Vincenzo Icastico: la mia lettera agli insegnanti di musica

Il ruolo degli insegnanti è sempre stato rispettato – forse un po’ meno negli ultimi tempi – ma fino a qualche anno fa si andava a scuola, all’Università o si seguivano corsi, per imparare un mestiere, per apprendere concetti importanti e per ricevere un insegnamento fondamentale: quello del saper vivere. Non era importante la materia: poteva trattarsi di italiano, matematica o scienze, ma i sentimenti che ci venivano donati, rimanevano impressi dentro e il tutto, partiva dall’amore per la conoscenza di colui che aveva lo strumento dell’insegnare.

Vincenzo Icastico è un arrangiatore, compositore, un ragazzo molto giovane che ama la musica e che ha deciso di insegnarla, attraverso la chitarra e l’ukulele, presso l’istituto Carissimi di Viterbo. All’interno di una redazione giornalmente possono giungere centinaia ci comunicati, oggi ne è arrivato uno insolito dal titolo “Quello che facciamo è magico, riscopriamo l’onore di insegnare!”; poteva essere un semplice elenco di punti da segnare o da ricordare, ma una volta aperto, la notizia da segnalare si è trasformata in un insieme di sentimenti “dettati dal cuore”- come si è soliti dire- in una sorta di lettera e, proprio questa lettera, recitava così:

“Sono un musicista, eppure gran parte del mio lavoro riguarda la magia!”
La magia di avere 50 persone che ballano trasportate dal solo suono della tua chitarra acustica; che per un momento dimenticano i problemi, si commuovono,ridono. La magia di ricevere una bozza “chitarra e voce” da un cantautore e, restituirgli una canzone finita, grazie alla quale può fare in modo che la sua storia, il suo grido di dolore o di gioia, arrivino a destinazione. Ma tra le attività legate alla musica che svolgo ce n’è una che le batte tutte.
Sono un insegnante di chitarra e ukulele e, la maggior parte dei miei allievi sono bambini!
Sono uno dei tanti, uno di voi… ed è a voi insegnanti che mi rivolgo” Il nostro è un ruolo privilegiato: noi abbiamo l’onore di essere i primi a far scoprire ai bambini che esiste una cosa magica chiamata musica, che le note sono 12, che in modo innato sanno già battere le mani a tempo e cantare una scala maggiore. E non è solo questo. Abbiamo anche la grandissima responsabilità di insegnare loro un linguaggio, uno strumento che gli sarà di supporto nei prossimi anni nella scoperta e lo sviluppo della loro vita emotiva: magari un adolescente riuscirà a dire per la prima volta “ti amo” scrivendo una canzone; magari riuscirà ad esorcizzare il dolore che prova componendo una melodia; magari riuscirà a canalizzare quell’immensa energia, senza disperderla in attività distruttive per lui e la sua famiglia.
Per questo sono convinto che il nostro lavoro vada ben oltre il semplice nozionismo. Non si tratta della tecnica giusta o dei modi della scala minore armonica: insegniamo che non siamo mai soli, che dobbiamo sempre guardare ed ascoltare la persona che abbiamo di fronte; insegniamo a rispettare i tempi di chi rimane indietro, la collaborazione, la condivisione; insegniamo che da soli si può fare tanto, ma unendo le forze si può dar vita a qualcosa che è molto di più della somma delle capacità di ogni singolo.
Noi siamo chiamati ad accogliere, accettare i nostri allievi. Entrare nel loro mondo e cercare di lasciargli qualcosa che li aiuti a crescere, esprimersi, prima di andarcene. Prima ancora di mettere le mani sullo strumento dobbiamo capire al volo che bisogna parlare con tono dolce ed a bassissimo volume con Nicole (9 anni), per non spaventarla e permetterle di accedere all’esperienza solo quel tanto che le permette di sentirsi sicura; come bisogna parlare di rock’n’roll e battere il cinque a Tommaso (13 anni), che è appassionato di AC/DC e vuole suonare la chitarra elettrica “per far colpo sulle ragazze”!
Ultimamente con dispiacere nel nostro ambiente ho sentito delegittimare professionisti che hanno dedicato la loro vita all’insegnamento della musica ai bambini. La trovo una critica stupida. Stupida e figlia dell’era dei Talent e del servilismo mafioso che attanaglia il settore dell’arte. Io non mi vergogno di insegnare musica ai bambini.
E’ vero. Gli insegnanti in Italia non hanno la considerazione che meritano. Il lavoro è sfibrante e le soddisfazioni economiche non sono così allettanti. La vita è difficile un po’ per tutti.
E’ tutto vero.
Ma se solo per un secondo metteste da parte le preoccupazioni e la frustrazione che siamo costretti a portarci dietro giorno dopo giorno, vedreste che quello che facciamo signori è GRANDE. E non solo, è magico.

E se ci dimentichiamo di stupirci ogni giorno per la bellezza che il nostro lavoro ci restituisce in cambio del nostro costante impegno, siamo grigi e morti come quegli adulti contro cui scrivevamo canzoni quando avevamo 15 anni e tutto il mondo contro. La nostra scelta di vita è messaggio forte. Simboleggia la grande verità, il desiderio di libertà rende insignificante qualsiasi rinuncia; cerchiamo di non imbrigliarci da soli per compiacere chi vede solo i soldi ed il vano prestigio…e della musica e dello stupore non sa niente.
Colleghi e insegnanti, riscopriamo l’Onore di Insegnare.
Davvero, facciamolo.

-Vincenzo Icastico-

 

Ci sono miliardi di emozioni solo ad ascoltarla la musica, farla e addirittura insegnarla, è una sensazione che non molti purtroppo possono vivere. Vincenzo a parole in qualche modo ha provato a spiegarla e pubblicando questa lettera, ci auguriamo che quell’Onore citato, ritorni ai legittimi proprietari: ritorni agli insegnanti!

 

Isabella Bellitto

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