Maltrattamenti… assolto!

Affrontiamo oggi un argomento delicato tornato alla ribalta dopo una recente sentenza che, visto il modo in cui è stata presentata sui media, ha suscitato non poche polemiche sui social network grazie ai molti “leoni da tastiera” e “tuttologi” che li popolano: la violenza sulle donne.
L’antefatto è che in questa sentenza un giudice ha assolto dalle accuse di maltrattamenti un marito denunciato per tale reato dalla moglie.

Siccome è sempre meglio verificare e cercare di dare informazioni corrette in un campo che è squisitamente tecnico, ci avvarremo, nell’ambito della nostra rubrica “Diritto in pillole”, dell’ausilio dell’Avv. Angius che ci spiegherà un po’ meglio quello che è successo.

Avv. Angius, ci può brevemente spiegare quello che è successo?
Prima di tutto è bene sottolineare che non avendo letto la sentenza posso solo ipotizzare quanto accaduto ed attenermi a quanto riportato dai media e alla legge. Innanzitutto da quanto letto pare che un uomo sia stato assolto dall’accusa di cui all’art. 572 C.P. (maltrattamenti ndr) perché il giudice non ha ritenuto le violenze subite dalla moglie reiterate e continuative nel tempo.

Questo in parole povere cosa significa?
L’art. 572 prevede che chiunque maltratta un familiare che sia convivente o comunque persona sottoposta alla sua custodia commette un reato.
La Giurisprudenza (es. sentenza n. 40936 VI sez. penale Cassazione, 08 giugno 2017 che a pag. 3 e 4 spiega la cosa in maniera cristallina) però prevede che per aversi quanto previsto dall’articolo del C.P. di cui sopra, bisogna provare che i maltrattamenti e le vessazioni siano state reiterate nel tempo, cioè che siano abituali.

Quindi questo significa che è possibile picchiare un familiare “ogni tanto”?
Assolutamente no, ma un conto è il reato contestato che prevede l’abitualità, un altro è la sussistenza di reati di altro tipo quali percosse o lesioni che possono sussistere anche in singoli episodi. Quando si è in tribunale, come ho appena detto, bisogna essere in grado di provare quanto si afferma. In caso contrario il giudice non può condannare l’imputato sulla base di affermazioni altrui non suffragate da prove.

Quindi secondo il suo parere l’ondata di indignazione che si è registrata sui social network è ingiustificata?
Ripeto, prima di formulare dei giudizi bisognerebbe leggere la sentenza e i relativi atti processuali senza lasciarsi trasportare dall’emotività. Le spiegazioni potrebbero essere varie: potrebbe darsi che il giudice abbia correttamente applicato la norma oppure che abbia sbagliato o che non abbia considerato delle prove; quello che però sconcerta è la facilità con la quale molte persone, che evidentemente sono a digiuno di diritto, condannano senza mezzi termini il giudice per aver, secondo loro, assolto un chiaro colpevole. I giudici applicano le leggi; che poi ci siano giudici più o meno preparati, più o meno coscienziosi è un dato di fatto che riguarda peraltro molti altri campi. Quindi, si, ritengo che questa levata di scudi sia ingiustificata almeno al momento.

Che ruolo hanno i media in tutto questo?
Sicuramente un ruolo di primo piano. I media dovrebbero aiutare chi legge a comprendere come funzionano le leggi e non aizzare le folle. Purtroppo i giornali devono vendere e ogni scusa evidentemente è buona per attirare l’attenzione.

Ringraziamo l’Avv. Angius per essere intervenuta e per aver, almeno speriamo, fatto un po’ di chiarezza su un argomento spinoso e delicato. Dal canto nostro non possiamo fare altro che invitare tutti sempre alla prudenza e a prendere con le pinze quanto si legge in giro cercando sempre di verificare con attenzione e separando sempre i fatti dalle opinioni che, giustamente, ognuno di noi può avere ma che dovrebbero essere sempre costruite sulla base di elementi oggettivi.

Alberto Krebel H.

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