Paolo Poli, lo scandaloso…garbo di un istrionico teatro

Esistono molti tipi di attori. Alcuni seguono i canoni imposti, altri cercano di trasmettere qualcosa a modo loro: tra quest’ultimi c’era Paolo Poli.

Classe 1929, nasce a Firenze il 23 maggio, in una famiglia abbastanza benestante, da un carabiniere e una maestra montessoriana. Ripeteva spesso di quegli anni:

L’America cadeva. L’Italia si rialzava. E io nascevo

Una vita passata in serenità, poiché intellettualmente i suoi genitori non lo giudicarono mai, neanche davanti a delle letture ritenute all’epoca poco consone. Studia fino alla laurea, in letteratura francese, per cominciare la sua carriera sulla scena teatrale a partire dagli anni ’50. Il suo talento si vede subito: ha carattere, istrionia, gusto e il magnifico dono di rendere leggero anche l’argomento più pesante.

Paolo però ha una caratteristica che lo rende rivoluzionario: è un omosessuale dal tocco effemminato. Banale? Non se si pensa al periodo: era ‘peccato’ solo pensarle certe cose. Lui però non se ne vergogna, anzi usa tutto come un’arma, recitando infatti spesso ‘en travesti’ senza però mai sembrare tale: recitava una donna. Quando arrivano gli anni ’60 e la rivoluzione dei costumi, Paolo è un’icona. Non è un Truman Capote, non è un Tennessee Williams: non è una figura da salotto, non segue la moda. Non è spinto da malinconia né da forze auto lesioniste. È un Attore, amante del classico, con una straordinaria cultura alle spalle, una gigantesca autoironia e amante della vita.

Paolo Poli

A portare Paolo Poli sulla cresta è la RAI che si accorge di lui proprio intorno a quel periodo.

Mostrerà a tutti prima quanto sia facile per lui la recitazione ‘convenzionale’. Affascinante e dalla voce ipnotica, Poli conquisterà presto il pubblico italiano. La televisione però sarà solo un mezzo. Il cinema? Sporadici cammei finiti negli anni ’70. La sua carriera sarà solo teatro. Teatro e letteratura. Questa infatti per lui diventa una grandissima forma di ispirazione. Come dichiarò una volta:

La letteratura ti dà della vita una visione più luminosa

Teatro, letteratura e poi…Cultura Popolare. Canzoni, tradizioni, modo di vestire e satira di costume: tutto rimanda anche a questo.

Un’arte fatta però tutta da solo! Sul palco c’era lui e il suo ensemble: nessun altro.

Una Recitazione elegante, istrionica, sempre dal tocco un po’ scandoloso. Non solo per via del travestitismo, ma anche dagli argomenti che trattava. Si pensi al suo Santa Rita, una rivisitazione della vita della nota santa in chiave comica e irriverente, messo in scena nel 1966. Oppure a una sua rappresentazione de L’Asino d’Oro di Apuleio, dove affronta anche temi erotici.

Dopo un mese dal suo ritiro dalle scene, si spegne a 87 anni a Roma, il 23 marzo 2016. Una frase che lo descrisse meglio fu quella di Fabio Fazio:

“Paolo Poli era eccezionale, proprio di per sé. Nel senso che era un’eccezione. Fuori da ogni regola, rappresentava un’eccezione in tutto”.

 

Francesco Fario

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