Valerio Braschi: sogni di un giovane vincitore di Masterchef

Circa tredici anni fa in Gran Bretagna, apparve per la seconda volta e in maniera rivisitata – la prima fu nel 1990 – il talent conosciuto in tutto il mondo e apprezzato da quasi tutti: Masterchef. Quanti hanno sognato di diventarlo? Immaginiamo molti si cimenterebbero in prove culinarie tra quei fornelli e presenterebbero piatti belli da vedere e soprattutto, dai sapori intensi; la selezione è sicuramente dura e poi mettersi in gioco con giudici che possono tranquillamente tirarti un piatto non è di sicuro la parte più simpatica del format, ma si è pur sempre all’interno della cucina di Masterchef. In Italia questo programma “assuefante” è giunto qualche anno dopo, nel 2011 per la precisione e, tuttora, rientra nella categoria dei programmi più seguiti; molti italiani si riuniscono in gruppo per studiare ricette, esprimere giudizi sui propri concorrenti preferiti e sentirsi un po’ Cracco, Barbieri, Bastianich o Cannavacciuolo – in realtà questo lo fanno anche al di fuori dell’ambito salotto e tv, ma questa è tutta un’altra storia.
Sei edizioni – si sta svolgendo ora la settima – per sei Masterchef; ve ne ricordate qualcuno? Il modenese di origini greche Spyros Theodoridis, l’avvocato Tiziana Stefanelli, il medico-nutrizionista Federico Francesco Ferrero, “l’ex cuoco” Stefano Callegaro, la mamma single Erica Liverani e il giovanissimo Valerio Braschi.

 

Ma chi è questo giovane riminese?
Un ventenne come gli altri che ha avuto una grande opportunità che non deve perdere assolutamente

Masterchef è uno dei programmi più amati in Italia (e non solo), che cosa si prova ad ottenere il grembiule e successivamente la vittoria?
Ottenere quel grembiule è una cosa meravigliosa, personalmente ci speravo con tutto il cuore, ma vincere è apocalittico. Sicuramente l’esperienza migliore della mia vita.

Come cambia la vita?
La mia vita ora è frenetica, movimentata, bella ma anche faticosa. Ora posso sia studiare che portare avanti la mia passione.

I giudici: così cattivi come sembra?
I giudici sono bravissime persone, molto severi ma assolutamente non cattivi.

La professione di chef, ieri ma soprattutto oggi, deve far fronte a moltissima concorrenza; c’è qualcosa che temi?
Io faccio la carriera. Non mi interessa se ci sono moltissimi cuochi, il mio fine è quello di portare avanti il mio ideale di cucina e poi è bello vedere le persone che si appassionano a questo ambito.

Sei giovanissimo eppure hai già molte responsabilità: qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno è aprire un ristorante e prendere tre stelle, bisogna rimanere con i piedi per terra, ma puntare e sognare sempre in grande!

Valerio Braschi ha le idee chiare, le stesse di un ragazzo che – come da lui ammesso – ha avuto una grandissima opportunità. La vittoria di un giovane fa ben sperare che un ruolo importante parta proprio da chi crede nei sogni e fa del tutto per realizzarli. Un ventenne umile che vuole puntare in alto, un ventenne che non sbandiera la sua vittoria come un trofeo, bensì come un valido punto di partenza – conoscerlo personalmente ci ha dato la possibilità di apprendere ciò che da uno schermo non arriverà mai – e “Aprire un ristorante e prendere tre stelle”, significa desiderio di farcela attraverso l’impegno. Che trionfino i giovani… sempre!

Isabella Bellitto

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