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Deposito di scorie nucleari: il comune di Gallese in lotta

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Gallese dice no al deposito di scorie nucleari. Negli ultimi mesi, la questione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi ha sollevato un acceso dibattito nella Tuscia. Infatti, a febbraio dello scorso anno, migliaia di cittadini, i sindaci della Tuscia, il Consiglio Provinciale e la Regione hanno protestato contro l’eventualità che le scorie nucleari finiscano nella provincia di Viterbo. In particolare, a Gallese, la comunità si è mobilitata per esprimere la propria contrarietà all’ipotesi di ospitare un impianto di stoccaggio nella zona. Per approfondire meglio, il loro punto di vista, abbiamo raccolto le voci di Gianni Mescolini, rappresentante del Comitato Cittadino “Rifiuti Radioattivi – No, Grazie”, e di Marco Rossi, presidente del Consiglio Comunale di Gallese, per comprendere le diverse prospettive su questa vicenda.

La questione dei rifiuti radioattivi in Italia

Secondo il Dossier Legambiente 2021, l’Italia ha accumulato circa 31.000 metri cubi di rifiuti radioattivi, derivanti dalle ex centrali nucleari, dall’industria e dal settore sanitario. Attualmente, questi materiali sono sparsi in 24 impianti distribuiti su 16 siti in 8 regioni, spesso in depositi temporanei non adeguati dal punto di vista della sicurezza.

Cosa sono i rifiuti radioattivi?

I rifiuti radioattivi sono materiali che emettono radiazioni pericolose per l’uomo e l’ambiente. Non derivano solo dalle centrali nucleari (ormai dismesse in Italia dal 1987), ma anche da ospedali, industrie e laboratori di ricerca. Questi rifiuti si suddividono in tre categorie:

  • Bassa e molto bassa attività: derivano dallo smantellamento di vecchi impianti e hanno una radioattività relativamente debole.
  • Media attività: necessitano di un maggiore isolamento e restano pericolosi per centinaia di anni.
  • Alta attività: sono estremamente radioattivi e devono essere isolati per migliaia di anni. Attualmente, una parte di questi rifiuti è inviata all’estero per il trattamento, ma dovrà rientrare nei prossimi anni.

Il governo italiano ha avviato il progetto del Deposito Nazionale, un’infrastruttura che dovrà garantire la sicurezza dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività. La selezione dei siti idonei ha scatenato forti opposizioni locali, come nel caso di Gallese e dei comuni della Tuscia.

Rientro delle scorie dall’estero entro il 2025

Entro il 2025, l’Italia dovrà procedere al rientro di oltre 235 tonnellate di scorie nucleari attualmente stoccate in Francia e nel Regno Unito. Questo materiale, inviato all’estero per il riprocessamento, necessita di una collocazione sicura sul territorio nazionale. Tuttavia, al momento, l’Italia non dispone di un deposito con standard di sicurezza adeguati ad accogliere queste scorie, rendendo urgente la realizzazione di infrastrutture idonee.

Legge delega e Deposito Unico Nazionale

Il governo italiano ha delineato una strategia per affrontare la questione dei rifiuti radioattivi, prevedendo l’introduzione di una legge delega nel 2025 che abiliti la produzione di energia da nuove tecnologie nucleari sostenibili, come i reattori modulari di piccola taglia (SMR) e i micro reattori. Parallelamente, è prevista la realizzazione di un Deposito Unico Nazionale per le scorie radioattive entro il 2039. Questo deposito centralizzato mira a garantire una gestione più efficiente e sicura dei rifiuti, riducendo la frammentazione attuale che vede circa 100 depositi distribuiti sul territorio nazionale.

La voce dei cittadini: una mobilitazione per il futuro della comunità contro il deposito di scorie nucleari

Gianni Mescolini spiega le ragioni della nascita del Comitato e i passi già compiuti:

“Nel dicembre dello scorso anno, il governo ha reso note le aree definitive individuate per la costruzione del deposito di rifiuti radioattivi. Da quel momento, la questione è diventata ufficiale e ci è sembrato necessario fondare un comitato cittadino aperto a tutti i residenti. Il nostro scopo è stato fin dall’inizio duplice: da un lato, supportare le azioni intraprese dall’amministrazione comunale; dall’altro, coinvolgere la popolazione in una mobilitazione attiva e consapevole. Il 25 febbraio abbiamo organizzato una grande manifestazione che si è conclusa simbolicamente nell’Oasi WWF di Corchiano, con il sostegno di istituzioni, associazioni e anche della diocesi locale.

Siamo fermamente convinti che il deposito rappresenti un rischio inaccettabile per la nostra comunità. Per questo, dopo un momento di pausa, riprenderemo con nuove manifestazioni e raccolte firme per intensificare il nostro dissenso. Siamo pronti a fare tutto il possibile per difendere il nostro territorio.”

L’amministrazione comunale: “Gallese non è un sito idoneo”

Dal fronte istituzionale, Marco Rossi, presidente del Consiglio Comunale, ha ribadito la posizione dell’amministrazione:

“Gallese è stata inclusa nella lista delle aree potenzialmente idonee per ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive, un impianto che Sogin dovrà realizzare nei prossimi anni. Il processo di selezione ha portato alla riduzione delle aree candidate a 51, con una concentrazione significativa nella provincia di Viterbo. Proprio in questi giorni, il Ministero dell’Ambiente ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica, un passaggio fondamentale per la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee.

Sin dall’inizio, nel 2021, il Comune di Gallese ha espresso all’unanimità la propria contrarietà all’installazione del deposito. Abbiamo presentato osservazioni formali e partecipato a numerose iniziative per manifestare il nostro dissenso. Non si tratta di una posizione ideologica, ma di una valutazione basata su motivazioni concrete: il nostro territorio ha una vocazione agricola di alta qualità, ha investito nel turismo sostenibile e nell’uso responsabile delle risorse naturali. Un impianto di questo tipo comprometterebbe irrimediabilmente queste prospettive.

Inoltre, il parere dell’Ordine dei Medici della provincia di Viterbo evidenzia già un quadro sanitario preoccupante per la zona, con un’incidenza di patologie superiori alla media nazionale legate a fattori ambientali. I rischi, quindi, non sono solo economici, ma anche sanitari. La nostra comunità merita uno sviluppo sostenibile e coerente con la sua storia e le sue potenzialità, non una decisione calata dall’alto.”

Gallese come deposito di scorie nucleari? una battaglia destinata a continuare

Le parole di Gianni Mescolini e Marco Rossi confermano che la comunità di Gallese è determinata a contrastare il progetto del deposito nazionale di scorie nucleari. La questione resta aperta, e nei prossimi mesi saranno decisive le azioni intraprese a livello locale e nazionale. Intanto, sono in programma nuove manifestazioni.

La situazione resta critica perché come riportato dai dati del dossier di Legambiente è necessaria una gestione sicura dei rifiuti radioattivi: gli attuali depositi temporanei non garantiscono protezione a lungo termine e il traffico illecito di materiali radioattivi rappresenta un ulteriore rischio per la sicurezza pubblica. Allo stesso tempo è fondamentale che la realizzazione del Deposito Nazionale avvenga attraverso un processo trasparente e partecipato, che tenga conto delle reali condizioni territoriali e della volontà delle comunità locali.

Nel frattempo, i cittadini restano vigili: il loro obiettivo è chiaro, proteggere il territorio per le generazioni future. Il 6 aprile e l’11 maggio 2025 sono previste due manifestazioni, rispettivamente a Montalto di Castro e a Corchiano e Gallese.

date manifestazione scorie Tuscia

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