Violenza di genere: un po’ di storia

In questi ultimi mesi, e non solo purtroppo, si sente sempre più parlare di violenza di genere; vediamo nella nostra rubrica “Diritto in pillole” con l’aiuto dell’avv. Piera Angius di ripercorrerne gli aspetti principali, sia per quanto attiene la normativa sia per ciò che riguarda le forme di tutela previste dal legislatore che però affronteremo in un articolo successivo.

In campo internazionale la dichiarazione dell’ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993 è un importante punto di riferimento. All’art. 1 della dichiarazione leggiamo che viene definita violenza contro le donne ogni atto di violenza fondato sul genere e che abbia come conseguenza una sofferenza fisica sessuale o psicologica per la donna ivi incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà sia nella vita pubblica che privata.

Altra fondamentale convenzione è quella di Istanbul del 2011 a opera del consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta alla violenza domestica e contro le donne, fino ad oggi sottoscritta da 32 stati e ratificata da 9 di questi stati che ne risultano quindi vincolati. Questa convenzione è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante, come si diceva, che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne da qualsiasi forma di violenza ed è incentrata sulla prevenzione di quella domestica, e che punta a proteggere le vittime e a perseguire i trasgressori. L’Italia è stata tra i firmatari e anche tra i ratificatori di questa convenzione con il D.lgs. 93 del 14 agosto 2013 convertito poi nella L. 119 del 15 ottobre 2013 che poi altro non è che la cosiddetta “legge sul femminicidio”.

Fino a qualche anno fa il nostro codice penale, istituito nel 1930 (codice Rocco), nella sua originaria formulazione risentiva del clima culturale dell’epoca che era fortemente discriminatorio nei confronti delle donne. Per fare un esempio, il reato di adulterio puniva il solo adulterio da parte della moglie, mentre quello del marito non causava riprovazione sociale. Altro esempio è rappresentato dalla punizione per il reato di concubinato, che avveniva solo se il marito teneva la concubina nella casa coniugale. Queste norme sono divenute illegittime per opera della Consulta solo nel 1969. Allora, quelli che oggi si chiamano delitti a sfondo sessuale, erano inseriti fra quelli contro la morale pubblica e soltanto nel 1996 la violenza sessuale viene inserita fra i delitti contro la persona.

Oggi c’è senz’altro una diversa sensibilità e la legge sul cosiddetto femminicidio rappresenta sicuramente un passo avanti perché realizza un articolato intervento normativo teso «ad inasprire, per finalità dissuasive, il trattamento punitivo degli autori di fatti di violenza di genere, introducendo, in determinati casi, misure di prevenzione finalizzate alla anticipata tutela delle donne e di ogni vittima di violenza domestica”.

Nel prossimo articolo di approfondimento parleremo di come oggi venga trattata, soprattutto nel nostro ordinamento, la violenza di genere e di quali siano le misure poste in essere dal legislatore anche in recepimento delle normative internazionali.

Alberto Krebel H.

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