Un prete fra gli ultimi

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Sulle montagne maceratesi di Acquapagana, frazione del Comune di Serravalle di Chienti, all’ombra dell’Abbazia Camaldolese del SS.Salvatore, ora inagibile e a rischio abbandono a causa del terremoto del 2016, abbiamo incontrato don Aniello Manganiello, il fondatore dell’Associazione per la Legalità e contro le mafie  di Ultimi.

Don Aniello quali sono i tuoi obiettivi a breve termine?

“Il mio primo obiettivo è di portare a termine la ripubblicazione del libro ‘Gesù è più forte della camorra’. Un’edizione economica, aggiornata con un capitolo in più che parla di ciò che è avvenuto in questi anni, dal 2011 anno della prima pubblicazione con la casa editrice Rizzoli, fino a oggi.

In questo capitolo ho raccontato tutto quello che ha caratterizzato il mio percorso, soprattutto nel fondare l’Associazione Ultimi per la legalità e contro le mafie. Per continuare nel seguire più da vicino, e più di quanto potessi fare quando ero parroco, l’Associazione Calcio Oratorio Don Guanella di Scampia, che fondai appena arrivato nel 1994. L’obiettivo è lo stesso di allora, togliere i ragazzi dalla strada dove il pericolo è diventare manovalanza della criminalità organizzata, ma anche di assumere certi comportamenti, una certa mentalità, che poi si spalma nella propria vita e nelle proprie scelte con la convinzione diffusa che lo studio, la scuola siano inutili perché non danno da mangiare. 

Una convinzione che circola molto,  non solo a Scampia, ma anche nelle periferie di Napoli.

C’era quindi bisogno di contrastare questo pensiero e mi sembrava che il calcio fosse uno strumento utile per i ragazzi: li affascina, li coinvolge, li fa divertire, li mette insieme ed è in effetti uno strumento che può avvicinare i ragazzi stessi e può stimolarli a guardarsi intorno per cogliere il positivo che c’è, ma anche per riscoprire, attraverso l’aiuto degli allenatori, l’importanza dello studio e della cultura. 

Il libro uscirà il 13 settembre in una veste tipografica diversa con la casa editrice Europa Edizioni in edizione economica, così come l’ho voluta,  così come nel contratto con la casa editrice abbiamo deciso”.

Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine?

“L’obiettivo a lungo termine che accarezzo e che, sto perseguendo da tanto tempo, è quello di trovare una struttura per una casa protetta. Avevamo trovato il luogo adatto, ma poi il terremoto del 30 ottobre 2016 nelle Marche e in Umbria ha interrotto la realizzazione del progetto. Questa casa era qui a pochi km, a Cesi per la precisione, una delle frazione di Serravalle del Chienti.  Mi era stata concessa in affitto simbolico dal vescovo di Camerino, perché di questa casa Canonica è proprietaria la Diocesi. Il terremoto purtroppo ha danneggiato la chiesa che fa corpo unico con la casa canonica e anche se la struttura in se non ha subito nessun danno l’evento sismico ha bloccato il progetto.

Ma non demordiamo, l’idea di fare la casa protetta è sempre viva”.

 

Parlaci di più di questo progetto di casa protetta?

“Intanto al momento abbiamo la difficoltà di trovare qualcuno che abbia una casa abbastanza grande che non utilizza da dare in comodato d’uso per qualche anno, per poter realizzare questo progetto a favore delle donne che subiscono violenza anche all’interno della stessa famiglia e che non hanno la possibilità di andare via dal luogo dove vivono per mettere in sicurezza la loro vita.

Ecco questa struttura avrebbe il compito di struttura protetta, di via di fuga, intanto che la giustizia segua il suo corso.

Giustizia che non ci piace com’è amministrata in Italia con sentenze che si spalmano su tempi biblici mentre i deboli e gli innocenti vengono anche uccisi e continuano a subire prepotenze.

Critico la giustizia italiana perché ha tempi troppo lunghi: non c’è certezza della pena, non c’è rieducazione. Questo accade anche con i minori, che devono pagare per quello che fanno, devono subire una pena equilibrata educativa. La giustizia italiana è un’ingiustizia.

Il problema è che non c’è una pena equilibrata e tanto meno educativa e questo scoraggia la gente, scoraggia i cittadini che non credono più nella giustizia. Quindi la persecuzione di questo progetto è per dare una risposta concreta a questi problemi anche come Ultimi”.

radiotusciaevents.comParlaci di Ultimi: cosa è, come nasce l’idea e che progetti propone?

“Ultimi è un’associazione nata dalla mia testa, soprattutto dalla mia esperienza, con il coinvolgimento anche di altri ovviamente, e parte dai 16 anni vissuti a Scampia dove ho subito minacce di morte dalla camorra e dove ho rifiutato la scorta. 

Anni fa mi chiedevo se voltare pagina e iniziare un’altra esperienza dopo quella di  Roma al quartiere Prati Trionfale, dove ero già stato 11 anni come direttore di un grande oratorio. Mi chiedevo se bisognava o meno mettersi in un altro tipo di impegno sacerdotale, pastorale.

Ma non me la sono sentita subito di voltare pagina perché la natura non fa i salti. “Quello che sei oggi dipende da ieri” dice Aristotele e ai tempi allora non potevo abbandonare quell’esperienza.

L’ho recuperata dal 2011 con le 800 presentazioni della prima edizione del libro “Gesù è più forte della camorra”.  Quel ‘viaggio in Italia’ mi ha spinto a fondare Ultimi per la legalità e contro le mafie: un’associazione no profit, una ONLUS, aconfessionale e apartitica, perché vogliamo essere indipendenti da ogni istituzione di tipo religioso e di tipo laico, soprattutto dai partiti, nel rispetto delle leggi, della Costituzione e avendo come punto di riferimento e come motivo ispiratore il Vangelo.

Ultimi si fonda sul volontariato, sull’impegno gratuito dei suoi membri e si distribuisce nel territorio attraverso l’apertura di presidi territoriali che fanno capo sempre a un consiglio direttivo centrale che coordina le attività dell’associazione.

Presidi territoriali  formati da cittadini che vogliono mettersi in gioco in maniera volontaria e gratuita che monitorano il territorio, colgono i bisogni che ci sono di tipo culturale, ambientale, di tipo legale, sulla solidarietà, sul piano del rapporto delle relazioni, sul piano delle diverse ingiustizie che ci sono nel territorio.

Dopo aver analizzato i bisogni  questi presidi, nel rispetto dello Statuto associativo, mettono in campo delle iniziative, delle attività, per dare il più possibile risposte sufficienti ai bisognosi e agli ultimi”.

 

Per chiudere, parlando di Scampia, viene alla mente la tua posizione su Roberto Saviano, l’autore di Gomorra. Si parla di un suo ingresso in politica. Cosa ne pensi?

“E’ in genere la conclusione del percorso di gente come Saviano. Ce ne sono tanti. Abbiamo tanti scrittori e giornalisti in Parlamento. Basta un po’ di fama, un po’ di notorietà, che c’è qualche partito pronto a cavalcare l’onda della popolarità di questi signori e subito ingabbia il personaggio perché porti acqua e voti al loro mulino. Personaggi che tante volte sono solo bravi a fare cronache, a fare giornalismo, ma che non sono capaci poi di muovere neppure un dito per cambiare le cose. Questo secondo me è il caso di Saviano”.

Ilaria Porziani

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