L’importanza della letteratura nella vita: intervista a Mariapia Ciaghi de Il Sextante

Molto spesso capita di incontrare nel proprio cammino, persone che in qualche modo cambiano il nostro modo di vedere le cose o addirittura della vita. Ci sono amori impossibili che ci rendono più forti, amori tremendi che ci rendono deboli; poi ci sono amicizie di convenienza che ci fanno sentire soli o persone di passaggio, che ci regalano insegnamenti che durano per sempre. Tutto quello che serve in certi momenti, è di avere la prontezza di riconoscerle subito e mai quando è troppo tardi.

Sempre con quel pizzico in più di attenzione, qualcuno potrebbe accorgersi che quelle persone che ci insegnano qualcosa, ci capitano per caso e mai perché le siamo andate a cercare.

E’ proprio così che il contatto di Mariapia Ciaghi è capitato per questa intervista; senza troppe informazioni di partenza, senza scadenze e senza pretese, ho chiesto a Mariapia di raccontarsi partendo da piccole richieste e questo, è quello che ne è uscito…

“Il mio interesse principale riguarda il rapporto fra la letteratura e la morale. Nella mia ricerca cerco di combinare un approccio filosofico e uno storico; la filosofia morale e l’estetica, le uso per articolare delle domande, ma poi mi interesso al modo in cui dei testi letterari rispondono a queste. 

E’ importante per me, oltre l’architettura della morale, anche la sua storia, che è poi intrecciata con la storia politica e sociale di un paese.

Tramite la creazione di queste, l’uomo organizza l’esperienza di sé e del mondo, il proprio vissuto, la propria identità. E, a volte, attinge alla sua bellezza, nella configurazione stilistico-simbolica del testo letterario. A partire dalla specificità linguistiche, formali, stilistiche e simboliche di un’opera, questo approccio permette di interpretare il testo anche come ricerca antropologica. Non esiste etica senza estetica, e non esiste estetica senza etica. E’ necessario affrontare il problema impiegando queste due linee insieme. Ci sono scrittori cosmopoliti che seguono le regole, gli schemi dei centri culturali, che siano questi europei o nordamericani. Gli autori universali sono quelli che mettono inpratica la lezione di Cechov: “concentrati sul tuo paese e parlerai dell’universo”. Uno scrittore deve essere in grado di colpire ciò che accomuna tutti gli essere umani di qualsiasi posto del mondo perché ci sono valori che trascendono tempo. 

E di un tempo futuro ciò che mi spaventa personalmente e per i giovani, è la mancaza di rispetto.

Il rispetto è uno dei fondamenti delle morale e dell’etica, è valutare gli altri, considerare e riconoscere la dignità di ogni persona in quanto tale, è il riconoscimento dei diritti innati per tutta l’umanità. E’ l’essenza delle relazioni umane e della vita in comunità; è un diritto e un obbligo. Ci sono atteggiamenti dell’essere umano che vanno contro questo rispetto:

l’egocentrismo, l’orgoglio, l’intolleranza, l’assenza di valori o la cattiva educazione.

La mancanza di rispetto origina conflitto e violenza; come quella contro le donne, o alcuni episodi nelle scuole; ma anche la manipolazione, l’umiliazione e lo sfruttamento sul lavoro.

Per avere una concezione rispettosa della vita, dobbiamo cominciare rispettando noi stessi. Questo è il primo passo per rispettare gli altri, quindi non dovremmo fare cose che tentano di sfidare la nostra dignità. Tale rispetto, è un bene per le persone ma anche per l’ambiente. 

Il rispetto è figlio anche dell’istruzione, settore che purtroppo nella nostra società, è sempre più a rischio. La letteratura gioca un ruolo importante nello sviluppo del bambino poiché la conoscenza viene acquisita attraverso di essa. I genitori e gli insegnanti dovrebbero essere pazienti in modo che il desiderio di leggere si apra la strada e, soprattutto, sia sempre sinonimo di libertà e non di costrizione.

E’ anche importante far capire che  leggere è qualcosa di speciale, che la lettura non accade “là fuori”, come può essere la televisione; l’esperienza della lettura è dentro di noi

Promuovere la lettura, sia per i genitori che per le scuole, non è un compito semplice, poiché per trasmettere questo tipo di amore, bisogna averlo vissuto.

Bisognerebbe invitare gli studenti, guidandoli, a godere della lettura dotandola di significato; solo in questo modo sarà possibile formare dei lettori appassionati anche a scuola.”

 

Per chi non ha mai provato un sentimento per un libro, tutte queste parole possono risultare vuote; un libro letterario, ma non solo, è un’esperienza che abbraccia i nostri sensi; come gli occhi che si illuminano di fronte a uno scaffale pieno, le narici che si aprono per far entrare l’inconfondibile profumo della carta stampata o le mani che accarezzano le copertine. Coloro che, invece, conoscono bene questa passione, sanno che è possibile unire anche le ultime due esperienze sensoriali: il gusto che sazia la conoscenza e il suono dell’immaginazione. Ma quest’ultimo ancora o purtroppo, è cosa per pochi.

Un personale ringraziamento a Mariapia Ciaghi, direttrice de Il Sextante

 

Isabella Bellitto

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