Il convegno “Crimine organizzato e Patrimonio culturale: Il furto della Natività di Palermo” tenutosi ieri presso il Museo Nazionale Etrusco di Viterbo – Rocca Albornoz ha riscosso un grande successo di pubblico.
I relatori del convegno Il furto della Natività di Palermo hanno posto particolare enfasi sul danno inflitto alla collettività dai furti d’arte, evidenziando la loro frequente committenza da parte di varie entità, ma con un filo conduttore che li lega alla mafia.
In apertura i saluti istituzionali di Andrea Natali, direttore della SAG, di Sara De Angelis, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Viterbo Maria, di Assunta Tarsetti, direttrice della biblioteca “Scripta Hic Sunt” del CSC e di Marcello Cevoli presidente del CSC.
In occasione dell’importante convegno “Crimine organizzato e Patrimonio culturale: Il furto della Natività di Palermo“, dai depositi del museo è stata esposta un’inedita anfora panatenaica. L’anfora panatenaica è il vaso contenitore di olio sacro, l’equivalente di una coppa d’oro delle odierne Olimpiadi, dato in premio ai podisti dei giochi panatenaici dell’antica Atene.
Un punto centrale dell’evento è stato l’approfondimento sul più importante crimine irrisolto nella storia della criminologia del patrimonio culturale italiano, nonché uno dei casi più celebri a livello internazionale: il furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio avvenuto nel lontano 1969 a Palermo del quale non è stato mai scoperto l’autore.
Dopo più di cinquant’anni di indagini ancora non ci sono certezze, mentre le confessioni dei pentiti di mafia e le leggende sul destino della tela dispersa hanno ingrandito il mistero senza arrivare mai ad una conclusione.

Michele Cuppone, autore del saggio “Caravaggio, la Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” (Campisano Editore, 2023), ha illustrato il tema del furto, fornendo nuovi dettagli.
Un aspetto affrontato durante l’evento è stato quello relativo all’origine della misteriosa pala d’altare: diversamente da quanto comunemente creduto, non fu realizzata in Sicilia nel 1609, ma a Roma nel 1600, all’interno del Palazzo Madama, oggi sede del Senato, dove l’artista risiedeva all’epoca.
Durante il convegno sono stati esaminati lo stile, l’iconografia e la diffusione delle copie del dipinto, oltre alle più recenti scoperte d’archivio e alle indagini diagnostiche condotte sull’opera.

Michele Cuppone ha, inoltre, mostrato un documento datato 1600 ritrovato in un archivio notarile nel quale Caravaggio si impegna con il banchiere Fabio Nuti per dipingere un quadro che corrisponde alla descrizione della Natività trafugata a Palermo.
Il convegno è stato brillantemente moderato dalla Dottoressa Antonella Privitera, docente della SAG e membro del comitato scientifico della scuola.
Il programma del convegno ha visto anche l’interessante intervento di Giancarlo Garna, archeologo e docente del Centro per gli Studi Criminologici, Giuridici e Sociologici (CSC), che ha evidenziato il poco noto aspetto degli incredibili intrecci tra criminalità organizzata e terrorismo nell’oscuro mondo dei trafugamenti di opere d’arte.

Impressionante e stupefacente lo stretto legame tra piccole manovalanze come i “tombaroli” e le mafie insieme ai poteri forti come le banche, le case d’asta e purtroppo anche i musei esteri.
Ha concluso l’incontro il comandante provinciale della GDF di Viterbo Colonnello Carlo Pasquali, che ha spiegato in maniera particolarmente comprensibile come le organizzazioni criminali gestiscano il riciclaggio del denaro proveniente dal traffico dei reperti rubati.






