda ipotesi parla di mantenere gli animali in condizioni incompatibili con la loro natura causandogli gravi sofferenze; si può individuare una qualche somiglianza con il reato di maltrattamenti previsto all’art. 544 ter ma la differenza sta nel fatto che nella forma delittuosa vista in precedenza, gli atti di costrizione procurano all’animale dei danni che poi lo obbligano ad altri comportamenti contrari alla sua natura, in questo caso invece la condotta umana già di per se procura un danno all’animale.

reati contravvenzionali

 

Facciamo un esempio per chiarire meglio il concetto: si può palesare questo tipo di reato se il cane viene lasciato senza cibo o con acqua insufficiente oppure quando viene utilizzato un collare troppo stretto o un guinzaglio troppo corto che quindi possono impedirne i movimenti oppure nel caso di animali tenuti in luoghi inappropriati, al freddo o al buio. Ecco che in tutti questi casi si verificano le ipotesi di cui all’art. 727 del nostro codice penale.

Infine l’art. 727 bis prevede la tutela degli animali selvatici e cioè punisce “chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta è punito con l’ammenda fino a 4.000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie”.

Abbiamo visto quindi degli accenni rapidi a quella che nel nostro paese è la tutela degli animali, quali sono i delitti e quali i reati contravvenzionali previsti nel nostro codice penale.
Certo è che purtroppo anche se la legge la prevede, certi comportamenti che continuano a ripetersi ogni estate, ma non solo, portano a chiedersi chi siano le bestie fra noi e loro. Io qualche dubbio ce l’avrei e come ha avuto modo di dire Ghandi: “la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali” e la nostra, a mio modesto parere e non solo per questo motivo, è una civiltà che non sta bene per niente.

Alberto Krebel H.

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