Gregory Peck, uno degli ultimi divi della “vecchia Hollywood”

Quindici anni fa, questo stesso giorno, si spegneva una star di Hollywood, ammirato dalle donne per il suo fascino e dagli uomini per la sua bravura: Gregory Peck.

Nel corso della sua carriera, recitò sotto la regia dei più grandi maestri del cinema, come Hitchcock, Kazan, Wyler, Kramer, Huston e Minnelli, e accanto alle più grandi “femme fatale” come Alida Valli, Ava Gardner, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Lauren Bacall e Jessica Lange.

Nato in California il 5 aprile del 1916 con origini umili, Gregory provò inizialmente ad intraprendere gli studi di medicina, ma poi seguì la carriera da attore. Dopo un paio di film che lo fecero apparire come affascinante e capace, iniziò presto ad avere successo. Già con il suo secondo film ricevette la prima nomination all’Oscar, che arrivò nel ’63 con Il buio oltre la siepe.

Alcuni dei film a cui prese parte rimasero nella storia del Cinema.

Esempi ce ne sono: Io ti salverò, di Hitchcock, con Ingrid Bergman; Il promontorio della paura, con Robert Mitchum; e forse il più celebre Vacanze romane, accanto a Audrey Hepburn e un celebre ciclomotore bianco.

La vita di Gregory però non fu solo successi e film.

Quando si trasferì a New York, per fare l’attore, fece una lunga gavetta, come nell’autentica tradizione attoriale, e una lunga serie di lavori per mantenersi. Nel ’42 si sposò per la prima volta con Greta Kukkonen, una parrucchiera di scena, conosciuta durante una tournée teatrale. Il matrimonio durò fino al ’54 e nacquero tre figli: Stephen, Carey e Jonathan. Quest’ultimo si suicidò nel 1975: avvenimento che distrusse la vita dell’attore e lo fece riempire di sensi di colpa, ma non lo fece mai arrendere. Si sposò per la seconda con Veronique Passani, matrimonio che durerà fino alla morte dell’attore e che portò altri due figli.

I suoi personaggi hanno sempre avuto una sfumatura socialmente liberale e democratica, tratto che distingueva anche la sua vita privata, durante la quale si batté sempre contro l’intolleranza razziale e per i diritti civili: queste lotte gli diedero la Medaglia Presidenziale della Libertà nel ‘69.

A chi gli chiedeva qual era stata l’attrice più bella con cui aveva lavorato, rispondeva che non l’avrebbe mai detto per non dispiacerne nessuna; delle rivalità con gli altri attori, ricordava solo quella con John Wayne, ma solo sullo schermo poiché in privato aveva ottimi rapporti. Estremamente generoso, aveva il culto dell’amicizia: ad esempio quando morì la Gardner, voci di Hollywood dissero che fu lui a prendersi cura della sua cameriera e del suo cane.

Interrogato su come abbia fatto a restare un divo per più di cinquanta anni, rispondeva:

«Lavorando ogni giorno, con costanza e umiltà, senza dimenticare mai i veri valori, la famiglia e la sicurezza di aver svolto bene il proprio compito».

Francesco Fario

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