Villa Lante della Rovere e il Cardinal De Gambara

Intorno alla metà del ‘500 il Cardinal De Gambara decise che voleva avere un barco per dedicarsi alla caccia. Si ricordò che c’era una tenuta vicino a Bagnaia la quale si prestava molto bene a questo scopo perché possedeva già un barco molto ampio nel quale cacciare e anche una palazzina di caccia che poteva essere restaurata ed ampliata.

C’era anche un grande architetto molto di moda che si stava occupando di altri progetti importanti a Tivoli e Caprarola, certamente lui avrebbe saputo come rendere moderno ed agibile il barco di Bagnaia.

L’architetto si chiamava Jacopo Barozzi da Vignola, ed aveva idee molto moderne. Proprio in quel periodo si stava occupando di diversi progetti per la valorizzazione di importanti dimore. Perché non affidargli anche questo progetto?
Ma ad una condizione: che Jacopo non deve dimenticare che: “Io sono il Cardinal De Gambara e sono un grande inquisitore! Sono il grande protagonista nei processi contro Pietro Carnesecchi (1566-67), Niccolò Franco (1568-70) e l’ex governatore di Roma e procuratore fiscale Pallantieri (1569-71), tutti conclusi con l’esecuzione degli inquisiti“.

Il Cardinale soleva dire: “Chiunque entri nelle mie proprietà deve sapere chi sono io e come la penso e quindi la mia proprietà dovrà essere disseminata di simboli esoterici che facciano capire come comportarsi”.
Uno dei simboli è la graticola di San Lorenzo! A buon intenditor poche parole!

E il Vignola creò questa grande opera d’arte a cielo aperto che è la villa rinascimentale più bella d’europa. La sua fantasia creò giochi d’acqua, fontane e giardini all’italiana, dando una prospettiva diversa, piena di simbolismi ed analogie.

Il risultato fu che le fontane si animavano improvvisamente gettando zampilli d’acqua che inzuppavano i vestiti delle dame, costringendole a cambiarsi gli abiti bagnati negli adiacenti rifugi creati ad arte e, dove sicuramente sarà stato presente il grande castigatore di costumi, cioè il megalomane cardinal Francesco de Gambara.

Nel 1578, anno in cui la villa fu visitata da Gregorio XIII (14 e 27 settembre), il cardinale si preoccupò di fare ornare la fontana dei Mori, con quattro statue di draghi (emblema del papa), ma appena finita la visita, le quattro statue furono trasformate in puttini con ali traforate e spostate lateralmente nella vasca del Pegaso!
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore!

Questa villa nel XVII secolo, passò nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, Duca di Bomarzo, e da allora è conosciuta come Villa Lante.
Oggi è accessibile al pubblico il Barco, mentre i giardini all’italiana sono accessibili dietro pagamento di un ticket d’ingresso.

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